Spettacoli

Enzo Avitabile: "Cantare in chiesa è un'esperienza oltre i limiti di spazio e tempo"

Enzo Avitabile: "Cantare in chiesa è un'esperienza oltre i limiti di spazio e tempo"

Il musicista napoletano è l'organizzatore del festival 'Sacro Sud' e il 26 dicembre sarà lo special guest del concerto di Natale nella Basilica dell'Aracoeli per 'Il respiro sacro di Roma'

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Enzo Avitabile canta nelle chiese. Si chiama "Sacro Sud" il festival che si è aperto il 19 dicembre a Napoli e che prevede tre concerti nella Basilica di San Domenico Maggiore, nella Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia e nella Chiesa dei Santi Alfonso M. de' Liguori e Gerardo fino al 6 gennaio. Il 26 dicembre, a Roma alle ore 11, Avitabile sarà uno dei protagonisti del Concerto di Santo Stefano nella Basilica in Aracoeli a Roma, giunto al suo 25esimo anniversario, con l'Hypertext O'rchestra diretta da Luigi Cinque.

Uno spiritual, una festa mediterranea, un rito sacro e insieme pagano di liberazione e guarigione. "Voci, suoni, ritmi, giaculatorie, meditazioni e madrigali per la Pace", sottolinea il direttore Cinque. Con Avitabile, lo "special guest", nel concerto ci saranno la cantante mongola Urna Chahar Tugchi, e ancora Anais Drago, Efren Lopez, Gianluigi Di Fenza, Giovanna Famulari, Marco Colonna e Stefano Saletti.

Il titolo del concerto all'Aracoeli è "Il respiro sacro di Roma", quale significato ha per lei cantare in una chiesa?

"Cantare in un luogo sacro come una chiesa è un'esperienza che vivo ormai da 15 anni, avendo fatto un lavoro come Sacro Sud che prevede proprio una serie di concerti nelle chiese di Napoli, anche per questo Natale, con Angelo Branduardi, Peppe Servillo e altri artisti. Un festival di musiche popolari, in cui io faccio la parte devozionale, questi testi scritti nel cemento, una sorta di preghiera laica, una destrutturazione della forma per dar vita a una forma lontana dalla liturgia ma che spesso è tornata ad essere liturgica, tant'è che anche il Cardinale Sepe molte delle opere le ha utilizzate: la liturgia nella catechesi".

Il Concerto di Santo Stefano all'Aracoeli
Il Concerto di Santo Stefano all'Aracoeli 

Cos'è per lei il sacro?

"Per me sacro è tutto ciò che è al di fuori dello spazio e del tempo, a cui noi diamo un significato profondo. Ad esempio Bob Marley può essere sacro, uno strumento musicale può essere sacro, la tua preghiera, il tuo rosario possono essere sacri, oppure il gongyo buddista. Io credo che questa sacralità sia un inno alla vita. Anche il poeta curdo Rafiq Sabir diceva che "la vita nasce comunque e ovunque", insomma "dint'a na barracca, a acqua e viento, sott'è cartune, co male tiempo" se nasce (e qui cita la sua E' nnato, n.d.r.). E questa cosa mi piace, che la vita è sacra e va rispettata. Credo che questo concerto sia questo".

E poi c'è la voce, che nel suo caso diventa parte fondamentale dell'espressione musicale e artistica.  Incontrerà la cantante mongola Urna Chahar.

"Mi sono impossessato della mia identità culturale, della Grecia, della lingua dialettale facendone un messaggio completamente mio, libero. Con Urna, che conosco da più di 20 anni, abbiamo cantato in vari festival insieme, un canto in simbiosi, mantrico: noi diciamo che jambala è il punto di incontro della nostra parola e del nostro suono, la parola diventa suono, il suono diventa racconto".

I canti e i madrigali del concerto sono legati al tema della pace.

"La voce per la pace si alza tutte le volte che si fa musica. La musica è molto importante perché riesce a battere il nostro nemico storico che è la retorica. E la retorica coincide spesso con la propaganda, quindi è molto pericolosa. Invece attraverso l'effetto del suono il linguaggio va da cuore a cuore e l'emozione crea un riposizionamento psicologico. La musica ti fa percepire le cose attraverso una comprensione sottile, in grado di rimettere in discussione anche un posizionamento personale rispetto alla vita. E noi musicisti cerchiamo sempre di arrivare al cuore".

E sulla guerra cosa direbbe?

"Che la guerra fa schifo, che la guerra non serve a niente. Mentre la musica no, la musica al contrario non fa schifo, con la musica cerchiamo di riportare l'uomo a una sacralità rispetto alla vita. È uno slogan semplice con cui ho vinto anche due David di Donatello con il film Indivisibili: 'La vita è sacra e va rispettata'".