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Olly, la prima all’Ippodromo di Milano: il fenomeno pop del 2025 tra nostalgia e innovazione

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Il giovane cantante genovese riesce a unire le generazioni con una miscela di musica italiana e contemporaneità. E il brano appena uscito “Questa domenica” è già campione di visualizzazioni
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Milano – Alcune canzoni suonate dalle casse prima dell’inizio: Acqua azzurra, acqua chiara, Maledetta primavera, Albachiara. Familiarità. Più volte, durante il live, spunta un sassofono, come fossero gli anni Ottanta, Bollicine su tutti. Invece è pieno 2025 e sul palco c’è Olly, alla prima data - il 2 settembre, si replica il 4 - dei due concerti dell’Ippodromo Snai La Maura di Milano, quelli annunciati subito dopo la vittoria dell’ultimo Sanremo con Balorda nostalgia, da inviti una “grande festa”, nei fatti la celebrazione di un trionfo - quasi 70mila biglietti in tutto, entrambi gli show sold out, numerissimi - che non si ferma. E infatti: per il 18 giugno 2026, proprio da lì, ha annunciato il primo concerto negli stadi, a Genova, la città dov’è cresciuto e a cui resta legato, prima volta per il Ferraris dai tempi di Vasco Rossi nel 2004 (i biglietti sono già in vendita su Ticketone).

Del resto, l’idea e i miti di que…

Milano – Alcune canzoni suonate dalle casse prima dell’inizio: Acqua azzurra, acqua chiara, Maledetta primavera, Albachiara. Familiarità. Più volte, durante il live, spunta un sassofono, come fossero gli anni Ottanta, Bollicine su tutti. Invece è pieno 2025 e sul palco c’è Olly, alla prima data - il 2 settembre, si replica il 4 - dei due concerti dell’Ippodromo Snai La Maura di Milano, quelli annunciati subito dopo la vittoria dell’ultimo Sanremo con Balorda nostalgia, da inviti una “grande festa”, nei fatti la celebrazione di un trionfo - quasi 70mila biglietti in tutto, entrambi gli show sold out, numerissimi - che non si ferma. E infatti: per il 18 giugno 2026, proprio da lì, ha annunciato il primo concerto negli stadi, a Genova, la città dov’è cresciuto e a cui resta legato, prima volta per il Ferraris dai tempi di Vasco Rossi nel 2004 (i biglietti sono già in vendita su Ticketone).

Del resto, l’idea e i miti di questo marcantonio del pop classe 2001, cresciuto senza una direzione precisa per poi esplodere tutto insieme nell’ultimo anno (da quando è finito tra le mani di Marta Donà, la manager dei miracoli, plurivincitrice di Sanremo), stanno lì: i grandi classici della canzone melodica italiana, il romanticismo, i ritornelli da cantare di petto. E ovviamente il Blasco, a volte omaggiato esplicitamente e più spesso usato come ispirazione, specie nel periodo anni Ottanta. Mancano: la droga, la malizia, l’attitudine da rockstar. E cambiano i tempi. Ma tutto il resto - e non è poco, e ci hanno provato in tanti, e comunque a pochi riesce - c’è eccome, movimento pelvico incluso. Il massimo della trasgressione è il riferimento al famoso tavolo di ristorante devastato quest’estate. “Il paese era incazzato perché ho versato un po’ di vino”, sghignazza prima di cantare Depresso fortunato, un po’ La compagnia di Battisti e un po’ Va bene, va bene così sempre di Vasco, almeno alla lontana.

Qui il sesso però è “fare l’amore”, la droga latita, il rock’n’roll appena qualche assolo di chitarra. Eppure funziona. Il segreto di Olly, nome d’arte di Federico Olivieri, sta nell’aver ridato certezze e tradizioni a una generazione di giovanissimi che ha tagliato i ponti con ciò che c’era prima. Si capisce in queste due ore in crescendo, tra i telefonini dei ragazzini. Lui ci mette il minimo sindacale di contemporaneità, di urban, l’autotune per esempio. Poi recupera tanta musica di cui il suo pubblico ha a malapena sentito parlare dai genitori, che spesso comunque non ha mai ascoltato. E però, che musica. Bravo lui a riprendere il testimone, questo non è un revival, pure se la trap, lo streaming e il resto hanno provato a seppellite tutto quanto. Olly, ecco, è l’anello mancante tra le specie. C’è da capire se poi si aggiungeranno gli adulti, vuoi anche solo per un effetto nostalgia, stile Achille Lauro. La strada, nel caso, è spianata.

Intanto i due concerti di Milano sanno di liberazione per lui e per i suoi fan: dopo il rifiuto dell’Eurovision per un tour nei club già blindatissimo, questo è stato il primo, vero momento per capire a che punto è il fenomeno del momento. E sta bene. Il pezzo clou è ovviamente Balorda nostalgia, ma anche Devastante e Per due come noi - le canzoni subito precedenti all’Ariston, con cui qualcuno l’aveva visto arrivare - si tolgono soddisfazioni. Canta pure il brano appena uscito e già campione di visualizzazioni Questa domenica, che pure riecheggia sonorità anni ottanta. Certo non tutto funziona, i ritmi di oggi impongono rilanci su rilanci e perfino lui, che predica calma e dice di essere “senza parole” (ancora Vasco) davanti al bagno di folla, nei fatti ha già ceduto: concerti così grandi e giocoforza lunghi (siamo sulle due ore) richiedono un repertorio ampio, cosa che Olly non ha, complici gli appena due dischi in studio (il 26 settembre è atteso il repack del secondo, Tutta vita); il risultato è di eseguirle proprio tutte, riempitivi compresi, specie nella prima parte, dove in pochi cantano.

Poi lo spettacolo cresce e, soprattutto, lui sembra presente a sé stesso, al contrario degli artisti mordi e fuggi di ora. Succede quando mostra solidarietà ai portuali di Genova, “stop a ‘ste stronzate, allo schifo che stanno facendo a Gaza”. O quando prova a dare il cinque a una ragazza portata via svenuta (esausta: l’Ippodromo, nel fango, è una calca) dalla prima fila. Si scalda, e la gente con lui. Anche gli ospiti - Emma ed Enrico Nigiotti - non rubano l’occhio, così come non lo fa la scenografia essenziale, con gli schermi ai minimi. Olly, si ripete, viene dai locali, dalla gavetta. Nel dubbio, si vede: è urgente e spontaneo senza cadere nell’overacting di alcuni colleghi, riempie da solo il palco senza effetti speciali, il personaggio da ragazzone da osteria, se esiste ancora, gli sta bene; ha ottime carte in mano, ma ci tiene a giocarle senza fretta. Anche la mossa del Ferraris, in un’epoca in cui un San Siro non si nega a nessuno, salvo accorgersi che non tutti i sold out sono davvero tali, è di lotta e di governo: è più facile da riempire, ma al tempo stesso è un guadagno d’immagine enorme, per lui e per Genova. Tutti motivi che fanno pensare che questo debutto su larga scala, per ora più un karaoke-test per le sue spalle larghe che altro, sia il primo di tanti. E che Olly è di quei pochi che, alla fine, resteranno.

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