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Piero Angela, un gigante della televisione: a 93 anni progettava il futuro

Tanti anni fa "mentre mangiavamo alla mensa Rai mi disse che televisione è un mezzo potentissimo e può fare molto di più. Era così, in quegli anni Sessanta la Tv stava scoprendo la sua enorme capacità di penetrazione, non tutti se n'erano ancora resi conto"
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Questa estate rovente, agitata da presagi e crudele, si è portata via tre giganti della comunicazione: Angelo Guglielmi, Eugenio Scalfari in luglio, ora Piero Angela. Diversi l'uno dall'altro, con personalità, carattere, competenze anche lontane, tuttavia accomunati dal fine del loro lavoro: far circolare delle idee, raccontarle, renderle accessibili al maggior numero possibile. Piero Angela viene oggi ricordato per questo ma anche Scalfari e Guglielmi, ognuno a suo modo, hanno avuto uguale merito inventandosi, come hanno fatto, una rete televisiva e un quotidiano nuovi.

Ho conosciuto Angela quando era, con Andrea Barbato, uno dei conduttori del Telegiornale diretto da Fabiano Fabiani, uno dei migliori notizia…

Questa estate rovente, agitata da presagi e crudele, si è portata via tre giganti della comunicazione: Angelo Guglielmi, Eugenio Scalfari in luglio, ora Piero Angela. Diversi l'uno dall'altro, con personalità, carattere, competenze anche lontane, tuttavia accomunati dal fine del loro lavoro: far circolare delle idee, raccontarle, renderle accessibili al maggior numero possibile. Piero Angela viene oggi ricordato per questo ma anche Scalfari e Guglielmi, ognuno a suo modo, hanno avuto uguale merito inventandosi, come hanno fatto, una rete televisiva e un quotidiano nuovi.

Ho conosciuto Angela quando era, con Andrea Barbato, uno dei conduttori del Telegiornale diretto da Fabiano Fabiani, uno dei migliori notiziari che la Rai abbia mai fatto. Un giorno che mangiavamo insieme alla mensa di viale Mazzini (ricordo che prese come dessert due albicocche gelate) mi disse perché l'informazione televisiva non lo soddisfaceva interamente. La televisione è un mezzo potentissimo, disse, può fare molto di più. Era così, in quegli anni Sessanta la Tv stava scoprendo la sua enorme capacità di penetrazione, non tutti se n'erano ancora resi conto. Infatti poco dopo lo avrebbe scoperto, ma per tutt'altri fini, un uomo come Silvio Berlusconi. Sembravano parole buttate lì in una mensa aziendale, invece erano il germe di quell'immensa opera di divulgazione alla quale, poco dopo, avrebbe messo mano.

Per quanto mi riguarda devo a lui, almeno in parte, l'operazione analoga che ho cercato di fare prima con i libri poi con la musica. Il direttore generale Ettore Bernabei alla fine di quel decennio rimosse Fabiani dalla direzione del Tg perché il clima politico era cambiato, in compenso gli affidò la direzione dei programmi culturali. Subito mettemmo mano, tra gli altri, a due programmi dedicati alla musica. Uno, 'C'è musica e musica', affidato alla cura di Luciano Berio; uno, 'Grandi direttori d'orchestra', che curai personalmente. Ritenevamo che fosse doveroso divulgare un po' di conoscenze musicali in un paese così musicalmente dotato e di così vasta ignoranza in quel campo. Era la Rai monopolista, pre-Berlusconi, certi lussi se li poteva permettere. Angela aveva scelto invece la scienza e la tecnologia. Ha spiegato lui stesso quando e dove (Stati Uniti) ebbe l'intuizione che quello era un campo dove c'era da fare un'enorme quantità di lavoro utile per diffondere qualche notizia, informare su qualche novità. Ancora una volta, in un paese che alle materie scientifiche si è sempre avvicinato con difficoltà perfino sul piano filosofico.

Divulgare (nella forma antica: Divolgare) è un verbo nobile sta per diffondere tra il volgo, rendere noto a chi ancora non sa, far conoscere. Quando Angela vide di quali prodigi tecnologici era capace la nuova industria spaziale americana, capì che quello avrebbe segnato il futuro di generazioni. Come infatti è avvenuto. Divulgare materie umanistiche è diverso, un occhio come quello di Piero Angela doveva - per lo più - mantenersi fisso su un presente sul punto di diventare futuro; l'occhio umanistico invece non deve perdere di vista il passato, anzi di quel passato deve saper cogliere gli elementi che si sono trasformati in presente. Soprattutto nella musica questo è vero. La grande musica occidentale, senza dubbio la migliore che l'umanità abbia mai prodotto, è materia circoscritta, possiamo dire, approssimando, che comincia con J. S. Bach e finisce nella prima metà del XX secolo. Non che finisca tutta la musica, finisce però quella che in Bach aveva trovato il suo definitivo 'temperamento'.

 

Tutto sommato si tratta di poco più di tre secoli durante i quali tutto è stato scritto, composizioni che si specchiano l'una nell'altra, attraverso le quali il passato viene continuamente reinventato e trascinato in avanti. Piero Angela queste cose le sapeva benissimo, aveva coltivato, soprattutto in gioventù, una passione per il jazz che è arte difficile dove non c'è una partitura da leggere e interpretare ma un istinto da seguire, una sonorità, e un ritmo, che nasce dentro, da sé. Eppure, non ha mai pensato di farsi divulgatore musicale come avrebbe potuto benissimo fare. Ha scelto la scienza forse per meglio mettersi alla prova. Credo di poter dire che la sua forza, quello che gli ha permesso di arrivare a 93 anni con totale, integra, lucidità è stato questo sua capacità di guardare continuamente in avanti. Poche settimane fa, credo in giugno, mi raccontava in un corridoio di viale Mazzini quali erano i suoi progetti futuri, lo sguardo ancora rivolto al futuro. Divulgare, uno dei modi migliori di "fare la propria parte", come lui stesso ha scritto.