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Il business non fa per alcune star. Tutti i flop, da Jay-Z a Paltrow

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Musicisti e cantanti spesso hanno cercato fortuna oltre le loro naturali qualità. Ma non sempre ci sono riusciti. Anzi
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New York - Star nel mondo dello spettacolo ma non negli affari. Il brand di cannabis Monogram, fondato dal produttore e rapper Jay-Z, sta letteralmente andando in fumo, dopo aver perso mezzo miliardo di dollari dal giorno del lancio, avvenuto nel 2020.

L’azienda ha bruciato rapidamente l’investimento di 575 milioni e ha subito negli anni perdite significative. E l’attrice Gwyneth Paltrow non sembra passarsela meglio: la sua compagnia, Goop, nata per il benessere delle donne e con il lancio di prodotti estremi, tipo la candela al profumo della sua vagina, sembra avviata alla fine della sua altalenante parabola. Essere eccentrici e famosi non trasforma il business in miniera d’oro.

Le supermodelle Naomi Campbell, Elle Macpherson e Claudia Schiffer lanciarono nel 1995 il Fashion Cafe, ma il ristorante chiuse tre anni dopo a causa di problemi finanziari. Stessa sorte per il ristorante Pastamania aperto in Minnesota dal wrestler Hulk Hogan e affondato dopo pochi mesi dalle critiche per la…

New York - Star nel mondo dello spettacolo ma non negli affari. Il brand di cannabis Monogram, fondato dal produttore e rapper Jay-Z, sta letteralmente andando in fumo, dopo aver perso mezzo miliardo di dollari dal giorno del lancio, avvenuto nel 2020.

L’azienda ha bruciato rapidamente l’investimento di 575 milioni e ha subito negli anni perdite significative. E l’attrice Gwyneth Paltrow non sembra passarsela meglio: la sua compagnia, Goop, nata per il benessere delle donne e con il lancio di prodotti estremi, tipo la candela al profumo della sua vagina, sembra avviata alla fine della sua altalenante parabola. Essere eccentrici e famosi non trasforma il business in miniera d’oro.

Le supermodelle Naomi Campbell, Elle Macpherson e Claudia Schiffer lanciarono nel 1995 il Fashion Cafe, ma il ristorante chiuse tre anni dopo a causa di problemi finanziari. Stessa sorte per il ristorante Pastamania aperto in Minnesota dal wrestler Hulk Hogan e affondato dopo pochi mesi dalle critiche per la cattiva qualità del cibo, mentre la casa di produzione cinematografica SpringHill di LeBron James, star del basket Nba, ha accumulato l’anno scorso perdite per 30 milioni e chiudere il 2024 in rosso. E pochi ricordano che l’ereditiera Paris Hilton voleva diventare stilista.

(reuters)

Jay-Z e Paltrow allungano la serie dei flop da star. I prodotti creati dall’attrice hanno destato più interesse tra i siti di gossip che tra i clienti, tipo il dildo d’oro a 24 carati in vendita a 15 mila dollari, il soffione della doccia con “doppio stimolatore clitorideo” a 119 e il cappellino da baseball con congegno incorporato per stimolare la ricrescita dei capelli a 449. Goop ha dovuto affrontare anche cause legali e tagli di personale. A settembre la compagnia ha ridotto il numero dei dipendenti del 18 per cento e poi ha fatto di recente un altro giro di licenziamenti che ha colpito il sei per cento della forza lavoro. Paltrow non ha nascosto le difficoltà, spiegando sui social che potrebbe tornare a concentrasi su ciò che l’ha resa famosa: fare l’attrice. La scelta potrebbe accelerare la fine del suo business.Il brand di Jay-Z ha pagato, invece, la scarsa qualità dei prodotti, bocciati dagli utenti, e poi la California si è dimostrata mercato molto competitivo per Monogram.

L’entourage di Jay-Z ha detto che il produttore non è più legato a Monogram e che alla fine la compagnia è stata venduta a un’altra azienda, Gold Flora, a sua volta sommersa da problemi finanziari. L’intenzione iniziale dell’artista era creare una rete di negozi di cannabis fashion, tra California e Arizona.

L’azienda aveva ricevuto coperture di riviste glamour come Gq, Vogue e Vanity Fair e utilizzato una vecchia casa di Frank Sinatra a Palm Springs per rendere leggendario il lancio, ma alla prova del mercato Jay-Z ha fallito. Quest’anno l’azienda ha riportato perdite per 56 milioni, mentre Gold Flora è stata denunciata da un’azienda californiana produttrice di cannabis, per non aver pagato 20mila dollari in forniture.

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