Spettacoli

Simona Molinari: “La donna è mobile ma libera. Sul palco con una band tutta al femminile”

Simona Molinari: “La donna è mobile ma libera. Sul palco con una band tutta al femminile”

Con lo spettacolo “La donna è mobile”, la cantante celebra la forza e la versatilità femminile nella musica e nella storia: “Diamo voce a chi è rimasta nell’ombra, ma ha segnato il nostro immaginario”

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“La mobilità di una donna per uomo può risultare sinonimo di vuoto, di paura. Per una donna, invece, quella frase ha un’accezione del tutto positiva”. Simona Molinari, 7 album alle spalle e collaborazioni con grandi star internazionali, da Andrea Bocelli fino a Al Jarreau, Gilberto Gil, Paolo Fresu e Ornella Vanoni, torna a cantare dal vivo con il nuovo spettacolo La donna è mobile, scritto dalla stessa artista insieme alla giornalista e autrice Simona Orlando, che prende spunto dalla memorabile aria del Rigoletto di Giuseppe Verdi. Uno spettacolo che vuole rappresentare la versatilità, la forza e la libertà espressiva delle donne come interpreti, compositrici e narratrici di emozioni, troppe volte dimenticate dal mondo e il cui valore molto spesso non è stato riconosciuto.

Ogni brano è una storia, ogni interpretazione una chiave per entrare nel mondo di una donna che si racconta e prende voce attraverso la musica. Da Natalia Ginzburg a Mary Shelley, da Dorothy Parker a George Eliot, da Lotte Lenya a Paola Pallottino, i riferimenti letterari si alternano a quelli musicali, spesso introducendoli, ricordando donne ammutolite, omesse nei crediti, costrette a nomi maschili per poter pubblicare un’opera, una canzone o per poter suonare uno strumento, ma che con le loro opere hanno contribuito ad arricchire la memoria collettiva e hanno profondamente segnato una strada. Non a caso, Molinari è accompagnata sul palco da tutte musiciste. Il tour parte il 27 giugno da Pisa e prosegue poi il 18 luglio a Ancona, il 25 luglio a Piacenza, il 13 agosto a Selinunte (Tp), il 2 settembre a Cosenza, il 21 settembre a Cagliari e 9 ottobre a Treviso.

Alla luce delle tante artiste nominate e celebrate, da Violeta Parra a Milly fino a Nina Simone, Mina e Billie Eilish, questo spettacolo potrebbe rappresentare un salto di profondità che va oltre il pop tradizionale.

«Il tentativo è quello di aprire gli occhi sull’universo femminile con tutte le sue difficoltà. Una risposta a chi chiede, scioccamente, “perché le donne non scrivono, non pensano, non producono”. Impossibile spiegarlo in un’intervista o un dialogo veloce, ho pensato che fosse necessario uno spettacolo. Qui è pieno di cose che nemmeno io sapevo, aneddoti che mi fanno comprendere il percorso che è stato fatto. Una risposta che arriva a me prima di tutto. Raccontiamo tante donne che sono rimaste invisibili, che magari hanno scritto canzoni famosissime ma sono rimaste nell’ombra, o di cui è stata raccontata solo una parte. E sul palco suono con tutte donne».

La donna è mobile è una formula che si può prestare a diverse interpretazioni.

«La mobilità di una donna per uomo può risultare sinonimo di vuoto, di paura. Per una donna, invece, quella frase un’accezione del tutto positiva. E’ l’immagine di come una donna non deve essere: cristallizzata, ingabbiata in una modalità modellata sul come dovrebbe essere, al vecchio significato dell’”essere perbene”. Al contrario, le donne mobili sono quelle che non hanno creduto a quel tipo di narrazione, che si sono affrancate alla ricerca della libertà di essere ciò che si è».

Come si fa a attraversare così tanti generi senza perdere la bussola musicale?

«La base di tutto è il racconto, il genere diventa un aspetto secondario. Il mio scopo è raccontare queste vicende così poco conosciute. Sono stata e sono ancora molto curiosa, quando sono partita non sapevo cosa stessi facendo, ma ha rappresentato la possibilità di diventare di volta in volta ciò che volevo essere. In questo racconto c’è una accettazione della non perfezione e il contenuto è più importante della forma».

Raccontare le tante artiste sottovalutate nel tempo è quasi una missione.

«Mi ha fatto un piacere immenso, mi ha restituito fiducia. È una spinta per noi donne perché fa capire quanto possiamo fare: a volte siamo noi stesse a limitarci. Spesso gli interlocutori professionali sono uomini, con tutto quello che comporta».

Tra le tante artiste che racconta nello spettacolo, qual è quella che ha preferito e perché?

"Milly. Un personaggio a cavallo tra teatro e musica che mi ha affascinata e che a quell’epoca, tra gli anni 50 e 60, si prendeva gioco della mentalità maschile. Era sarcastica in un periodo storico in cui le ballerine, le attrici venivano chiamate soubrette, con tutto il significato sprezzante che veniva dato a quella parola e che a volte finivano per comportarsi “da” soubrette. Milly cambiava lo sguardo delle donne sulle donne”.

Sabato 14 giugno sarà ospite della rassegna Incontri ravvicinati con i cantautori a Diano Marina.

"Sarà una intervista-concerto con Stefano Senardi e Maurilio Giordana. Sarà una chiacchierata sul mio percorso, si parlerà di cosa c’è dietro a quello che scrivo, un excursus sulla mia carriera. Sono contenta perché queste situazioni ti mettono in comunicazione con il pubblico e ti danno modo di spiegare tante cose senza mediazioni, in modo diretto”.

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