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Lino Banfi, il doppiosenso di una vita piena di risate

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ll documentario di Marco Spagnoli “Lino d’Italia – Storia di un itAlieno” celebra i 90 anni dell'attore pugliese, dagli esordi con Totò e Arbore fino al fenomeno di Nonno Libero, tra aneddoti e memoria dello spettacolo italiano
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Fresco novantenne, Lino Banfi ha avuto mercoledì su Rai 1 una celebrazione che fin dal titolo, traforato di giochi di parole, ha reso l’idea. Lino d’Italia – Storia di un itAlieno, documentario di Marco Spagnoli scritto con lo stesso Banfi: ancora in questi giorni, l’attore non ha smesso un minuto di raccontarsi, ogni volta tirando fuori aneddoti e passaggi di vita e carriera che un po’ sembra di averli sentiti mille volte, un po’ suonano invece inediti: ma comunque frutto di un talento nell’intrattenere che deborda e abbatte qualunque resistenza.

Lino Banfi compie 90 anni: "La soddisfazione più grande? Le scuse di chi ha criticato il mio cinema"

Il senso di Banfi lo racconta Renzo Arbore nel doc, quando spiega che con nessun altro bastava lanciare uno spunto nella recita improvvisata per vederlo imboccare subito il giusto snodo successivo verso la gag. E non sarà di cer…

Fresco novantenne, Lino Banfi ha avuto mercoledì su Rai 1 una celebrazione che fin dal titolo, traforato di giochi di parole, ha reso l’idea. Lino d’Italia – Storia di un itAlieno, documentario di Marco Spagnoli scritto con lo stesso Banfi: ancora in questi giorni, l’attore non ha smesso un minuto di raccontarsi, ogni volta tirando fuori aneddoti e passaggi di vita e carriera che un po’ sembra di averli sentiti mille volte, un po’ suonano invece inediti: ma comunque frutto di un talento nell’intrattenere che deborda e abbatte qualunque resistenza.

Lino Banfi compie 90 anni: "La soddisfazione più grande? Le scuse di chi ha criticato il mio cinema"

Il senso di Banfi lo racconta Renzo Arbore nel doc, quando spiega che con nessun altro bastava lanciare uno spunto nella recita improvvisata per vederlo imboccare subito il giusto snodo successivo verso la gag. E non sarà di certo snobismo il giudicare a livelli superiori proprio certe collaborazioni con Arbore – Il caso Sanremo, ma anche il debutto assoluto in tv a Speciale per voi, dove si intuiva già il seguito. Anche perché Arbore ci andava a nozze proprio con le tecniche di avanspettacolo più puro (titolo di una gag: il Mulo. Eccetera), adorando per sempre il genere che aveva in Totò il Principe assoluto, quel Totò che consigliò a Lino di cambiare cognome d’arte e arrivò Banfi.

Ognuno, di una carriera dove c’è tutto (Nonno Libero quasi figura istituzionale del Paese, dopo gli anni scollacciati di sexy-comedy e allenatori nel pallone - e per cosa lo avevano preso) si accaparra il pezzo preferito.

Banfi non ha resistito alla vezzosa tentazione di sceneggiare ancora, nel doc: in teatro, da solo, dialoga con il sé stesso giovane e alla fine anche con il padre. Glielo si concede, anche per la miscela di quasi soggezione per una storia artistica così, e una dimensione umana che si intuisce completa di tutto. Il doc poteva chiamarsi “Il doppiosenso della vita”: riduttivo certo, ma difficilmente attaccabile. E soprattutto diffusore di buonumore senza soste.

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Momento top per chi ne sa. La comicità sfrenata, a livelli stellari, di Fracchia la belva umana: e il racconto su come nacque la scena dell’irruzione del commissario Banfi nella trattoria provvista di stornellatore incauto alla porta.

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