Alex Britti: “Mi occupo di mio figlio ma non chiamatemi mammo. Sulla libertà di genere siamo indietro, ingannati dai social. La musica? Troppe meteore. Se incontrassi Jimi Hendrix gli farei una carbonara”
di Andrea SilenziTanti tour, tanta chitarra e suo figlio Edoardo. Per Alex Britti, le priorità sono due: la paternità, di cui parla con contagioso entusiasmo esprimendo tutta la sua gioia dell’essere padre a 360 gradi, e la musica suonata, con un nuovo tour che ripartirà il 21 giugno da Chiari (Bs) per poi chiudersi a ottobre a Roma. Con una lunga scia di successi alle spalle, Britti da tempo lancia singoli in cui si diverte a sperimentare, a mischiare il blues con altri generi: l’ultimo è Uomini, che tra ukulele e citazioni reggae lancia una riflessione sulla posizione del maschio in un’epoca complicata e piena di contraddizioni.
Britti, a che punto sono questi uomini?
“Siamo ancora in una fase di transizione verso la libertà. Più si scende verso il Sud del mondo e più si fa fatica a capire chi siamo. In certi Paesi, dove alle donne è vietato tutto, si percepisce una grande insicurezza. Qui siamo in una cultura di mezzo. L’Italia è un’isola che galleggia a spasso per il Mediterraneo, ogni tanto ci a…
Tanti tour, tanta chitarra e suo figlio Edoardo. Per Alex Britti, le priorità sono due: la paternità, di cui parla con contagioso entusiasmo esprimendo tutta la sua gioia dell’essere padre a 360 gradi, e la musica suonata, con un nuovo tour che ripartirà il 21 giugno da Chiari (Bs) per poi chiudersi a ottobre a Roma. Con una lunga scia di successi alle spalle, Britti da tempo lancia singoli in cui si diverte a sperimentare, a mischiare il blues con altri generi: l’ultimo è Uomini, che tra ukulele e citazioni reggae lancia una riflessione sulla posizione del maschio in un’epoca complicata e piena di contraddizioni.
Britti, a che punto sono questi uomini?
“Siamo ancora in una fase di transizione verso la libertà. Più si scende verso il Sud del mondo e più si fa fatica a capire chi siamo. In certi Paesi, dove alle donne è vietato tutto, si percepisce una grande insicurezza. Qui siamo in una cultura di mezzo. L’Italia è un’isola che galleggia a spasso per il Mediterraneo, ogni tanto ci avviciniamo a posti più evoluti come Svizzera, Francia e Germania, altre volte al Sud. La persona non binaria magari va su Instagram e può avere la sensazione che la situazione sia molto cambiata, poi esce di casa e lo picchiano. C’è ancora molta ignoranza. Però almeno nelle grandi città c’è più libertà, sembra che faticosamente ci stiamo allineando a un mondo culturale emancipato”.
Ha raccontato più volte di essersi dedicato alla paternità rivendicando un ruolo centrale nella cura di suo figlio. È più un invito agli altri uomini o un messaggio alle donne per dire ‘”non siamo tutti uguali”?
"L’invito arriva da qualcosa che c’è nell’aria. Io sono così ma non mi sento speciale, quando è nato mio figlio si sono accese delle valvole in me che hanno funzionato perfettamente. Mi rendo conto che non sono un caso unico: quando porto mio figlio a nuoto mi accorgo di non essere l’unico papà. Ho un affidamento condiviso e quando vado a scuola incontro molti altri padri. Mi sono separato prestissimo, portavo mio figlio in vacanza ed è stato sempre tutto molto naturale. Mi incazzo con chi mi definisce un “mammo”, sono un papà di oggi. Penso sempre al fatto che la prima volta che mio padre mi ha portato in giro avevo 4 anni, all’epoca non usava. Per fortuna le cose cambiano, ma non ho mai avuto la sensazione di fare un sacrificio”.
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Torniamo alla musica. Come si sente nel mondo musicale di oggi? Lei non potrebbe vivere senza la musica suonata, ma oggi lo scenario è molto diverso.
“Non sono i miei tempi, ma forse non lo erano nemmeno quando sono uscito. Oggi il pop è Mahmood, Ghali, quando ho esordito io c’erano Ramazzotti, che poi è un mio grande amico, Laura Pausini, ma anche allora avevo la sensazione di essere un osservatore. Non mi sentivo vicino a nessuno di loro, così come oggi mi sento diverso dalle star di oggi. Ogni tanto ho delle vicinanze: Brittish l’ho registrata con Salmo perché lo stimo. Non inseguo la carriera da cantante o da chitarrista, mi sento un artista. Fondamentalmente mi faccio tanto i ca**i miei. Mi diverto, giro l’Italia, faccio grandi mangiate, mi compro tante chitarre, suono con gli amici, la gente viene ai miei live, continuo a suonare e a produrre. Mi piacciono le canzoni e mi diverto. Non mi chiedo quale sia la mia posizione nel mondo. Anche se...”.
Se?
"Non possiamo non accorgerci che oggi, parlando di un disco, si nominano solo i numeri: la qualità non sembra interessare nessuno. È come se la musica fosse diventata un sottofondo. Lo vediamo anche in tanti concerti: ci sono le canzoni ma c’è anche tanto altro, i balletti, gli ospiti, i video. Ovviamente non è che chi vende non sia bravo, solo che bisogna stare attenti perché la bellezza non è ovunque. È tutto molto veloce, complici anche i talent: in molti spariscono nel giro di poco, poi magari si trovano a trent’anni e, dopo aver visto il successo, devono chiedersi cosa fare da grandi e cadono in depressione. È preoccupante”.
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Lei ha alle spalle tante esperienze e collaborazioni, apriamo la pagina amarcord: il primo Sanremo.
"Indimenticabile. Era il 1997. Alle selezioni eravamo io e Max Gazzè. Ci cacciarono subito e tornammo a Roma parecchio sconsolati. Per fortuna poi è andata meglio per entrambi”.
Mina.
"Non l’ho mai incontrata, ci siamo parlati solo per telefono o via mail. Peccato. Però ho percepito una persona frizzante: una volta mi ha fatto uno scherzo, mi ha chiamato e ha fatto finta di essere la segretaria di suo figlio Massimiliano. Mi ha preso in giro per mezzora”.
Pino Daniele.
"Personaggio emblematico, difficile da capire. Un gigante della musica, talento incredibile, ma chiuso come persona, un po’ ombroso. Non sono riuscito a conoscerlo davvero nel profondo”.
Maurizio Costanzo.
"Un amico vero. Nonostante la differenza di età, ho condiviso con lui tante cose belle, racconti, risate, chiacchiere. Mi ha fatto fare una full immersion nel mondo dell’arte e del teatro. Un gigante, una mancanza enorme”.
Edoardo Bennato.
"Un fratellone. Per colpa sua ho iniziato a suonare la chitarra. La mia generazione l’ha assorbito fino in fondo. Non è un caso se mio figlio si chiama Edoardo...”.
Jimi Hendrix è da sempre il suo idolo. Se potesse incontrarlo, cosa gli direbbe?
"Musicalmente che potrei chiedergli? Ha detto tutto con la sua musica. Piuttosto lo inviterei a mangiare una carbonara: la mia è una delle migliori di Roma”.