Ozzy Osbourne, in migliaia per l’ultimo abbraccio al re dell’hard rock: “Ci ha dato speranza”
dal nostro inviato Antonello GuerreraBIRMINGHAM – Lo chiamavano “il principe delle tenebre” ma per il popolo di Birmingham Ozzy Osbourne era il loro Cristo peccatore e operaio. E questo è il momento della Last Supper, L’ultima cena, come il vhs live dei Black Sabbath del 1998. L’intera città, la seconda più grande di Inghilterra e del Regno, discende e si accalca intorno a Broad Street, dove sfila il feretro della rockstar e fondatore dell’heavy metal. Sulla bara adagiati corone di fiori viola che formano il suo nome.
“Ozzy, Ozzy, Ozzy!”, inneggiano fan e curiosi, sotto le effigie della sua foto che adornano le strade e la scritta “Ozzy forever, Birmingham will always love you!”. Metallari, vecchi, famiglie intere, bambini con la maglietta dei Motorhead, cinquantenni con le spille dei Kiss, borghesi vestiti di nero, tifosi in tenuta Aston Villa, una signora sviene per la calca. Coppie di età ruggenti e mature, ragazze con i cap…
BIRMINGHAM – Lo chiamavano “il principe delle tenebre” ma per il popolo di Birmingham Ozzy Osbourne era il loro Cristo peccatore e operaio. E questo è il momento della Last Supper, L’ultima cena, come il vhs live dei Black Sabbath del 1998. L’intera città, la seconda più grande di Inghilterra e del Regno, discende e si accalca intorno a Broad Street, dove sfila il feretro della rockstar e fondatore dell’heavy metal. Sulla bara adagiati corone di fiori viola che formano il suo nome.
“Ozzy, Ozzy, Ozzy!”, inneggiano fan e curiosi, sotto le effigie della sua foto che adornano le strade e la scritta “Ozzy forever, Birmingham will always love you!”. Metallari, vecchi, famiglie intere, bambini con la maglietta dei Motorhead, cinquantenni con le spille dei Kiss, borghesi vestiti di nero, tifosi in tenuta Aston Villa, una signora sviene per la calca. Coppie di età ruggenti e mature, ragazze con i capelli verdi e rossi, yuppies e impiegati in pausa pranzo, professionisti in giacca e cravatta, adepti arrampicati su pali e tetti, una madre con i tatuaggi yiddish, suo figlio con la coppola di Brian Johnson degli Ac/Dc, una bambina su una sedia a rotelle. Ci sono tutti. Ozzy per sempre. E ti ameremo per sempre.
Che la festa abbia inizio. E no, non è una monumentale parata del dolore alla Queen Mary di Purcell. Perché il leader, cantante e fondatore dei Black Sabbath lo aveva sempre detto: “Niente lagne o mortori, il mio funerale deve essere una vera celebrazione”. Del resto, questo è il Paese delle “celebration of life”: quando qualcuno muore, si va al pub a bere in suo onore, mica ci si strappa i capelli.
Difatti, la band locale scelta per la musica della processione, i Bostin Brass, intonano i più grandi successi di Ozzy e compagni, da Paranoid ad Iron Man, allietando il lungo addio dei fan: “È stato l’onore della nostra vita”, ci dicono a fine concerto. La moglie Sharon in realtà non può nascondere il dolore, appena spunta da una macchina di una carovana nerissima: piange. E insieme ai figli Kelly, Jack, Aimee e Louis e altri parenti lasciano rose rosse avvolte in una carta altrettanto nera, sul Black Sabbath Bridge travolto da fiori, messaggi e disegni da tutto il mondo. Ci sono anche il cantante Yungblud, i compagni Black Sabbath Tony Iommi, Bill Ward e Geezler Butler. Pure Drake è venuto apposta dal Canada.
“Sharon, ti amiamo!”, urla una donna dalla calca. I funerali di Ozzy, in forma strettamente privata, si sono tenuti oggi. Tra la lista degli invitati: Elton John e James Hetfield dei Metallica. Ma prima, la famiglia Osbourne ha voluto regalare a fedeli e curiosi - anche a livello economico, pagando il conto di questo epico rendezvous - l’unico e ultimo bagno di folla della rockstar, morta a 76 anni il 22 luglio scorso nella sua Birmingham, dopo aver sofferto di Parkinson per oltre vent’anni e esser riuscito a presenziare l’ultimo concerto della sua vita, ovviamente nella sua venerata città, 17 giorni prima del suo addio, tra le voci di suicidio assistito, con decine di milioni in beneficenza e un’altra parata di stelle della musica e amici.
Ozzy Osbourne non era solo una rockstar per questa gente. Era un modello, un’icona, in cui molti si immedesimavano. Perché incarnava le loro stesse debolezze, paure, ma anche la speranza. Ozzy era un working class hero, operaio come la sua famiglia, città, estrazione e anima, cui non ha mai rinunciato. Jennifer O’Hagan è una infermiera di mezz’età, indossa due t-shirt (sopra quella di Osbourne, sotto quella dei Black Sabbath), e ci racconta perfettamente perché Birmingham - e non solo - ha amato e adorato Ozzy: “Ha fatto un sacco per la città, vedi la beneficenza dell’ultimo concerto. Veniva dal nulla, ma anche per questo infondeva speranza a tutti, con errori e debolezze: potete farcela anche voi, non conta da dove venite. Questo era il suo messaggio. E per questo era speciale”.
La folla lancia rose, gerani e crisantemi sul feretro. Ozzy era un leader anche inter-generazionale. La famiglia Ropers è arrivata dalla periferia: madre, padre e due figli minorenni. Il più grande ci dice: “Ho iniziato ad amare Ozzy, perché mia madre me lo ha fatto ascoltare”. Ci sono anche italiani, originari della provincia di Benevento, come Pasquale Gallo, 44enne neurochirurgo del Children Hospital locale e Carmine D’Agostino, 43 anni, venuto da Manchester dove insegna ingegneria chimica all’università con la moglie Xixi, i figli Mattia e Liliana, e la maglietta dei Black Sabbath comprata 25 anni fa: “Ozzy ci ha accompagnato sin da quando eravamo ragazzini”, ci dicono.
“La cosa più bella”, continua Gallo, “è che i Black Sabbath hanno utilizzato l’horror e tutta la loro teatralità per avere successo, ma non perché fossero satanisti, anzi: molte canzoni sembrano addirittura delle preghiere. Ozzy lo amano tutti perché rappresenta l’essere umano, dalla caduta alla risalita, momenti che lui ha affrontato sempre con totale onestà. Insomma, un uomo autentico, tra pregi e difetti”.
Continua intanto un’altra processione, quella dei “Brummies”, come si definiscono gli abitanti di questa città brutalista, prima al pub “The Crown” dove i Black Sabbath iniziarono a esibirsi nel 1968 e poi presso la mostra, alla biblioteca pubblica, “Ozzy Osbourne (1948-2025): Working Class Hero”, aperta dalla moglie Sharon il mese scorso e gratis fino a settembre. Dentro, c’è anche un libro di condoglianze. Intanto, 46mila persone hanno firmato una petizione per ribattezzare l’aeroporto di Birmingham col nome del loro eroe. Ozzy se ne è andato per sempre, ma non la montagna di amore e ricordi che i suoi seguaci, arrivati da tutto il mondo, continuano a lasciare sul Black Sabbath Bridge, tra i canali trendy di Birmingham. Ora Ozzy, si legge su di uno, riposa in pace, ma a modo tuo: “Rock in peace!”.