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Paolo Fresu suona per Miles Davis: “Il mio idolo mai incontrato”

Paolo Fresu torna a Umbria Jazz per l'edizione 2026 con "Kind of Miles", un'opera tributo su Miles Davis 

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Il musicista torna a Umbria Jazz con “Kind of Miles”, tributo al genio nel centenario della nascita. “Ho avuto l’occasione di conoscerlo ma mi sono vergognato”
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ROMA – Paolo Fresu porta a Umbria Jazz (apertura il 3 luglio con Sting) lo spettacolo Kind of Miles, un omaggio a Miles Davis in occasione del centenario della nascita del leggendario jazzista. Dove, oltre a suonare, ha anche il ruolo di voce narrante. «Esperienza molto eccitante, formativa, ma ho avuto problemi perché, benché scritto da me, il testo non riuscivo a farmelo entrare in testa. Per il doppio ruolo di attore/musicista chiedevo consigli a Elio, che mi rassicurava dicendo che la difficoltà è normale».

Un momento dello spettacolo di Fresu a Umbria Jazz 

Umbria Jazz è un appuntamento tra i più famosi al mondo, che mantiene da anni un’aura speciale tra i musicisti di ogni parte del pianeta. Negli anni 70, in assenza di grandi tour internazionali, era forse l’unico gancio in Italia con la musica dei grandi: «Io sono arrivato a metà degli anni 80 ma la cosa che mi ha colpito, quando ero…

ROMA – Paolo Fresu porta a Umbria Jazz (apertura il 3 luglio con Sting) lo spettacolo Kind of Miles, un omaggio a Miles Davis in occasione del centenario della nascita del leggendario jazzista. Dove, oltre a suonare, ha anche il ruolo di voce narrante. «Esperienza molto eccitante, formativa, ma ho avuto problemi perché, benché scritto da me, il testo non riuscivo a farmelo entrare in testa. Per il doppio ruolo di attore/musicista chiedevo consigli a Elio, che mi rassicurava dicendo che la difficoltà è normale».

Un momento dello spettacolo di Fresu a Umbria Jazz 

Umbria Jazz è un appuntamento tra i più famosi al mondo, che mantiene da anni un’aura speciale tra i musicisti di ogni parte del pianeta. Negli anni 70, in assenza di grandi tour internazionali, era forse l’unico gancio in Italia con la musica dei grandi: «Io sono arrivato a metà degli anni 80 ma la cosa che mi ha colpito, quando ero spettatore, è stata la relazione col territorio, l’invasione della gente del festival. Mi ricordo il concerto di Miles Davis a Terni, leggendario: avevo l’occasione di conoscerlo ma non andai perché mi vergognavo. Era il mio idolo, non me la sono sentita. In assoluto, però, quello che Umbria Jazz ha insegnato è che si poteva mettere insieme la fragilità di una città d’arte come Perugia con un pubblico molto ampio, con la città stessa che poteva diventare teatro all’aperto. Questo è possibile solo da noi, negli Stati Uniti non c’è lo stesso tipo di accoglienza».

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La presentazione dei dati Siae per il 2025 ha evidenziato il buon andamento del jazz per ciò che riguarda i live in mezzo agli eventi giganteschi del pop: «Nel jazz non ci sarà mai un concerto uguale all’altro. Il pubblico avverte che questo genere accende una scintilla creativa. È una musica del presente. È di nicchia se paragonata con la tv o gli stadi, ma gli spettatori aumentano, anche giovani». E c’è un tema legato ai costi: «Un concerto jazz puoi farlo quasi ovunque, a costi molto ridotti. Tra quello che produci e quello che torna puoi essere presente nel tessuto dei territori, e quindi i conti tornano e si può crescere».

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Tornando a Davis, lo spettacolo è frutto di un lungo studio su libri dedicati al genio del musicista, in particolare la sua autobiografia, la cui rilettura ha svelato a Fresu aspetti che aveva finora sottovalutato: «Trenta anni fa non avevo colto il suo impegno politico. Nel 1959 venne picchiato perché si permise di uscire con una donna bianca. Nel ‘64 fece un concerto per l’elettorato nero e prese parte a tante attività di cui si parla poco. Rileggendolo ora, ho scoperto un altro uomo».

Quest’anno ricorre anche il centenario della nascita di John Coltrane, altro gigante del Novecento: «Ha lasciato un segno profondissimo, mistico, c’è perfino una chiesa dedicata a lui. A love supreme è un disco che ha lasciato un’eredità religiosa. Miles ha avuto una relazione con la contemporaneità, ha vissuto più a lungo, il contatto col rock ha fatto di lui il paladino del cambiamento. Coltrane è stato meno pop».

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