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Torna Amadeus, ma qui non c’è traccia del genio di Mozart

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Multischermo / Su Sky la serie firmata da Joe Barton
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Il consiglio è scontato nonché obbligato — e richiama in maniera sinistra quanto accaduto di recente con Sandokan. Chi si mette alla tv, su Sky, e inizia la miniserie Amadeus — cinque puntate create da Joe Barton — avendo fisso in mente il film-capolavoro di Milos Forman, anno 1984, è meglio che impieghi diversamente le giornate di festa.

Per tutti gli altri arriva una riedizione assai curiosa della vicenda pressoché leggendaria che mette in scena la coppia inossidabile Mozart-Antonio Salieri. C’è un notevole investimento di mezzi, c’è parecchia suggestione che coglie nel segno (bisogna resistere fino a metà del secondo episodio, poi tutto decolla) c’è un libertinaggio di idee e messa in scena che verrà addebitato alla ricerca di un pubblico nuovo ma che ha il suo fondamento, nemmeno tirato via.

Ci sono Will Sharpe, che è Mozart e Paul Bettany che è il …

Il consiglio è scontato nonché obbligato — e richiama in maniera sinistra quanto accaduto di recente con Sandokan. Chi si mette alla tv, su Sky, e inizia la miniserie Amadeus — cinque puntate create da Joe Barton — avendo fisso in mente il film-capolavoro di Milos Forman, anno 1984, è meglio che impieghi diversamente le giornate di festa.

Per tutti gli altri arriva una riedizione assai curiosa della vicenda pressoché leggendaria che mette in scena la coppia inossidabile Mozart-Antonio Salieri. C’è un notevole investimento di mezzi, c’è parecchia suggestione che coglie nel segno (bisogna resistere fino a metà del secondo episodio, poi tutto decolla) c’è un libertinaggio di idee e messa in scena che verrà addebitato alla ricerca di un pubblico nuovo ma che ha il suo fondamento, nemmeno tirato via.

Ci sono Will Sharpe, che è Mozart e Paul Bettany che è il Salieri già di prima scena, ormai decrepito, intento a raccontare una lunga storia a Constanze, ovvero la vedova del genio musicale che fu la sua ossessione (lei è una notevolissima Gabrielle Creevy, ma anche gli altri due si danno da fare parecchio). E si torna a Vienna a fine Settecento quando il talento venticinquenne Amadeus sbarca a corte, convocato in quanto si parla troppo bene di lui. L’imperatore, pianista mediocre e frustrato, gli addebita subito l’esistenza di “troppe note” nel suo lavoro, e anche questo fa parte del bagaglio da leggenda. Ma il compositore di corte, appunto Salieri, non ci sta, si sente finito e soprattutto si mette a parlare con Dio in persona chiedendogli se ci sia giustizia in una tale differenza di bravura e doni dal cielo. Il talentaccio Mozart, intanto, consuma in modo febbrile sé stesso e la vita da prendere a morsi violenti. Questo è, prendere o lasciare. Mantenendo l’alternativa: o si gira appunto al largo, oppure ci si chiede in che modo la vicenda immortale e iconica, altroché, Mozart-Salieri debba essere rappresentata oggi per un pubblico nuovo e il più ampio possibile. E c’è caso che questo Amadeus incarni una risposta più che accettabile.

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«È vero, sono volgare. Ma vi assicuro che la mia musica non lo è». (Wolfgang Amadeus Mozart)

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