Spettacoli

'Divine simmetry', quando la vita del giovane David Bowie diventò un film muto

Quarantotto tracce inedite dell'artista scomparso nel 2016 in un nuovo cofanetto: versioni demo di classici come 'Life on Mars?'
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"Ehi ragazzo bianco, che ci fai in questo quartiere?". È un viaggio nel tempo. Si parte dall'oggi e si viene teletrasportati in una camera d'albergo, San Francisco, primi anni 70. In un angolo c'è il giovane David Bowie che strimpella una chitarra acustica. Pochi accordi, poi la melodia e le parole di I'm waiting for my man dei Velvet Underground, la canzone di Lou Reed che Bowie amava di più. Il suono che arriva è avvolto nella patina delle registrazioni amatoriali su nastro, una madeleine sonica. In quella stanza c'era un giovane venticinquenne che sì, aveva già scritto Space Oddity e The man who sold the world, ma che stava cercando nuove direzioni per se stesso e la sua musica.  

Da oggi quel documento, così come altre 47 perle, è disponibile per tutti in Divine Simmetry il cofanetto edito dalla Parlophone che raccoglie demo casalinghi e registrazioni live e in sala prove effettuate da Bowie nel 1971 durante la preparazione di Hunky Dory uno degli album fondamentali della discografia dell'artista britannico scomparso il 10 gennaio del 2016. Un disco che contiene alcuni dei capisaldi non solo del canzoniere di Bowie ma di tutta la musica popolare del '900: Changes, Life On Mars?, Quicksand. I quattro cd della Parlophone consentono di rivivere da una prospettiva inedita quel periodo decisivo per la carriera dell'artista inglese.

Decisivo perché di pura sperimentazione, con Bowie che alle prese con le richieste di bissare il successo commerciale di Space Oddity, sceglie un'altra strada. Quella dell'escursione dell'anonimato. Nascondersi per poter cambiare pelle, per non essere vincolato a null'altro che alla propria creatività. secondo una dinamica che lo avrebbe accompagnato in tutta la sua carriera. In quei mesi Bowie, invaghito di Andy Warhol come mecenate/maieutico dell'arte lavora per far emergere altri gruppi, come gli Arnold Corn di quel Rudi Valentino che descriveva se stesso come colui che indossava "solo i miei capelli e un po' di fondotinta". Un periodo di nascondimento, tra vagabondaggio nei locali gay di Londra e immersioni nella scrittura che serve a Bowie per trovare, dopo un lustro a girovagare nella scena londinese, la propria voce. Quella indimenticabile, appunto, di Changes e Life On Mars? che nel nuovo cofanetto si può ascoltare per la prima volta in una versione "demo", priva di quell'accompagnamento orchestrale che l'ha resa un classico istantaneo.

"Un album che mi ha aiutato a tirare fuori aspetti del mio modo di sentire: un disco che contiene un sacco di schizofrenia", Bowie dixit ricordando quel periodo. Modo di sentire messo a fuoco per la prima volta in modo definito in canzoni come Quicksand, che iniziava con: "I'm living in a silent film". Vivere come in un film - la vita dell'artista pop è inscindibile dalla superficie, prigioniera delle immagini - per di più muto: senza le parole, senza il codice, per poter scavalcare quella superfice. Uno struggimento alla ricerca della Divine Simmetry, appunto: del modo per poter mettere insieme arte e vita, creazione e realtà, riproducibilità e unicità. Un tema che sarà al centro di altri miracoli di Bowie, Da Heroes in giù, passando per Absolute Beginners e 5:15 the Angels have Gone.

'Moonage Daydream', il doc dedicato a David Bowie

Un laboratorio di cui il cofanetto in uscita è testimonianza essenziale. Non solo per gli inediti audio. Ci sono due libri che lo accompagnano: uno con memorabilia esclusive e foto, insieme a una replica del composito di 60 pagine di notebooks di Bowie dell'era con i testi scritti a mano, disegni dei costumi, note di registrazione e set list. E con tracce di tutto il Pantheon pop utilizzato - e decostruito - da Bowie per i testi del disco; da Dylan a Greta Garbo. Per riscoprire il retroscena di un disco, Hunky Dory, uno dei pochi di Bowie che è assolutamente musicale, privo di quella funzione di veicolo teatrale che ha sempre accompagnato la carriera di David Robert Jones. Su quel veicolo ci sarebbe salito pochi mesi dopo: perché in quella stanza d'albergo di San Francisco c'era anche il fantasma di Ziggy Stardust, la prima grande mutazione di David Bowie.