Stavolta è stato molto più forte di un boom. L’estate scorsa ha visto concerti nelle arene e negli stadi stracolmi, festival musicali ovunque sold out, un risultato che conferma e rinforza la tendenza registrata nel 2022 (dati Siae), quando c’è stata una vera e propria esplosione della musica dal vivo: i 31 mila concerti, quasi il triplo rispetto all’anno precedente (+182%), sono stati seguiti da 21 milioni di spettatori, quasi sei volte in più rispetto al 2021 (+573%), una performance anche superiore rispetto al periodo pre-pandemia, con quasi 8 milioni di spettatori in più (+65,7%).
La riprogrammazione dei concerti previsti nel 2020 e nel 2021, rinviati a causa della pandemia, spiega solo in parte il boom cui abbiamo assistito. Trainato dai grandi eventi, il mercato ha ritrovato floridità: l’inflazione (+8,1%) ha avuto senz’altro un impatto ma va detto che le cifre che riguardano i live, a cominciare dal prezzo dei biglietti, si sono moltiplicate in modo esponenziale rispetto al periodo pre-covid: la spesa complessiva nel 2022, quasi 674 milioni, è aumentata considerevolmente rispetto al 2021 (+676%) ma anche rispetto agli anni precedenti (+48,6% sul 2019).
È stata un’attrazione fatale che dopo due anni di pandemia ha affascinato non solo il pubblico, ma anche gli artisti, i manager, i promoter. Tutti ad inseguire lo stesso sogno: tornare ai concerti, un sogno declinato però secondo le sfaccettature più diverse, dall’innocente evasione di quanti lo vivono in prima fila di fronte al palco, fino alla soddisfazione a 32 denti di chi osserva il risultato del botteghino dal backstage.
Questa estate, il concerto al Circo Massimo del rapper Travis Scott, annunciato poche ore prima dall’evento, ha richiamato 70 mila ragazzi, il Festival rap organizzato da Marracash, il Marrageddon, è stato visto a Milano e a Napoli da 140 mila spettatori. La voglia di live spinge di nuovo sul palco anche band che avevano annunciato il ritiro e salutato il pubblico con concerti di addio: come Elio e le Storie Tese, che sono da poco partiti per un tour nei teatri italiani e, grandi e piccoli che essi siano, il prezzo del biglietto per un posto in platea costa in media 50 euro. Mantenendoci sul mercato ufficiale (e non tenendo conto dei picchi che si raggiungono nel secondary ticketing), gli ingressi per i concerti dei Big italiani viaggiano in questo periodo tra i 50 e i 100 euro, come nel tour di Ligabue, o tra i 70 e i 90 come nei concerti di Baglioni, o tra i 65 e i 100 come negli show di Venditti e De Gregori. A Roma per il duo di cantautori si può spendere anche solo 50 euro, si ascolta però il concerto seduti nei posti definiti “a scarsa visibilità”.
Secondo Cosmo, sempre attento al prezzo per i suoi concerti (vanno dai 20 ai 35 euro), «quello del costo dei biglietti è un problema molto serio, e non solo perché, anche per effetto dell’aumento dei costi di produzione, è aumentato ma in molti casi il margine di guadagno è rimasto lo stesso, se non è addirittura diminuito. È soprattutto un problema perché rendere i concerti una merce “di lusso”, è una sconfitta per tutti. Per i ragazzi la musica live è una prima necessità. Parlando tra colleghi», continua il musicista di Ivrea, «abbiamo sperimentato un incremento dell’energia dal vivo da parte del pubblico. Questi anni di privazione hanno fatto capire a tutti perché si va ai concerti: Marracash lo puoi vedere in video, ma andare al Marrageddon è tutta un’altra cosa».
Maurizio Salvadori è il capo della Trident, l’agenzia che ha organizzato il Jova Beach Party, il festival di Jovanotti itinerante sulle spiagge. Ma è stato anche l’organizzatore dei concerti dei Pinguini Tattici Nucleari e di Sfera Ebbasta, facendoli crescere fino a farne artisti da stadi. Intanto ci si chiede come potesse mantenere a 65 euro il prezzo dei biglietti per il Jova Beach Party, con diversi artisti sul palco nel corso di un’intera giornata: «Molto semplice, lavoro con un artista con il quale discuto sul prezzo da applicare», risponde Salvadori. «Se sei un artista attento, la prima domanda che ti fai è: quanto possono pagare i miei fan senza che si dissanguino? È ovvio che non accontenti mai tutti, perché anche trenta euro possono essere troppi, ma cerchi di avere un equilibrio: prevedi che incasso puoi fare e le tue richieste economiche si basano su quello, non parti dal milione che vuoi guadagnare a serata».
La media a 70 euro per un concerto? «Per certi versi la trovo anche immorale, una vergogna perché sfrutta la passione, la voglia di andare ai concerti dopo il lockdown, è vero che tutto è aumentato, a partire dalla benzina e dagli alberghi, ma poi bisogna vedere quali sono le richieste degli artisti e ciò che poi uno vuole mettersi in tasca, non c’è molto da girarci intorno. E gli artisti stranieri, poi, fanno richieste assurde, e i prezzi si alzano».
Salvadori spiega così il successo dei concerti: «Una volta i 12 o 14enni non venivano, oggi accompagnati o da soli riempiono i concerti della trap e del rap. Un disallineamento così forte tra chi ha sotto e chi sopra i 30 anni non c’è mai stato. Ma anche Morandi a 76 anni fa un tour meraviglioso, fa andare ai concerti gli ultra settantenni: si è aperta una forbice mai vista prima».