Spettacoli

Dente, 'Hotel souvenir', un nuovo disco con tanti amici: "Fotografa chi siamo stati e chi siamo ora"

foto di Irene Trancossi
foto di Irene Trancossi 
Giuseppe Peveri, in arte Dente, ha coinvolto Post Nebbia, Selton, Fulminacci, Giorgio Poi, Colapesce, VV, Ditonellapiaga e Dimartino per realizzare una nuova raccolta di canzoni in cui "c’è qualcosa di me, dei miei ricordi, ai quali tornare quando voglio"
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Nel panorama musicale italiano odierno ci sono i cantautori ‘storici’ e ci sono le nuove leve. E poi c’è Dente. Sì, Giuseppe Peveri, in arte Dente, gioca in un campionato a se stante, primo della nuova generazione dei cantautori degli anni Duemila, ma al tempo stesso profondamente legato alla grande tradizione della canzone d’autore italiana, perfettamente calato nei suoi tempi ma, singolarmente, in un tempo tutto suo. Questo gli ha permesso, dal 2006 ad oggi, di realizzare album sempre interessanti, appassionati, molto personali, fatti di grazia e semplicità formale come di intensità e complessità emotiva. Adesso arriva Hotel souvenir, ottavo capitolo della sua discografia, un album dal sapore autobiografico che, però, mette in scena storie e sentimenti di tutti. Un album che, come dice Dente stesso, mette insieme onestà e ironia, raccontando con una dolce malinconia gioie e dolori, cercando di rovistare tra i ‘souvenir’ del passato e le immagini da ricordare del futuro. Ad aiutare Dente ci sono tanti amici, Post Nebbia, Selton, Fulminacci, Giorgio Poi, Colapesce, VV, Ditonellapiaga e Dimartino, ma, sottolinea lui, “in ogni canzone c’è qualcosa di me, dei miei ricordi, ai quali tornare quando voglio”, racconta Dente, “tra brani più recenti e canzoni scritte anche diversi anni fa. Sono partito da una trentina di brani arrivando ai dieci del disco, ne ho lasciate fuori tante, dunque, ma nessuna probabilmente sarà mai buttata via”.

Non è una collezione di singoli, dunque.
“No, è un disco breve ma in qualche modo compatto, non ci sono riempitivi, ogni canzone ha un motivo per essere nell’album, ogni scelta è stata fatta in maniera molto convinta. Non volevo proporre canzoni destinate a durare poco, ma provare a offrire una fotografia credibile di quello che sono adesso, canzoni che mi rappresentassero bene, ma che fossero anche ricche dei momenti del passato che volevo ricordare. Come dice il titolo, mi piaceva che l’album fosse una specie di ‘albergo dei ricordi’, un posto dove poter dialogare con me stesso, quello che ero con quello che sono”.

Che è quello che succede nella canzone che apre l’album, Dieci anni fa.
“Sì, ho scritto le strofe del pezzo quasi dieci anni fa, e il ritornello lo scorso anno, mi sono trovato a scrivere oggi con il me stesso di ieri, un’esperienza interessante”.

E’ un album molto personale…
“Si, mi piace che le canzoni fotografino un tempo e un modo di essere, vedere come si cambia, come si è se stessi evolvendo. Non ho paura del tempo che passa, non mi piace l’idea di essere bloccato nel tempo. Quindi mi racconto per quello che sono, o almeno ci provo”.

Dopo un album elettrico torna anche alla chitarra acustica. Un ‘disco’ alla vecchia maniera anche nel suono?
“Mi piace dire che è un disco ‘polveroso’, nel senso che ha il sound di una band che suona in una stanza, scarno, diretto, semplice. E soprattutto vero, non sofisticato. Meno elettrico del precedente, dunque, ma anche con molte idee nuove. Non è una ricerca di ‘nostalgia’ ma di contemporaneità”. Mi ha aiutato molto lavorare con Federico Nardelli, che ha prodotto l’album. Non ci conoscevamo, abbiamo fatto amicizia ed è stato molto bello lavorare insieme. Non credo di aver mai registrato così bene la chitarra acustica…”.

Da maggio riparte in tour…
“Non vedo l’ora di tornare a suonare dal vivo con una band, quattro elementi al massimo cinque, che mi permetta anche di suonare ed essere un componente del gruppo, come facevo all’inizio. Saremo in giro tra maggio e giugno".