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Pop smemorato. Ecco 'Yesterday' ma non è quella dei Beatles

Il dj olandese Tiësto ha pubblicato un brano con lo stesso titolo ma che non ha niente in comune con i Fab Four: sembra che un grande ciclo della musica si sia chiuso, e questo autorizzi autori e cantanti a ripartire da zero, senza dubbi e timori reverenziali
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Come se non ci fosse un domani, ma soprattutto come se non ci fosse uno ieri. È uscito in questi giorni un pezzo intitolato Yesterday, ma non è una cover del capolavoro beatlesiano (o per meglio dire frutto dell'ingegno di Paul McCartney) è un pezzo nuovo di zecca e infatti non inizia col celebre verso "yesterday all my troubles seemed so far away" bensì con un più prosaico "um da di da da di, dum da di de" ripetuto per quasi tutto il pezzo che parte a bomba con cassa dritta e furore elettronico, firmato dal popolare dj e produttore olandese Tiësto. Insomma i due pezzi non hanno alcuna connessione, ed è questo il punto. Sembrerebbe che a un certo punto dell'orologio della storia un grande ciclo della musica si sia chiuso, e questo autorizzi autori e cantanti a ripartire da zero, senza dubbi e timori reverenziali.

Sarà un caso ma an…

Come se non ci fosse un domani, ma soprattutto come se non ci fosse uno ieri. È uscito in questi giorni un pezzo intitolato Yesterday, ma non è una cover del capolavoro beatlesiano (o per meglio dire frutto dell'ingegno di Paul McCartney) è un pezzo nuovo di zecca e infatti non inizia col celebre verso "yesterday all my troubles seemed so far away" bensì con un più prosaico "um da di da da di, dum da di de" ripetuto per quasi tutto il pezzo che parte a bomba con cassa dritta e furore elettronico, firmato dal popolare dj e produttore olandese Tiësto. Insomma i due pezzi non hanno alcuna connessione, ed è questo il punto. Sembrerebbe che a un certo punto dell'orologio della storia un grande ciclo della musica si sia chiuso, e questo autorizzi autori e cantanti a ripartire da zero, senza dubbi e timori reverenziali.

Sarà un caso ma anche il giovane Lazza, una delle rivelazioni dell'ultimo festival di Sanremo, è uscito con un pezzo che si intitola Piove e dice tutt'altro che "ciao ciao bambina"; Francesco Motta, magari lui sì con una punta di malizia, è appena uscito con un potente gioiello rock dal titolo La musica è finita, 56 anni dopo un famoso omonimo brano. Liberato non ha avuto il minimo scrupolo a intitolare un suo pezzo Je te voglio bene assaje, ma mentre a tutti verrebbe di rispondere: "E tu nun piense a me" lui invece fa rima baciata col verso "pronto comme staje". Dunque sembrerebbe che l'enciclopedia della musica sia stata azzerata a uso e consumo della nuova generazione. I lemmi sono liberi e possono essere occupati da chi vuole.

Non tutti ragionano così, altri come Rhove e Thasup cercano anche nei titoli di rappresentarsi come nuovi e quindi pubblicano hit come Shakerando e Blun7 a swishland, dove sarebbe veramente difficile rintracciare echi di passate invenzioni. Ma in molti casi l'intenzione di fare tabula rasa, o quantomeno non tenere conto di possibili analogie col passato, è evidente. In testa a questo esercito di rifondatori va di diritto l'artista emergente del momento, Tedua, che sta spopolando con un disco che si intitola addirittura La divina commedia, e dentro, pur senza endecasillabi danteschi, c'è comunque il viaggio poetico di un giovane arrabbiato. Prossime uscite? Aspettiamoci nuove canzoni che si chiameranno forse Un cielo in una stanza, Volare, La guerra di Piero e Attenti al lupo. E se vi ricorderanno qualcosa è solo perché siete irrimediabilmente boomer.