Sarebbe facile: ma come, criticate il mercato discografico e poi pubblicate una bella ristampa come se il suddetto mercato non sfruttasse da decenni tutte le manifestazioni della retromania? Come se monetizzare la memoria non fosse il campo da gioco preferito dell’industria musicale? Sarebbe facile e soprattutto sarebbe una fesseria fuori scala. Perché Ballate per piccole iene degli Afterhours ripubblicato in occasione del ventennale dall’uscita, è una cura per gli smemorati, per chi dimentica quanto Manuel Agnelli e il suo gruppo siano oggi e siano sempre stati soprattutto una cosa: pericolosi.
Pericolosi perché hanno sempre alzato l’asticella. Perché non si sono mai sottratti a cantare deformità, patologie, la vita ai margini e i corpi senza peccato. Pericolosi perché dimostrano che il rock — e cioè la forma d’arte più popolare che esista — sia possibile in qualsiasi punto del pianeta terra e in qualsiasi momento. E nella discografia degli Afterhours Ballate per piccole iene è forse il disco più pericoloso. Apertura invece di chiusura, il mondo al posto del living di casa, le differenze invece delle identità.
Più che una riedizione, un “restauro sonoro” così come la band stessa lo ha definito. E restauro è la parola giusta: perché l’essere pericolosi va preservato, recuperato, ripristinato.