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Vanni Pierini, morto il fondatore del Premio Recanati

Vanni Pierini, morto il fondatore del Premio Recanati

Il poeta e scrittore aveva fondato la rassegna nel 1990 insieme a Piero Cesanelli

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Da qualche anno aveva perso la memoria. Una beffa per un uomo che aveva fatto proprio del ricordo e dell’impegno artistico e civile la sua cifra di vita.

Vanni Pierini è morto a 81 anni a Cittaducale, borgo medievale in provincia di Rieti dove da tempo si era trasferito, lasciando dietro di sé una lunga scia di bellezza e di visioni culturali. Aveva studiato a Roma, al Liceo Mamiani, appassionandosi prestissimo alla politica e all’impegno civile.

Poi la fame di esplorazione dell’animo umano, tradotte in cultura e conoscenze, lo portarono a abbracciare le arti. Il mondo della musica lo ricorda con gratitudine perché fu lui, insieme a Piero Cesanelli, morto nel 2019, a inventare il premio Recanati, oggi diventato Musicultura. Aveva nel cuore la poesia e la musica: il passaggio alla presidenza di una rassegna inventata per dare voce alla canzone d’autore fu un passo quasi automatico.

Il Premio Recanati, fin dal suo esordio nel 1990, è diventato un punto di riferimento per la musica d’autore in Italia: su quel palco sono passate generazioni di artisti di grande impatto, da Gian Maria Testa a Simone Cristicchi a Patrizia Laquidara e Povia fino ai recenti Mirkoeilcane, Santamarea e Anna Castiglia, a cui si aggiungono tutti i grandi ospiti (praticamente l’intero cast dei big della musica italiana) che negli anni hanno preso parte alla rassegna. Nelle dodici edizioni da lui presiedute, la musica era diventata centrale anche nelle “sonnacchiose Marche”, come dicevano scherzosamente lui e Cesanelli.

Fu grande amico di Fernanda Pivano e raccontò il loro primo incontro con grande sincerità: "Vuoi toglierti le scarpe?" disse con semplicità e allegria. Lo feci, ma ero completamente disorientato e smontato. Il piccolo borghese di provincia che non era ancora morto dentro di me mi instillò diffidenza, e alimentò i miei pregiudizi moralisti e, al fondo, antiamericani. Dieci minuti dopo chiacchieravamo e ridevamo di gusto: subentrarono simpatia, stima e altre affinità circolari inclusive rilassanti. Questo, senza secondi fini, addirittura senza che io motivassi la richiesta di incontro, fu il primo regalo bellissimo ricevuto da lei".

La sua passione per la sua poesia entrava spesso in contrasto con la sua ipercriticità nei confronti di se stesso e dei suoi scritti. Si decise a pubblicare le sue poesia alla fine degli anni Novanta. Tra i suoi libri Il Segreto dell’Uno e dell’Altro (Archinto 1999), Lance nell’infinito (Fuoristagione 2005), Incerte universali passioni (Fuoristagione 2007 ). Particolarmente illuminante del suo spirito liberale e acutamente indagatore, resta l’antologia da lui curata Foglie della memoria: l’Italia del 900 nella poesia del 900 (Ediesse 2006). Poi la malattia.

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