E sono arrivati a dodici. Si, sono così tanti gli album dei Punkreas, storica band del secondo punk italiano, in attività da oltre venti anni e mai, ma proprio mai, arretrati di un centimetro rispetto alle proprie convinzioni, alla propria passione per la musica, al proprio impegno. Impegno e passione confermati da questo dodicesimo lavoro, intitolato Tempi distorti, nel quale tra l'elettricità del suono e la forza delle parole, rimette i Punkreas al centro della scena e della realtà italiana. "Il fatto è che continuando ad andare controcorrente può capitare che la corrente la trovi a favore: abbiamo iniziato a fare punk nel 1989 quando andava molto l'heavy metal, noi siamo un anello di congiunzione tra quello e il punk dei Green Day. Quando questo suono è diventato di moda ci siamo trovati a favore di corrente, poi no, ma ora ora ci dicono che il vinile torna in auge e magari il punk è di nuovo nelle orecchie della gente...".
Il video che propone il vostro nuovo singolo, vi vede confrontarvi con una band più giovane, con un'atteggiamento distaccato.
"L'idea è proprio di quello di avere un atteggiamento enigmatico, esprimendo né simpatia né rabbia. Siamo anche noi in attesa di capire cosa questi giovani faranno, abbiamo il distacco di quelli che vorrebbero tornare giovani, un po' di invidia, una giusta dose di curiosità, ma anche un po' di scetticismo".
Come è nato questo album?
"L'idea generale del disco è nata strada facendo, il progetto iniziale era un altro e sarebbe dovuto uscire nel 2020, dopo la celebrazione dei nostri venti anni in scena. Era pronto e noi eravamo pronti per andare in concerto, noi i dischi li facciamo vivere dal vivo, non abbiamo canali mainstream, ma la pandemia ci ha completamente fermato. Quindi poi alcune canzoni nel tempo le abbiamo rivisitate, ne abbiamo scritte delle altre, abbiamo messo mano al disco più volte e cercato di avere un respiro più ampio. Partendo dall'idea che certe dinamiche nella storia tentano a ripetersi con corsi e ricorsi che ci lasciano la sensazione di vivere un eterno deja vu. Con un po' di malinconia, perché ti sembra sempre di fare, fare, fare, ma ala fine sei sempre nella stessa situazione se non addirittura peggiore. Quindi alla fine è nato non esattamente un album concept ma un disco con un filo conduttore".
Vi siete abituati ad essere alternativi da sempre. E oggi?
"Si è vero, questo ruolo di antagonisti alternativi ce l'abbiamo da sempre, e alla fine ti abitui ad essere fuori dal coro e ci troviamo bene. A livello generale è un epoca di rivoluzione, e anche se la storia tende a ripetersi, in questo contesto ci sono cose che cambiano in maniera irreversibile. La rivoluzione digitale come tutte le rivoluzioni, porta con se dietro l'ambizione di migliorare il mondo, ma anche delle problematiche enormi, ha i suoi giri, i suoi templi, i suoi feticci, ma qualcuno ci rimane schiacciato o dimenticato. E c'è uno sviluppo sociale diverso, con strumenti che avvicinano quelli lontani ma allontanano quelli vicini, e soprattutto meno capacità di mobilitazione reale. In questi tempi, con le difficoltà che abbiamo da affrontare, ci sarebbe bisogno di lotte e battaglie".
"E' un attitudine, essere punk per come lo intendiamo noi ha ancora il valore che aveva un tempo. E poi il nostro punk è sempre stato diverso, non nichilista ma ribelle, non vogliamo il futuro che avete costruito per noi ma uno migliore, un altro mondo è possibile. E capiamo che i giovani oggi sono in una situazione molto più fragile, ma l'atteggiamento nostro, propositivo e di contestazione, sia ancora essenziale".
Avete fiducia nei ragazzi che suonano rock? Vi piacciono i Maneskin?
"Non è importante se ci piacciono o no, siamo molto contenti che esistano, fanno rock, suonano bene tengono bene il palco, hanno fatto la gavetta, fanno venire voglia di suonare rock e questo è un bene. Se vuoi fare rock non puoi essere solo sui social, devi suonare e farlo davvero, e il loro impatto può avere un aspetto positivo. Anche se sono un po' invidioso che hanno fatto una canzone con Tom Morello...".
E quindi ora si torna a suonare dal vivo.
"Si, adesso parte il tour. Siamo partiti ieri dall'Alcatraz ed è stata una bomba, l'ultimo nostro concerto era stato a gennaio del 2020, l'ultimo evento della vita normale prima di quello che è successo. Facciamo Cesena, Marghera, Firenze e Roma, con tanti ospiti e tanta elettricità".