Spettacoli

New York, via alla fase 2. La città sbarrata negli scatti del fotografo siciliano Renato Zacchia

Una città ferita e arrabbiata che ha voglia di rinascere e di cambiare. Ecco come l'artista ha ritratto la Grande Mela

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Vetrine di lusso sbarrate con assi di legno, negozi barricati, hanno trasformato durante il lockdown e i giorni delle proteste,  l’anima commerciale e vibrante di New York in una città statica, silenziosa, a tratti surreale. A documentare  la Grande Mela in quei giorni c’era l’obiettivo del fotografo Renato Zacchia, siciliano di origine ma newyorchese d’adozione. Attraverso i suoi scatti si percepisce una città arrabbiata, ferita ma anche una città che ha una grande voglia di rinascere e di cambiare. Oggi che la Grande Mela entra nella “Fase 2”, con la riapertura graduale di negozi e ristoranti, gli scatti di Zacchia diventano parte di una storia che tutti abbiamo vissuto attraverso le telecamere e le pagine dei giornali.


“Davanti al mio obiettivo - racconta Zacchia - ho trovato un paesaggio urbano profondamente cambiato. Mancano i riflessi delle vetrine ormai oscurate. Le strade, un tempo animate della Grande Mela , in quei giorni erano quasi deserte e costellate di edifici sbarrati, verniciati a spruzzo e colpiti dopo giorni di saccheggi. Sembrava di stare in piena “war zone”. Renato é andato sulla Quinta Strada  e giú fino a Soho, il quartiere delle gallerie e dei negozi esclusivi, e non si é lasciato sfuggire il senso del cambiamento e del messaggio politico impresso nei graffiti e nelle scritte delle barricate dei negozi. “A colpirmi é stata la rabbia espressa dalle parole scritte sui muri, il senso di sdegno che però si trasforma in un grido corale di unità-commenta Zacchia. La violenza che ha causato la morte di George Floyd, ha superato ogni limite di tolleranza.


New York è stanca, cosi come l’America, di assistere a questo abuso di potere esercitato dalla polizia, soprattutto sulla comunita’ di colore. “Black lives matter” è gridato e scritto ovunque. Enough is enough! E’ il messaggio che i newyorchesi vogliono dare”. Così le vetrine diventano una grande tela dove pittori, writers, artisti, esprimono il loro dissenso e la loro rabbia con dipinti, scritti e graffiti. La voglia di ricominciare che ne trapela é tanta. “Non ho mai visto New York cosi’ ferita- continua Renato. Questa città non e’ stata disegnata per essere statica, ma per vibrare, pulsare con il traffico, la confusione, il rumore che echeggia sui grattacieli come nei Canyons”.

Renato Zacchia,  vive nella Grande Mela da oltre trent’anni.  E’ stato fotografo di scena per l’ultimo documentario di Michelangelo Antonioni sulla Sicilia,  ha ritratto Rudollf Nurejev, Giancarlo del Monaco, Kofi Annan, Mastislav Rostropovitch, Oleg Cassini, Mira Sorvino, Milla Jovovich, Richard Avedon.  E’ stato anche  fotografo ufficiale per la Ferrari e Maserati.  Alla sua città d’adozione, ha dedicato la mostra “The Moving City“, una preziosa raccolta d‘immagini in bianco e nero, oggi in mostra permanente presso la collezione privata di Asuka Communication di Tokyo.


New York é la sua principale fonte di ispirazione: che sia la Grande Mela glamour e modaiola, o la quotidianità del popolo della subway e gli angoli meno conosciuti. In tutti i suoi scatti non cambia la curiosità, la precisione ma soprattutto l’umanità e la voglia di raccontare una storia con empatia e di mostrarci una città senza riserve, lontana dai soliti cliché. “Per noi fotografi vivere in America o meglio a New York, è come  vivere la storia sempre in prima pagina. Tutto accade cosi in maniera plateale tanto da ripercuotersi a livello globale. Non so come sarà la New York del futuro. E’ difficile dirlo, ma sicuramente diversa. Per fortuna New York ha la capacità di rialzarsi come ha fatto dopo l’11 Settembre. Anzi, è ritornata più forte ed unita”.