Donna Summer, la regina della disco che portò in pista la libertà di genere
di Simona Orlando , di Simona OrlandoÈ una storia piena di successi e incomprensioni quella di Donna Summer, proprio come quella della disco music di cui fu regina. Genere troppo disimpegnato per gli anni 70 quando arte e lotte per i diritti si univano in rivoluzione. Le piste da ballo non avevano lo spessore di un corteo. Eppure, le cose sono più complesse di così. Lo racconta nei dettagli Donna Summer-La voce arcobaleno (Coniglio Editore, dal 31 marzo), libro di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, che fa luce su aspetti meno noti della superstar di Boston, 150 milioni di dischi venduti, 5 Grammy, un Oscar. "È la prima donna, per di più afroamericana, a vincere un Grammy nella categoria rock" ci ricordano i due autori "a guardare in quante sezioni è stata nominata o ha trionfato, si capisce la sua versatilità. Il valore aggiunto è che delle sue hit fu spesso autrice".
È una storia piena di successi e incomprensioni quella di Donna Summer, proprio come quella della disco music di cui fu regina. Genere troppo disimpegnato per gli anni 70 quando arte e lotte per i diritti si univano in rivoluzione. Le piste da ballo non avevano lo spessore di un corteo. Eppure, le cose sono più complesse di così. Lo racconta nei dettagli Donna Summer-La voce arcobaleno (Coniglio Editore, dal 31 marzo), libro di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, che fa luce su aspetti meno noti della superstar di Boston, 150 milioni di dischi venduti, 5 Grammy, un Oscar. "È la prima donna, per di più afroamericana, a vincere un Grammy nella categoria rock" ci ricordano i due autori "a guardare in quante sezioni è stata nominata o ha trionfato, si capisce la sua versatilità. Il valore aggiunto è che delle sue hit fu spesso autrice".
Si sottovaluta anche il suo attivismo, dalla capigliatura afro in onore a Angela Davis, (leader del Black Power) alla copertina di Four Seasons Of Love dove si veste da Rossella O'Hara e Marilyn Monroe, a infastidire gli stereotipi bianchi di Hollywood. Con Harvey Milk si oppone alla proposta di legge che discrimina gli omosessuali. In She Works Hard For The Money, con il grembiule da cameriera, reclama la parità salariale; in Mistaken Identity, bionda e con le lenti azzurre, denuncia il pestaggio di un tassista afroamericano a opera della polizia, anticipando i temi del Balck Lives Matter. Basta però un'accusa di omofobia per perdere fan LGBT, "una bufala dell'industria discografica per boicottare il suo successo" assicura chi scrive la monografia. La Summer ne soffrirà per anni, ma il talento ha una sua verità e lei ascende a popstar globale con Last dance, Hot Stuff, This Time I Know It's For Real, Romeo (nel film Flashdance), ancora stracitate, e si consacra collaborando con Barbra Streisand, Liza Minnelli, Quincy Jones. Muore nel 2012, a 63 anni, per un tumore. Programmava un disco di duetti con Lady Gaga e Madonna, debitrici quanto Kylie Minogue e Beyoncé. "Se ne è andata in silenzio" dice Bufalini "non voleva che la notizia della malattia facesse vendere di più i suoi dischi. Non inseguiva le classifiche. Era una donna empatica e solare".
A maggio esce il documentario su di lei, Love To Love You, co-diretto dalla figlia Brooklyn, che allarga l'inquadratura alla dimensione privata, alla depressione che duetta fissa con il successo. La positività insistita della Summer s'incrinava già nel testo di Be Myself Again del 2008: Si può passare la vita a cercare il proprio riflesso. Avevo conoscenza di ciò che perdevo? Di ciò che guadagnavo, di quanto sarebbe costato? Darei quel che resta, per essere di nuovo me stessa.