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Fabio Rovazzi: “Altro che star, ma ho due superpoteri: i baffi e la mia normalità”

Il musicista è in testa alle classifiche con “Costiera amalfitana” nuovo tormentone estivo che firma con Arisa e Nino D’Angelo
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ROMA – Qualcuno lo avrà riconosciuto, nell’afa milanese dei primi giorni di agosto, mentre solcava le strade semi vuote a bordo di un monopattino. “Purtroppo ho la faccia che ho”, sorride Fabio Rovazzi. “L’unica volta che in questi ultimi dieci anni mi sono sentito invisibile è stata quando ho tagliato i baffi. Come Clark Kent e gli occhiali: senza baffi ho il dono dell’invisibilità. Nessuno mi ha fermato per un selfie neanche in piazza Duomo”. Posto a tavola tra le signore e i signori del tormentone all’italiana, in questa estate Rovazzi ha coinvolto Arisa e Nino D’Angelo nella sua Costiera amalfitana. “Trio veramente improbabile, non ci speravo nel risultato…”.

Rovazzi, niente finta modestia. Da dieci anni sforna tormentoni quasi ogni singola estate: non ci racconti che non se l’aspettava.

“Giuro, stavolta è una sorpresa. Siamo usciti tardi, c’erano tante incognite sulla promozione. E ho lottato fino alla fine contro una sensazione di appropriazione culturale”.

Cioè?

“Che c’ent…

ROMA – Qualcuno lo avrà riconosciuto, nell’afa milanese dei primi giorni di agosto, mentre solcava le strade semi vuote a bordo di un monopattino. “Purtroppo ho la faccia che ho”, sorride Fabio Rovazzi. “L’unica volta che in questi ultimi dieci anni mi sono sentito invisibile è stata quando ho tagliato i baffi. Come Clark Kent e gli occhiali: senza baffi ho il dono dell’invisibilità. Nessuno mi ha fermato per un selfie neanche in piazza Duomo”. Posto a tavola tra le signore e i signori del tormentone all’italiana, in questa estate Rovazzi ha coinvolto Arisa e Nino D’Angelo nella sua Costiera amalfitana. “Trio veramente improbabile, non ci speravo nel risultato…”.

Rovazzi, niente finta modestia. Da dieci anni sforna tormentoni quasi ogni singola estate: non ci racconti che non se l’aspettava.

“Giuro, stavolta è una sorpresa. Siamo usciti tardi, c’erano tante incognite sulla promozione. E ho lottato fino alla fine contro una sensazione di appropriazione culturale”.

Cioè?

“Che c’entro io, famiglia lombarda da generazioni, con la costiera amalfitana? Come dice Nino D’Angelo nella canzone: “’A costiera amalfitana nun t’‘a può purtà a Milano’”.

Somma maestria. In effetti avrebbe almeno potuto scegliere quella ligure.

“E invece è Amalfi che ho visto nel deserto”.

Andiamo bene, pure le visioni?

“Spiego: il pezzo era pronto cinque anni fa. Ero nel deserto dello Utah per un servizio televisivo sugli Ufo”.

Le cose non migliorano…

“Rimanemmo bloccati. E la costiera amalfitana mi si palesò quasi come un miraggio, come la via di fuga da quella situazione”.

Musica, televisione, cinema. Lavorare nello spettacolo era il suo sogno da bambino?

“Devo deludervi. Da bambino non ricordo di aver avuto sogni sul mio futuro. Avevo due passioni molto concrete. Fare filmini e fotografie”.

Il primo filmino che ha fatto?

“Con quello che avevo sottomano e una piccola videocamera ho ricreato alcune scene di un episodio di Star Wars”.

E i suoi genitori che ne pensavano?

“Mio padre era un grande appassionato di cinema. Tra i primi film che mi ha fatto vedere c’è stato Arancia meccanica di Kubrick”.

Che nella classifica dei film per bambini è all’ultimo posto.

“Anche io mi chiedo cosa sarebbe diventata la mia vita se mi avesse fatto vedere, che ne so, Balto…”.

Compensava la mamma?

“Grande appassionata di musica classica. Forse quel po’ di orecchio musicale che ho arriva da lì. E dai dischi di Elio e le Storie Tese che aveva mio padre”.

Per la musica ha lasciato le superiori. La materia che più odiava?

“L’italiano”.

Detto così suona male.

“Sarà stato il professore ma in quella materia non avevo stimoli. Adoravo il disegno a mano libera”.

E gli schemi non le si addicono, infatti. In dieci anni non ha ancora pubblicato un disco. Solo singoli. Pigrizia?

“Cura di me stesso”.

Addirittura?

“Non riuscirei mai a selezionare le canzoni per un disco, per me hanno tutte lo stesso valore. E poi a me piace sparire. E’ difficilissimo ma ho la fortuna di poterlo fare. Restare a casa e lavorare con calma è il maggior dono che questa professione mi ha fatto”.

E’ metodico sul lavoro?

“Non ho abitudini. Di sicuro c’è che le idee non arrivano se resto in studio per ore intere. Arrivano se ascolto altra musica, mentre guardo un film. O quando vado in giro sul monopattino”.

A proposito: nel video di “Costiera Amalfitana”, proprio mentre è in giro sul monopattino, incontra Antonino Cannavacciuolo.

“E ho messo sui social l’esito dell’incontro. Mi ha dato uno dei suoi biblici ceffoni sulla schiena. Mi sa che ho ancora il livido con le cinque dita”.

Collaborazioni con chiunque, alza il telefono e arruola Cannavacciuolo. Ha una grande vita mondana?

“Ma che, ho il contrario della FOMO”.

Un anno fa è morto Pippo Baudo. Con lui ha condotto Sanremo Giovani.

“Mi chiama Baglioni, allora direttore artistico del Festival. Mi dice: “Fabio, ho avuto questa idea…”. Quattro ore dopo ero a Roma a parlarne di persona. Era una delle mie prime volte nel ruolo di conduttore. Baudo mi ha insegnato tutto”.

Lo ripetono in tanti.

“Ed è vero. Dopo le prime prove lo saluto, gli do appuntamento al giorno dopo. Lui sgrana gli occhi e mi fa: “Ma non se ne parla. Adesso io e te ripetiamo la scaletta”. Finimmo alle quattro del mattino. Ho capito che bisogna sapere tutto, ricordarsi tutto, ogni informazione su chiunque va in onda. La tv non consente esitazioni. Bisogna essere preparati mentalmente e fisicamente”.

Fa sport?

“Lo guardo soprattutto. Sono un grande amico di Stefano Domenicali: è riuscito a rilanciare il racconto della Formula 1. Ogni sport ha bisogno di eroi”.

Lei si sente un eroe del pop italiano?

“Al limite un antieroe. Forse è quello il mio superpotere”:

Oltre ai baffi?

“Sì: non essere belli in un mondo di belli, non avere una bella voce in un mondo di belle voci. Salvato dalla mia normalità”.

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