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Il Volo: “Ci hanno dato dei montati perché raccontavamo gli incontri con le star. Ora stiamo zitti. I soldi servono a far felici le persone care, ma guai a diventarne vittime. E vi raccontiamo le nostre paure”

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In partenza per il Giappone, li attendono un tour mondiale e una serie di serate all’Arena di Verona. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, quindici anni di carriera senza fermarsi mai
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Non litigano ma discutono, ripetono che li unisce la passione per la musica. Erano adolescenti quando il gruppo si è formato nel 2009, partecipavano tutti e tre allo show Ti lascio una canzone con Antonella Clerici. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble sono diventati Il Volo. Sono passati quindici anni, svariati giri del mondo, sono stati gli unici italiani invitati da Quincy Jones a We are the World for Haiti nel 2010, hanno vinto il Festival di Sanremo nel 2015 con Grande amore, venduto oltre 20 milioni di dischi e cantato davanti al Papa. Per dirla con Vasco Rossi, «sono ancora qua». Cresciuti, diversi per carattere, con i propri sogni. Hanno pubblicato Ad astra, li aspetta Tutti per uno, i concerti evento all’Arena di Verona, il 9, 11, 12 e 13 maggio (le prime tre serate su Canale 5). Il tour proseguirà fino a settembre (l’8 giugno a Roma alle Terme di Caracalla, il 4 luglio a Piazza San Marco a Venezia), a ottobre tappa nelle capitali europee e nel 2025 li aspettano…

Non litigano ma discutono, ripetono che li unisce la passione per la musica. Erano adolescenti quando il gruppo si è formato nel 2009, partecipavano tutti e tre allo show Ti lascio una canzone con Antonella Clerici. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble sono diventati Il Volo. Sono passati quindici anni, svariati giri del mondo, sono stati gli unici italiani invitati da Quincy Jones a We are the World for Haiti nel 2010, hanno vinto il Festival di Sanremo nel 2015 con Grande amore, venduto oltre 20 milioni di dischi e cantato davanti al Papa. Per dirla con Vasco Rossi, «sono ancora qua». Cresciuti, diversi per carattere, con i propri sogni. Hanno pubblicato Ad astra, li aspetta Tutti per uno, i concerti evento all’Arena di Verona, il 9, 11, 12 e 13 maggio (le prime tre serate su Canale 5). Il tour proseguirà fino a settembre (l’8 giugno a Roma alle Terme di Caracalla, il 4 luglio a Piazza San Marco a Venezia), a ottobre tappa nelle capitali europee e nel 2025 li aspettano gli Stati Uniti, il Canada e l’America Latina.

Quindi litigate anche voi. Come stanno le cose?

Ignazio: «Come tutti i gruppi di questo mondo discutiamo, abbiamo idee diverse. Un bene, aiuta a non essere monotoni».

Gianluca: «Nel dopo Sanremo abbiamo avuto tanta visibilità, dobbiamo stare più attenti, sempre con le telecamere puntate».

Piero: «Se ci fossero le telecamere nelle case degli italiani chissà cosa verrebbe fuori…».

Su cosa non siete d’accordo?

P. «Ignazio su come ci vestiamo io e Gianluca».

I. «Posso avere gusti diversi?».

G. «Siamo cambiati. A volte bisogna rischiare per ottenere quello che non hai mai avuto, non puoi restare uguale. C’è confronto ma cerchiamo di capire l’altro».

E cosa vi unisce?

P. «Rispettiamo le vite private di ognuno di noi. Ci accomuna il fatto di sapere cos’è il meglio per il Volo. Per esempio nel concerto Tutti per uno ognuno canta il genere musicale che lo rispecchia di più, Il Volo sono tre personalità».

Se doveste definirvi?

P. «Secondo me la maniera in cui ci autodefiniamo è diversa da come ci vedono gli altri. Non siamo mai una cosa, io sono razionale ma non solo».

G. «Sensibile e a tratti istintivo. Ci sono persone che conosci per anni che non arrivano a conoscerti. È anche possibile che fra di noi si sia creato un rapporto rimasto infantile, ci siamo incontrati da piccoli. È difficile scoprire l’altro perché non c’è la sfera intima, c’è sempre di mezzo il lavoro».

I. «Io penso di essere istintivo».

Il Volo nel maggio del 2013 a New York City

 

Cosa vi fa paura?

P. «Cosa può succedere domani. E perdere lo stimolo di conoscere il mondo, la curiosità».

G. «A me fa paura vivere senza saper riconoscere chi sono. Il successo è una conseguenza, ma se da artista guadagno e non esprimo la mia vera essenza, non va bene».

I. «Svegliarmi la mattina sapendo di non poter mangiare: le diete. La vera paura è perdere l’entusiasmo»

Il rapporto con i soldi?

I. «Contano. Noi non abbiamo il problema di arrivare a fine mese, siamo molto fortunati. Mi godo la vita e ho grande rispetto per i soldi. Molti giovani non coltivano una passione, solo l’idea di diventare milionari».

G. «Non mi considero materialista, se dovesse venire un ladro a casa non troverebbe niente da rubare. Collezionare orologi o macchine non mi appartiene. Non spendo 5 mila per una bottiglia in discoteca, mi sembra immorale quando c’è chi quei soldi li guadagna in cinque mesi. Spendo per i viaggi, i libri, qualsiasi cosa che mi arricchisca come persona».

P. «Li vedo un mezzo per una vita comoda, e soprattutto per realizzare i desideri delle persone care. Bisogna riconoscere il valore dei soldi, mai diventarne vittime».

L’incontro più sorprendente?

G. «Quello con De Gregori e Venditti, indimenticabile. Pensare che li ascoltavo in macchina con mio padre, abbiamo instaurato un rapporto di amicizia, mi hanno raccontato la loro vita, cosa li ispirava nel processo di scrittura».

P. «L’incontro con Woody Allen a New York, non mi sembrava reale. E quando mi sono ritrovato a cantare ‘O sole mio con Djokovic».

I. «Barbra Streisand, insegnante di vita. Abbiamo fatto insieme solo un tour ma la semplicità e la dedizione con cui fa le cose mi sono rimaste dentro. La perfezione naturale».

Sempre in giro per il mondo, come si mantiene il senso della realtà? Fate la spesa?

I. «A me piace tanto, la cosa assurda è quando mi guardano: è lui? A casa mi trovo bene, è quella la mia normalità: non esco quasi mai».

Ignazio, è vero che si sposa?

I. «Sì. Ma non dirò dove e quando».

Torniamo allo shopping.

P. «Esagero in tutto, vedo e compro prima con gli occhi».

G. «Vado al supermercato, certo, e mi guardano ma solo se sono fuori. A Montepagano, il mio paese in Abruzzo, nessuno si ferma, ci conosciamo tutti».

Per anni avete avuto la fama di “antipatici”: vi siete chiesti perché?

I. «All’estero vivi esperienze uniche, ci siamo ritrovati con Lady Gaga e Beyoncé, e forse a volte abbiamo sbagliato anche noi».

In che senso?

P. «Per noi era bello condividere la nostra vita. Non diciamo più quello che abbiamo vissuto in dettaglio per non apparire montati e presuntuosi. Se stiamo zitti forse è meglio».

G. «Abbiamo sofferto perché abbiamo iniziato la carriera fuori, per noi vale il detto Nemo propheta in patria. Per dimostrare quello che facevamo, il problema è stato l’ostentazione. Ci chiedevano: chi vedete, che fate? E raccontavamo, abbiamo conosciuto le grandi star. Siamo andati al festival e abbiamo vinto. Troppe cose insieme. Oggi siamo cresciuti, siamo più maturi».

Avete un obiettivo?

P. «Abbiamo il nostro pubblico, le mamme ci vedono come figli. Per me far appassionare i giovani al pop lirico».

I. «Conquistare gente della nostra età con le nuove canzoni».

G. «Fare meglio. Il successo è arrivato presto, mai darlo per scontato».

Mai sognato di svegliarvi solisti?

In coro: «No».

Ignazio: «Nemmeno a Fiumicino arriviamo da soli».

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