Spettacoli

Rocio Munoz Morales: "Scrivo romanzi come amo Raoul: per restare fedele a me stessa"

L'attrice pubblica "Dove nasce il sole" il suo secondo libro. "Mi piaceva tanto il giornalismo: recito per caso"
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"Fin da quando ero molto piccola ho trovato nella scrittura uno sfogo, un modo di creare qualcosa che fosse mio, senza nessun obiettivo", dice Rocio Muñoz Morales, "era anche molto liberatorio scrivere pensieri e stati d'animo, anche quando faticavo di più a esprimermi con le parole". L'attrice spagnola ha appena pubblicato il secondo romanzo, Dove nasce il sole (editore La Corte), storia di Ana, una donna dalla vita in apparenza perfetta, che durante una vacanza a Capri prende in mano la propria esistenza e rimette tutto in discussione.

Quando ha cominciato a scrivere?
"Sono una curiosa di storie, degli altri modi di vivere. Ho frequentano il corso di giornalismo perché mi piaceva l'idea di raccontare gli altri. Mio padre, venendo da una famiglia umile, non ha frequentato l'università, ci teneva tanto che mi laureassi. Sono la piccola di tre sorelle tutte laureate".

Invece ha scelto di recitare.
"Mi piaceva tantissimo il giornalismo scritto, la cronaca, sono arrivata fino al terzo anno. Mi sono ritrovata su un set per caso per guadagnare due soldi e mi è piaciuto, ho pensato che fosse un modo più profondo per conoscermi e toccare corde ancora più intime".

I suoi genitori come l'hanno presa?
"Non benissimo. Sono sempre stata una bambina molto matura per la mia età, studiavo per portare i voti più belli a casa. Quando ho lasciato gli studi per papà è stato terribile, all'inizio la mia scelta ha creato un po' di distanza tra noi. Fare l'attrice non gli sembrava un lavoro adatto, lo considerava frivolo. Ho sempre approcciato le cose della vita con serietà e entusiasmo, non mi sono mai donata al 50% in niente. Avevo chiara la strada da percorrere. Anche il fatto di trasferirmi in Italia è stata una scelta drastica e sofferta ".

Ma oggi i suoi che dicono?
"Avevo 25 anni ora ne ho 34, ho incontrato Raoul (Bova) sono diventata mamma due volte. Ho girato tante fiction, fatto Sanremo: all'epoca loro non avevano capito niente. Questo per me è stato un anno importante, sono stata madrina alla Mostra di Venezia, loro erano con me. Credo che mamma abbia capito quando mi ha chiamato da Madrid: "Rocio, sei sull'autobus, c'è la tua foto", nei video con le notizie c'ero io".

Venezia 79, l'arrivo della madrina Rocío Morales accolta dal presidente della Mostra Barbera

La protagonista del libro rivede un rapporto che sembrava solido: voleva riflettere sull'amore?
"Quante volte facciamo rinunce per compiacere le persone, ci annulliamo, rinunciamo a quello che ci piace per l'altro?".

Succede: a lei è capitato?
" L'amore è un atto di altruismo, generosità, pazienza. Ma non bisogna perdere quello che sei, la tua vera essenza. In passato, in rapporti prima di Raoul, è capitato di perdere di vista me stessa. Mi ero annullata, ero diventata trasparente, volevo donare tanto all'altro che Rocio non c'era più. È sbagliatissimo".

Ne era consapevole?
"No, poi ho capito che non era amore. Amare non significa che qualcuno ti deve cambiare o che devi cambiare l'altro, ma evolversi rimanendo fedeli a se stessi. Non bisogna annullarsi".

Ha pensato che il libro possa diventare un film?
"L'ho scritto immaginando le scene, sì, sarebbe bello se diventasse un film. Ma non sogniamo troppo".

Che farà a Natale?
"Penso che lo passeremo a Roma con la famiglia di Raoul, poi per la Epifania andiamo in Spagna. L'arrivo dei Re Magi è una grande festa, le bambine hanno l'età giusta per viversela. L'anno scorso non sono potuta andare, ho preso il covid" .