Erano i re del playback ma si illusero di poter vivere da re del pop. I Milli Vanilli, il famigerato duo pop franco-tedesco, tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta ingannarono tutti, uno strumento nelle mani di manager senza scrupoli e di un'industria discografica che non volle mollare la vena d'oro quando l'ebbe individuata e continuò a scavare, finché non si trovò sul fondo e il successo non si trasformò in scandalo. La storia dei Milli Vanilli è diventata un documentario coinvolgente e a tratti persino commovente. Diretto da Luke Korem, il film ha il passo del racconto di Fabrice Morvan, sodale dello scomparso e meno fortunato Rob Pilatus ma approfondisce anche il ruolo non secondario di un'industria pop complice.
La grande truffa
Lo scandalo nel tempo si è trasformato in mito. Nel giro di una decina di anni vendettero 50 milioni di dischi, senza però mai cantare una nota per i loro dischi e sviluppando una tecnica formidabile nel muovere le labbra a tempo durante le esibizioni in tv o nei concerti. Quando la maschera cadde, l'onda di riprovazione fu altissima: i fan si sentirono ingannati, defraudati, rabbia e risentimento si abbatterono sul duo ma fu presto chiaro che lo scandalo non riguardava solo Rob Pilatus e Fabrice Morvan, ridottisi alla loro immagine di copertina, tra dreadlock e break dance. Salire sul palco per far finta di cantare non fu una loro idea. Un ruolo fondamentale lo giocò l'industria musicale, che in quegli stessi anni era impegnata a costruire boy band molto spesso altrettanto finte.
Il documentario
Milli Vanilli, il documentario di Luke Korem, racconta la storia dal punto di vista di Rob e Fab, soprattutto di Fab visto che Rob Pilatus, dopo una spirale autodistruttiva segnata dalla droga, è morto a Los Angeles nel 1998. Si assiste ai loro inizi, ai motivi che li hanno spinti e convinti a stringere un "patto con il diavolo". Certamente complici di un inganno squallido e avido, tutto giocato intorno al potere dell'immagine, che in questa vicenda ha vinto su tutto. Nel film, anche Brad Howell e Charles Shaw, il cantante e rapper che ha fornito le voci effettive per Girl You Know It's True e Blame It on the Rain, raccontano di come vennero usati senza scrupoli.
Cresciuto in Francia, Fab Morvan oggi vive ad Amsterdam. Ricorda quando si incontrarono a Monaco dove Rob, figlio di un soldato americano e di una ballerina, era stato adottato quando aveva quattro anni. Secondo Fab erano "le uniche persone dalla pelle scura", almeno nel circuito di nightclub che frequentavano: Rob era un ballerino, Fab intratteneva il pubblico con velleità da showman. I dreadlocks divenne il loro tratto comune.
La fine e il dramma
L'incontro che cambiò le loro vite fu con il cantautore e produttore tedesco Frank Farian, noto per aver fondato il gruppo disco degli anni 70 Boney M., e anche il loro cantante Bobby Farrell era un ballerino che non sapeva cantare e utlizzava il playback. Rob e Fab firmarono il contratto dopo avergli dato poco più che un'occhiata. Nello studio di registrazione, Farian li informò che c'era pronta una canzone per loro, quella che sarebbe diventata Girl You Know It's True, ma che non avrebbero cantato nel disco. Rifiutarono l'offerta ma c'era il contratto a incastrarli. L'assistente di Farian, Ingrid Segieth, intervistata nel film, nega che l'episodio sia mai avvenuto. Fatto sta che Rob e Fab si sono poi favorevolmente disposti a utilizzare il playback, visto che negli show in televisione in quel momento anche le vere band lo facevano. Il problema si pose quando i Milli Vanilli ottennero un successo più grande di quanto mai avrebbero pianificato.
La maschera cominciò a incrinarsi il 21 luglio 1989 a Bristol, nel Connecticut, quando il nastro con la registrazioni dei brani si inceppò distorcendo le voci e suonando la frase "Girl, you know it's ..." più volte. Poteva significare la fine di un sogno ma in quel momento c'era in ballo un contratto con la Arista Records di Clive Davis, che decise di continuare nonostante tutto, puntando a far dimenticare l'episodio. Il problema si fece insormontabile con la nomination ai Grammy sette mesi dopo il concerto di Bristol. Vinsero, battendo artisti importanti come Soul II Soul e Indigo Girls. Ma il castello di carte crollò con un'intervista a Charles Shaw, la voce di Girl You Know It's True. A quel punto il manager Frank Fasian non potè che ammettere tutto nel corso di una conferenza stampa, spiegando che il duo non aveva cantato una nota sull'album. Rob e Fab caddero in disgrazia.
I Milli Vanilli ne uscirono come vittime sacrificali dell'industria della musica pop. Fab in questi anni ha imparato a cantare, nel film si vede mentre in un concerto canta finalmente "Girl You Know It's True", persino meglio dell'originale. Rob fu la parte più debole, si è illuso di poter diluire la vergogna nella droga ma a costo della vita.