Alle ore 0.01 del 1° agosto 1981 iniziano le trasmissioni di una nuova televisione chiamata Mtv. Il primo video mandato in onda è quello di Video killed the radio star dei Buggles, una canzone tutt'altro che nuova: è uscita nell'autunno del 1979 ed è stata a lungo in classifica, ma il video - diretto da Russell Mulcahy, il regista di Highlander - viene giudicato degno di inaugurare un canale televisivo che sta per cambiare le regole del gioco. Il video ucciderà le stelle della radio? Quasi 40 anni dopo possiamo dire di no, Mtv ha dovuto cedere il campo alla rete (YouTube in primis) e la radio è tutt'altro che morta, ma in quel 1981 i video musicali sono una nuova forma espressiva che mescola tre linguaggi: ovviamente la musica, in seconda battuta il cinema (che dal video musicale verrà a sua volta trasformato, non sempre in meglio) e la televisione che diventa il loro principale canale di diffusione.
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Il film - sia Landis, sia Jackson sarebbero d'accordo nel definirlo tale - viene girato con un budget di 500.000 dollari e smentisce clamorosamente le aspettative della Epic Records, la casa discografica di Jackson: l'album Thriller ritorna in testa alle classifiche e triplica le vendite, mentre il breve film omonimo dal 2 dicembre 1983 passa su Mtv in modo compulsivo e nel 1985 vince il Grammy Award come miglior video dell'anno.
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Cosa lo rende così speciale? Innanzitutto la durata: nella versione più lunga dura quasi 14 minuti (ne furono realizzate anche due versioni da 7 e 8 minuti). E poi la struttura narrativa. Inizia come un vero film: Michael e la sua fidanzata - interpretata da Ola Ray, già "coniglietta" di Playboy - sono in macchina ma sono costretti a fermarsi perché finiscono la benzina. "What are we gonna do now?", chiede lei con aria maliziosa: non sa cosa l'aspetta. Lui le dà l'anello di fidanzamento ma le dice: sono diverso, non sono come gli altri. Certo che sei diverso, risponde lei, per questo ti amo. No, proprio diverso. In quel momento - esattamente come in Un lupo mannaro americano a Londra - esce la luna piena e Michael comincia a trasformarsi, con effetti ottici e meccanici molto simili alla mutazione subita da David Naughton nel film: mani che si deformano, orecchie che si appuntiscono, peli che spuntano, ed ecco Michael Jackson in versione licantropo, che insegue la ragazza mentre in colonna sonora infuria una musica "de paura" che non è ancora quella di Thriller.
Sul più bello, primo colpo di scena: siamo al cinema, Michael e Ola sono seduti in platea a vedere il film horror che anche noi abbiamo appena visto. Lei ha paura, lui se la ride e sgranocchia i popcorn. "Can we get out of here?", chiede lei, nervosa. "No, I'm enjoyin' it", risponde lui. Lei esce. Lui la segue. A 4'15" Landis inquadra l'insegna di un cinema dove proiettano l'immaginario film Thriller con Vincent Price, omaggio al celebre attore di horror. Parte il brano Thriller, con sottofondo di ululati. Michael dice a Ola: "It was just a movie", e se ne vanno camminando per strada. Michael comincia a cantare "It's close to midnight / Something evil's lurking in the dark", i primi versi del pezzo, e in un certo senso solo ora comincia il vero videoclip, a quasi 5 minuti di proiezione. I due ragazzi percorrono strade buie, una sorta di slum; Michael balla come solo lui sa ballare, finché passano davanti a un cimitero dalle cui tombe esce una masnada di zombie.
A 8 minuti, secondo colpo di scena: Michael stesso diventa uno zombie e comincia la famosa coreografia corale dei morti viventi. A 9'40" Michael ritorna normale e ricomincia a cantare, sempre guidando la danza degli zombie che lo circondano. Ola si rifugia in una casa diroccata, che subito gli zombie circondano (qui l'omaggio a La notte dei morti viventi di George Romero è evidente). Michael, di nuovo zombie, irrompe nella casa insieme agli altri mostri e sta per afferrare Ola mentre, circa a 11', la canzone è finita, quando, ecco il terzo colpo di scena: Michael e Ola sono a casa, lei ha solo fatto un brutto sogno, lui la sveglia - di nuovo se stesso - e le dice: "What's the problem? Come on, I'll take you home". Ma mentre la abbraccia, si gira verso la macchina da presa e ha di nuovo gli occhi da lupo mannaro. Riparte un ultimo giro della canzone, sui titoli di coda.
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Nell'arco di un quarto d'ora scarso, John Landis riesce a rendere omaggio a due grandi filoni dell'horror hollywoodiano, quello dei lupi mannari e quello dei morti viventi (mancano i vampiri). Jackson aveva visto giusto: il mix di horror e di comicità brillantemente realizzato in Un lupo mannaro americano a Londra rendeva Landis il regista perfetto per un videoclip che voleva giocare in modo scherzoso con i cliché del genere. Rimane uno dei video più celebri di sempre, parodiato dai Simpson e da South Park, citato in video di Lady Gaga e di Britney Spears, e persino in Ready Player One di Spielberg dove un personaggio indossa la famosa giacca rossa di Jackson (realizzata da Marc Laurent, quella giacca è stata venduta all'asta per 1.800.000 dollari).
Asta per la giacca di Jacko: venduta per 1,8 milioni di dollari
Anche rivisto oggi Thriller resta un gioiellino, sia per lo spirito che lo pervade sia per il modo intelligente di usare la canzone da cui tutto parte come un testo di riferimento, quasi una nota a piè di pagina da cui partire per "far cinema" a 360 gradi. È davvero qualcosa più di un videoclip: è quasi un film al quale una canzone famosa regala una marcia in più, come The End dei Doors all'inizio di Apocalypse Now o Mrs. Robinson di Simon & Garfunkel che fa continuamente capolino dentro Il laureato. È il culmine di un rapporto fra cinema americano e musica pop che, dagli anni 60 in poi, ha marchiato a fuoco decine di capolavori.