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Fatoumata Diawara, la regina d'Africa è tornata. "La voce degli antenati per salvare la nostra terra"

Fatoumata Diawara, la regina d'Africa è tornata. "La voce degli antenati per salvare la nostra terra"
È appena uscito 'London Ko', il nuovo album della cantautrice del Mali prodotto da Damon Albarn. Il 13 luglio al via il tour italiano
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La regina d'Africa è tornata. La griot del Duemila, la cantautrice del Mali Fatoumata Diawara ha appena pubblicato il suo nuovo album London Ko prodotto per gran parte da Damon Albarn. Come spiega la stessa Fatoumata, "nel titolo del disco riecheggia il nome della capitale del Mali, Bamako, e infatti con queste canzoni abbiamo voluto realizzare un ponte sonoro tra la musica tradizionale del Mali e la musica prodotta in Inghilterra".

Un disco sulle radici ma anche un'istantanea su quanto sta vivendo il suo Continente e sul suo possibile futuro: "Affronto molti argomenti nel disco, la famiglia è uno di questi perché sono madre di bambini e so quanto importante sia la famiglia, crescere i figli e anche quanto pesi la distanza da loro quando mi trovo lontana per lavoro. Ma allo stesso tempo parlo della condizione delle donne e di quella pratica inumana, che purtroppo continua in molti paesi, della mutilazione dei genitali. Per l'emancipazione bisogna lavorare duro, bisogna continuare a lottare".

La copertina dell'album 'London Ko'
La copertina dell'album 'London Ko' 

Nel video di 'Nsera' si vedono scene di guerra e un bambino soldato ma per contrasto anche le bellezze del Continente, con la sua modernità e le immagini in stile afrofuturistico.

"Abbiamo voluto mettere in evidenza i tanti aspetti diversi dell'Africa. Un Continente complicato, pieno di cose bellissime in contrasto con cose molto tristi, come le guerre e la corruzione. Il mio messaggio è chiaro, sono una donna e dico: non mettete le armi in mano ai miei figli. Contemporaneamente dico: ecco come lottiamo per esistere, per dimostrare il nostro valore, per costruire la nuova Africa che stiamo sognando".

'Tolon' parla di una festa che riunisce tutte le genti d'Africa.

"La nuova generazione è pronta per il cambiamento, in tanti stanno tornando nel Paese da tutto il mondo per costruire il nuovo Mali. Siamo ricchi di materie prime, ma stiamo vivendo una sorta di schiavitù moderna. Nel mondo si pensa che i paesi africani siano diventati indipendenti ma non lo sono affatto. In Mali la gente ne ha preso coscienza e sta cercando di dire 'ora basta'. Non succede solo in Mali, è tempo di lasciare liberi i popoli africani. E bisogna ricordare che la civiltà umana è nata in Africa, il nostro Continente è la culla del mondo che conosciamo oggi".

 

In due brani lei parla del potere negativo del gossip, un tema che evidentemente sente molto.

"Quelle due canzoni sono rivolte in modo particolare alla mentalità delle nuove generazioni. Il modo in cui io realizzo i miei album è molto personale, appartiene soltanto a me, è la mia visione del mondo. Per mantenere questa libertà, con il tempo sono diventata una persona solitaria. La gente non fa altro che giudicare gli altri, vuole frustrare le tue ambizioni, diventa difficile proteggere le tue scelte e le tue idee di fronte a migliaia di commenti che arrivano attraverso i social media. Per questo non leggo e non commento nulla: l'essere umano è complesso e io temo la sua complessità".

In un altro brano lei parla dell'arroganza delle persone famose e del risvolto negativo della notorietà.

"Succede perché le persone sono fragili. Ho incontrato molti artisti giovani e già famosi, non solo in Mali, che si sentono arrivati e questo solo perché hanno potuto acquistare una bella macchina, si sentono già Beyoncé e Puff Daddy, mi fanno ridere, così dico loro che non si smette mai di imparare. Mi chiedono spesso come riesco a proteggermi nel music business, in questo ambiente pazzo, rimanendo me stessa e sempre umile: ci riesco perché combatto, siamo da sole io e la mia chitarra, combatto come un uomo. Quando sei in un processo creativo sei davvero esposto agli attacchi e le critiche rischiano di stravolgere totalmente quello che fai e come lo fai".

Come si resta umili?

"Sono una persona spirituale, ho sempre accanto a me i miei avi, parlo con loro e sento le loro voci, seguo i loro consigli. So che la gente può non credermi, ma le assicuro che è proprio così".

Sente proprio le loro voci?

"Sì, ho sviluppato la capacità di ascoltarli e vivo una sorta di doppia vita, non sono sola, è la mia realtà, sono diversa, non sono come tutti gli altri. È la mia missione, anche per diventare un esempio per le altre donne".

La copertina dell'album 'London Ko'
La copertina dell'album 'London Ko' 

Perché il titolo 'London Ko'?

"A Parigi con Damon Albarn avevamo appena lavorato al progetto Le Vol du Boli per il Théâtre du Châtelet, un'esperienza talmente positiva che abbiamo deciso di continuare e di fare un album insieme. Il titolo è nato lavorando al primo brano, Nsera, che ora apre il disco. La canzone ci è venuta facilmente e in un modo così veloce che Damon ha esclamato: 'Eccolo qui, questo è proprio un brano London-Bamako'. Una frase che io ho poi accorciato in London Ko per farne il titolo dell'album, un disco-ponte tra l'Inghilterra e il Mali".

Com'è il rapporto artistico tra lei e Albarn?

"Damon ha lavorato spesso in Mali, conosce bene la nostra musica e gli artisti maliani come Ali Farka Touré e Toumani Diabaté, ha lavorato spesso con Amadou & Mariam, mi ha invitata a lavorare con lui in Inghilterra e ama venire nel mio Paese per cercare ispirazione: ha un approccio moderno alla musica tradizionale ed è esattamente ciò che ha portato anche nella produzione di questo album".

Un percorso che lei stessa sta sviluppando, a giudicare dai suoi primi tre album.

"Questo è esattamente ciò che voglio fare e cioè mantenere aperte le porte della musica tradizionale per farla comunicare con la musica di oggi. L'eredità culturale può restare una cosa viva, anche perché la musica del Mali è blues e sul blues di basano e crescono tutti gli altri generi, dal rock al reggae, al pop. Grazie alle radici tradizionali blues posso comunicare con artisti anche molto diversi tra loro presenti in questo disco, Roberto Fonseca, il pianista jazz cubano, il rapper ghanese M.anifest, Angie Stone e Damon Albarn".

Lei canta soprattutto in bambora, il suo dialetto maliano, mai tentata di farlo in inglese?

"Canto in inglese quando interpreto Bob Dylan o Nina Simone, per il resto canto nella lingua dei miei avi e i miei avi non parlavano in inglese. Per essere davvero me stessa e difendere la mia verità devo cantare in bambora e in questo modo penso di arrivare facilmente agli altri. Del resto la semplicità e l'essere me stessa mi ha permesso di farmi apprezzare e amare da altri artisti, a cominciare da Damon Albarn".

Nella canzone 'Nsera' lo definisce un fratello.

"Proprio così, forse qualcosa di più di un fratello. Uno degli artisti che ha creduto per primo in me, mi ha chiamata a cantare nei suoi video e nei suoi album, mi tratta come una regina d'Africa. So che può vedere il mio lato doppio e chi sono veramente, e come difendo la mia lotta per dimostrare alle altre donne che siamo una parte importante della storia".

 

Fatoumata Diawara sarà con la sua band in tour in Italia. Ecco le date

13/07 Palazzo San Giacomo Russi - Ravenna

11/08 Locus Festival - Locorotondo

19/11 Romaeuropa Festival - Roma

20/11 H/Earthbeat Festival - Firenze