Spettacoli

Simona Marchini e l’arte di vivere: "Io sono una sorpresa per me stessa"

A quasi 80 anni, che compirà il 19 dicembre, pubblica l'autobiografia 'Corpo estraneo' in cui racconta la famiglia, il legame col padre, la politica, il successo in tv e l’insicurezza
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La famiglia, il Pci, gli amori infelici, travolgenti, platonici, la passione per l'arte, la scoperta del talento, la tv, la lirica ma anche l'amarezza per le amicizie finite. La gioia per la nascita della figlia Roberta e il dolore immenso, la perdita di quattro bambini "perché non riuscivo a portare a termine le gravidanze, terribile. Il lavoro mi ha salvata". Simona Marchini si racconta nell'autobiografia Corpo estraneo - La mia vita tra arte, musica e teatro (Baldini+Castoldi) con l'ironia che la caratterizza e una vena di malinconia". Il 19 dicembre festeggerà un compleanno tondo, 80 anni, ma questa signora curiosa, innamorata della vita, conserva un candore da ragazza pronta a scoprire il mondo. "Mi è sempre piaciuto scrivere, non è un bilancio: io sono una sorpresa per me stessa".

Nata in un'importante famiglia romana di costruttori, i Marchini, soprannominati "calce e martello" (il padre Alvaro, comunista, amico degli artisti, fu presidente della Roma negli anni 70), Marchini diventa attrice per caso a 40 anni grazie a Don Lurio. "Una sera a Cortina raccontavo con ironia i miei matrimoni a Delia Scala e Don Lurio che si divertì molto. Dopo pochi giorni mi chiamò il regista Romolo Siena chemi convocò in Rai per un provino per A tutto gag: dovevo fare Iside Martufoni, passeggiatrice sul Raccordo anulare. Insomma una battona". Era esilarante, ma il suo ex marito Ciccio Cordova, amatissimo giocatore della Roma, non la prese bene. "Mi disse che ero vecchia e ridicola. Renzo Arbore vide il provino e mi chiamò per Quelli della notte. In quel periodo papà era malatissimo, stavo con lui tutto il giorno e la sera mi truccavo per interpretare la candida telefonista del 'signor Arbore'. La vena comica è di famiglia, mamma era spiritosa". Nel libro emerge la mancanza di autostima, scrive che tanti bussavano al suo camerino dicendo: "Ma sei brava!". "Hanno dovuto convincermi gli altri, anche se sono andata avanti, la volontà di fare le cose era più forte. Quel "ma" racchiude lo stupore di chi non è mai riuscito a collocarmi".

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Da studentessa ha come mentore il professor Giacomo Debenedetti. "Era un uomo elegante. Mi diceva che ero l'ultimo amore della sua vita, non mi ha mai sfiorato neanche la mano. Ci sedevamo al tavolo di un bar a via Veneto. Io bevevo il tè e lui una vodka. Ero iscritta a Lettere ma ero bloccata, mi incoraggiò a riprendere gli studi". Primo marito aristocratico calabrese, poi Cordova, il legame con lo scenografo Pierluigi Samaritani: se dovesse fare un bilancio? "Ho amato e sono stata molo amata, non mi posso lamentare: corteggiata sempre insicura". Spiega che da ragazza doveva rendere conto perché "ricca e comunista". "Era una sofferenza" racconta l'attrice "evidentemente le compagne di classe sentivano discorsi in famiglia, si creava una specie di imbarazzo non voglio parlare di invidia. Io e mia sorella eravamo ragazzine modeste, frequentavamo la scuola pubblica. Tornavamo a casa mogie mogie e papà spiegava: viviamo in una società capitalista, io e zio Alfio siamo imprenditori, ci va bene e si costruisce. Siamo diventati ricchi ma non vuol dire che non abbiamo coscienza dei bisogni degli altri. Era molto amico di Antonello Trombadori, erano stati insieme nella Resistenza; venivano a cena Togliatti e Amendola".

Si capisce che suo padre è stato una figura fondamentale nella sua vita. "Era una persona generosissima, i vecchi operai lo adoravano. Ha aiutato tanta gente. Per lui il Pci era tutto. Siamo cresciute con questa coscienza cristiana anche se in chiesa non andavamo". Il rapporto con la politica è rimasto: "Ho invitato Roberto Gualtieri nella mia galleria, piena di artisti. Ha detto subito: "Sono qui per ascoltare". E' intelligente, vuole ridare dignità a questa povera città". Si era impegnata anche per suo cugino Alfio. "Grande delusione. Mi chiamò per sostenere la sua candidatura a sindaco di Roma nel 2013, gli feci promettere di lavorare sui progetti per le scuole. Sparito".