Filippo Graziani: “Mio padre Ivan non era incompreso, ma troppo avanti. Ora lo riscoprono tutti”
di Patrizio RuviglioniÈ stato il grande rebus della musica italiana, ma adesso la soluzione sembra vicina. «Basta con l’artista “incompreso”, “sottovalutato”». Parola di Filippo Graziani, classe 1981 da Rimini, secondo figlio di Ivan, cantautore alieno e a lungo dimenticato degli anni Settanta, morto nel 1997. E di cui lui ha preso in mano il repertorio, in un omaggio che va avanti dal 2009 e che il 29 agosto, per l’80esimo compleanno del Capo, festeggia con un concerto in Piazza Martiri nella sua Teramo, provincia, «dove ci si annoia» e come artisti si viene su più forti. «Ci sono canzoni che ormai ho fatto mie», dice. «Le ho cantante più di mio padre, trasformate. È un’eredità di famiglia, non si sa dove finisca lui e cominci io».
E spingi-spingi, l’artista più strano della sua generazione, il non allineato di Pigro e Lugano addio, l’anarchico «che parlava di sociale e non di politica, e aveva nemici dovunque», è stato riscoperto. «La stag…
È stato il grande rebus della musica italiana, ma adesso la soluzione sembra vicina. «Basta con l’artista “incompreso”, “sottovalutato”». Parola di Filippo Graziani, classe 1981 da Rimini, secondo figlio di Ivan, cantautore alieno e a lungo dimenticato degli anni Settanta, morto nel 1997. E di cui lui ha preso in mano il repertorio, in un omaggio che va avanti dal 2009 e che il 29 agosto, per l’80esimo compleanno del Capo, festeggia con un concerto in Piazza Martiri nella sua Teramo, provincia, «dove ci si annoia» e come artisti si viene su più forti. «Ci sono canzoni che ormai ho fatto mie», dice. «Le ho cantante più di mio padre, trasformate. È un’eredità di famiglia, non si sa dove finisca lui e cominci io».
E spingi-spingi, l’artista più strano della sua generazione, il non allineato di Pigro e Lugano addio, l’anarchico «che parlava di sociale e non di politica, e aveva nemici dovunque», è stato riscoperto. «La stagione d’oro furono i Settanta, poi faticò con il cambio di sensibilità. La musica cominciava a diventare un prodotto plastificato e lui, selvaggio figlio di un’epoca irripetibile, ne soffrì. Come tutti: da Dalla e De Gregori ai Rolling Stones». Da lì, il declino, almeno di pubblico. Ma guai a pensare a dei capricci o alla tristezza. «Non l’ho mai visto depresso, per questo. Era un musicista vero, godeva a suonare a prescindere. Era un operaio, un esempio per chi oggi è ossessionato solo dai grandi stadi. E aveva un’etica ferrea: mio fratello, prima di entrare nella sua band, sostenne un provino». Niente divismo, figurarsi le raccomandazioni. «Però era un goliardo, una persona buona, che amava essere circondata dagli amici e dalla famiglia».
E poi, questo sì, era un alieno, davvero, perfino per i suoi tempi. «Tanti colleghi davano priorità ai testi, papà puntava sulle musiche, d’impostazione britannica». Colapesce e Dimartino, che nel 2023 hanno “completato” una sua canzone, I marinai, avevano parlato di una «terza via, tra cantautorato e melodia». Tutto vero, ma è un tecnicismo. «La sua attualità è anche nei testi, con un forte impatto visivo – era fumettista – e incentrati sulle contraddizioni dell’essere umano». E siccome gli esseri umani non cambiano, come Iliade e Odissea, questi sono sempreverdi. Solo che al posto di Ulisse ci sono un’ironia e una malinconia che non si sa come maneggiare. «Non era nazionalpopolare, è stato l’alternativo prima degli alternativi».
A proposito: a Teramo ci saranno ospiti di ieri e di oggi, da Lucio Corsi e Ditonellapiaga a Eugenio Finardi, più le celebrazioni del Premio Pigro, un riconoscimento da anni riservato ai cantautori emergenti. «Nelle canzoni di Corsi rivedo mio padre, anche se poi ciascuno ha la sua originalità», conclude Graziani. «Lucio, poi, ha una vocazione popolare che Ivan, più di nicchia, non aveva. Ecco, se cerco un suo erede da quel punto di vista – anche nel rap, che stimava – devo dire che non lo trovo. Forse perché il prezzo da pagare per essere dei “dissidenti”, oggi, è ancora più alto».