Guccini e Battiato, quella volta insieme in tv: Gaber, Caselli e l’azzardo di “Auschwitz”
di Andrea SilenziROMA – Primo maggio 1967: Francesco Guccini – scomparso oggi a 86 anni - e Franco Battiato si incrociarono in una trasmissione Rai intitolata Diamoci del tu. L’azienda di Stato, che la definì “la nuova trasmissione leggera per i giovani”, voleva dedicare uno spazio agli eroi emergenti dell’allora beat italiano e affidò la conduzione a Giorgio Gaber e Caterina Caselli, quest’ultima già allora attenta talent scout.
I due, ospiti della sesta e ultima puntata del programma, non erano mai apparsi in tv: per con confondere i nomi di battesimo, Gaber consigliò a Battiato di farsi chiamare Franco. Curiosamente, Guccini era senza barba, al contrario di Battiato. I due mondi, all’epoca, non erano così lontani: Guccini propose Auschwitz, che per la Rai di allora era un azzardo assoluto, mentre Battiato era ancora lontano dagli sperimentalismi degli anni a venire e propose La torre, un pezzo abbastanza tradizionale.
Di Battiat…
ROMA – Primo maggio 1967: Francesco Guccini – scomparso oggi a 86 anni - e Franco Battiato si incrociarono in una trasmissione Rai intitolata Diamoci del tu. L’azienda di Stato, che la definì “la nuova trasmissione leggera per i giovani”, voleva dedicare uno spazio agli eroi emergenti dell’allora beat italiano e affidò la conduzione a Giorgio Gaber e Caterina Caselli, quest’ultima già allora attenta talent scout.
I due, ospiti della sesta e ultima puntata del programma, non erano mai apparsi in tv: per con confondere i nomi di battesimo, Gaber consigliò a Battiato di farsi chiamare Franco. Curiosamente, Guccini era senza barba, al contrario di Battiato. I due mondi, all’epoca, non erano così lontani: Guccini propose Auschwitz, che per la Rai di allora era un azzardo assoluto, mentre Battiato era ancora lontano dagli sperimentalismi degli anni a venire e propose La torre, un pezzo abbastanza tradizionale.
Di Battiato, Guccini aveva sempre conservato un ricordo affettuoso e pieno di ammirazione: lo raccontava come un grande barzellettiere, a dispetto della sua aura un po’ ieratica, oltre che come un grande artista. Quella serata è uno di quegli incontri casuali che finisce per cambiare la Storia. Forse solo Caterina Caselli aveva capito davvero che la musica italiana stava entrando nel futuro.