Da Neil Young a Guccini, i 5 dischi della settimana: i consigli di Ernesto Assante
di Ernesto AssanteNeil Young - Before and after
L’idea è semplice e strana: prendere undici brani dal proprio, enorme, catalogo, reinterpretarli in una maniera essenziale, solitaria ed acustica, e trasformarli, legandoli l’uno all’altro, come se fossero parti diverse di un'unica canzone. Neil Young, che non ha mai un minuto di pausa nel suo creare, ripubblicare, rileggere, reintepretare, scrivere e cantare musica, pubblicherà tra pochi giorni Before and after, che contiene appunto un'unica traccia nella quale ci sono tredici canzoni, undici brani che attraversano la sua storia, dai Buffalo Springfield a oggi, e due canzoni inedite, If you got love e Homefires.
Tra le undici canzoni ce ne sono alcune celeberrime, Comes a time, On the way home, Mr. Soul, ma altre che tornano alla luce dal passato in cui erano dimenticate. Prodotto da Young e da Lou Adler, remixato da Niko Bolas, la lunga canzone che contiene altre canzoni (divisa se volete…
Neil Young - Before and after
L’idea è semplice e strana: prendere undici brani dal proprio, enorme, catalogo, reinterpretarli in una maniera essenziale, solitaria ed acustica, e trasformarli, legandoli l’uno all’altro, come se fossero parti diverse di un'unica canzone. Neil Young, che non ha mai un minuto di pausa nel suo creare, ripubblicare, rileggere, reintepretare, scrivere e cantare musica, pubblicherà tra pochi giorni Before and after, che contiene appunto un'unica traccia nella quale ci sono tredici canzoni, undici brani che attraversano la sua storia, dai Buffalo Springfield a oggi, e due canzoni inedite, If you got love e Homefires.
Tra le undici canzoni ce ne sono alcune celeberrime, Comes a time, On the way home, Mr. Soul, ma altre che tornano alla luce dal passato in cui erano dimenticate. Prodotto da Young e da Lou Adler, remixato da Niko Bolas, la lunga canzone che contiene altre canzoni (divisa se volete in due parti), è già sulle piattaforme e per gli appassionati del vecchio Neil è ovviamente un piccolo gioiello.
Una ennesima dimostrazione di libertà creativa, ma con un obbiettivo specifico, costringere chi vuole ascolta ad ascoltare davvero, come spiega lui stesso: “Il sentimento è catturato, non in pezzi, ma come un pezzo intero, progettato per essere ascoltato in quel modo. Questa presentazione musicale sfida il mescolamento, l’organizzazione digitale, la separazione. Solo per ascoltare”
Voto 8
Francesco Guccini - Canzoni da osteria
Canzoni da osteria è il nuovo, e già di successo, disco (si proprio disco, perché sulle piattaforme non c’è) di Francesco Guccini. Nuovo e antico, perché come il precedente Canzoni da intorto è un’antologia di brani scritti da altri, in epoche diverse e lontane, rilette da Guccini alla sua maniera, apparentemente ‘leggera’ e in realtà solidissimamente seria.
Sono canzoni popolari, nel senso del folk e non della odierna popular music, sono canzoni ‘del’ popolo non ‘per’ il popolo, sono pezzi che hanno fatto la storia o l’hanno accompagnata, sono ballate e racconti, canzoni d’amore o di altro, che per tanto tempo sono state tramandate di bocca in bocca e che adesso, invece, è bene che siano su disco per far in modo che non ci si dimentichi di loro. Sono canzoni di tutto il mondo, cantante da Guccini in tante lingue e dialetti diversi, sostenute benissimo dagli arrangiamenti da Fabio Ilaqua e cantate dal ‘maestrone’ con il suo indomito piglio di ottantatreenne che ancora ama la musica e si appassiona a farla ascoltare agli altri.
Sono canzoni da osteria, in teoria, ma di un’osteria assai grande e assai piena di gente, che ama ancora condividere la musica come se fosse (e lo è) senza tempo e dotata di un valore intrinseco molto forte. C’è Bella ciao e c’è Hava Nagila, ci sono brani di Leadbelly e Tom Paxton e canzoni tradizionali, c’è anche un brano, meraviglioso e troppo spesso dimenticato, Jacinto Chiclana, di Jorge Luis Borges e Astor Piazzolla. Nulla da usare e gettare via, insomma, tutto da conservare con cura.
Voto 7
Lol Tholhurst, Budgie and Jacknife Lee – Los Angeles
Si dovrebbe dire ‘supergruppo’, perché una formazione che vede insieme Lol Tholhurst, uno dei fondatori dei Cure, e Budgie, prima con le Slits e poi dal 1979 con Siouxsie and The Banshees, è di per sé un progetto al di sopra di quello di una band qualsiasi. Ai due si aggiunge Jacknife Lee, superstar per proprio conto come produttore di innumerevoli hit e capolavori negli ultimi venti anni.
E quello che ne viene fuori è un album interessante non tanto per i nostalgici di certo suono oscuro della new wave inglese degli anni Ottanta, ma per chi è in cerca di qualcosa che partendo dall’idea di ritmo (entrambi i musicisti sono batteristi) arriva saggiamente altrove senza che il ritmo sia la chiave di volta del tutto. Il progetto era nato ancora più ‘batteristico’ e più dark, a completare la line up c’era anche Kevin Haskins, batterista dei Bauhaus, ma ridotto a duo il ‘supergruppo’ ha trovato non solo Lee per tornare ad essere un trio, ma molti compagni di strada per completare il progetto.
Quindi in Los Angeles ci sono Bobby Gillespie, James Murphy, The Edge, e altri ancora per completare un album che suona benissimo, che sorprende spesso, che diverte e, ad alto volume, addirittura esalta. C’è di tutto, elettronica, pop, techno, l’Inghilterra degli anni Novanta e quella della new wave, noise, canzone, il tutto con una pulsazione costante e benefica.
Voto 7 ½
Bryan Ferry – Mamouna
Prima o poi qualcuno si accorgerà della infinita grandezza di Bryan Ferry. Non che sia stato sottovalutato nel corso della sua lunga carriera, sia con i leggendari Roxy Music sia da solista, ma allo stesso tempo si può dire che non sia mai stato ‘valutato’ per il reale valore che ha espresso nei molti capitoli della sua storia. Quello di Mamouna, pubblicato originariamente nel 1994, è forse uno dei più belli, nel quale la sua grandezza come artista, come autore, come cantante, come musicista, viene messa in lunga nella maniera migliore e più completa.
L’album, viene ripubblicato in versione ‘deluxe’ in questi giorni, con una buona serie di remix e molte versioni inedite soltanto strumentali e demo dell’epoca. Ci sono preziosi collaboratori, da Nile Rodgers a Steve Ferrone, ci sono vecchi compagni d’arme come Phil Manzanera e Andy McKay, e c’è, per la prima volta dal 1973, Brian Eno che con Ferry scrive e manipola come suo solito.
Il risultato è affascinante, elegantissimo, e ascoltarlo oggi, a trent’anni di distanza dalla sua pubblicazione, offre innumerevoli motivi di soddisfazione. C’è la voce di Ferry, interprete magistrale e limpidissimo, c’è musica che sfugge ai generi e mescola pop e avanguardia, c’è un’atmosfera unica e coesa che rende l’album un’opera e non una collezione di canzoni slegate l’una dall’altra, con l’inconfondibile marchio di fabbrica del musicista e cantante inglese. Sono, insomma, i Roxy Music che avrebbero potuto essere. Il tempo non solo non ha impolverato i brani di Mamouna, ma li ha resi, se possibile, più belli, ricchi e profondi. Un gran disco, insomma.
Voto 9
King Creosote – I Des MMXXIII
Venticinque anni di carriera, un numero enorme di album realizzati e ora, dopo sette anni di silenzio come King Creosote, lo scozzese Kenny Anderson torna con un album davvero carico di musica e di bellezza. I Des è una raccolta composta da otto brani, canzoni, centrate attorno ai temi della fine e della rinascita, che sono luminose e dotate di una ‘gradevolezza’ estrema, nel senso che il piacere che offrono all’ascolto supera ampiamente le attese, anche non offrendo particolari novità.
Si potrebbero citare gli Elbow o gli M83 per dare un’idea a chi non conosce King Creosote dell’atmosfera musicale dell’album, ma non si renderebbe giustizia alla personalità di Anderson e alle sue doti come autore e cantante. Poi, oltre alle otto canzoni, ci sono i due brani conclusivi, Please come back, I will listen, i will behave, i will toe the line, tredici minuti poetici e sentimentali che portano l’intero album a un livello superiore di passione e coinvolgimento emotivo. E poi, ancora, i 36 minuti di Drone in B#, tra ambient e minimalismo, che offrono spazio per la mente e per il cuore, solo musica e bellezza, elettronica soave per chi non vuole restare chiuso nel proprio bozzolo, per chi ha a cuore la vita, per chi immagina che ci sia ancora speranza nell’arte.
Voto 8 ½