Spettacoli

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Jordi Savall e la magia della musica armena

In scena a Roma il violoncellista e direttore d'orchestra catalano. Una serata dal titolo "Spirito d'Armenia" con il suo gruppo Hespèrion XXI e quello dei Musicos Armenios per far conoscere il patrimonio musicale della più antica civiltà cristiana d'Oriente

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ROMA - Torna in Italia Jordi Savall, uno dei più amati e celebrati interpreti della musica "altra": dimenticata, lontana nel tempo o nello spazio, da ripercorrere o svelare. Certe elegiache raffinatezze medioevali e rinascimentali tratte da riscoperti manoscritti; certi tuffi aurei nel barocco spagnolo; certi sontuosi pellegrinaggi nella tradizione musicale sefardita e araba, e in paesi collegati all'area mediterranea come la Turchia: rappresenta tutto questo il violoncellista e direttore d'orchestra catalano, fondatore negli anni '70 del magnifico ensemble Hespèrion XX, ribattezzato Hespèrion XXI all'inizio del nuovo millennio. Negli anni '90, grazie all'enorme successo della colonna sonora del film di Alain Corneau Tous les matins du monde, Savall ha conquistato una vastissima audience internazionale, diventando uno tra i rari musicisti "colti" (anzi, super-colti e rigorosamente filologici nel suo caso) entrati alla grande in una dimensione pop. Tanto è stato il plauso ottenuto che Savall, spinto dal bisogno di autonomia nelle raffinatissime scelte artistiche, si è fatto imprenditore di se stesso, con l'etichetta discografica Alia Vox e varie pubblicazioni.

Martedì 14 gennaio alle 20 e 30, nell'Aula Magna dell'Università di Roma La Sapienza (per l'Istituzione Universitaria dei Concerti), al solito sia come direttore che come solista, Savall proporrà una serata dal titolo "Spirito d'Armenia". Saranno in scena il suo gruppo Hespèrion XXI e quello dei Musicos Armenios, diffusori dell'emozionante patrimonio musicale della più antica civiltà cristiana d'Oriente. Con lo stesso programma Savall si esibirà la sera successiva a Napoli, nell'Auditorium di Castel Sant'Elmo.

"Quella armena è una musica meravigliosa, frutto di gente che ha sofferto per genocidi e massacri, e di una civiltà che è miracolosamente sopravvissuta alla propria tragica storia", spiega Savall, che alle 15 e 30 di martedì incontrerà il pubblico e gli studenti al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. "Più grande è il dolore di un popolo e più le sue musiche sono colme di forza e dolcezza. Per gli armeni la musica è stata sempre fonte di energia e di conforto, oltre che memoria delle radici. Producono una sorta d'incanto i loro strumenti tradizionali, dal timbro simile alla voce umana e dalle soavi vibrazioni che generano suoni al tempo stesso sensuali e spirituali: un balsamo in grado di toccarci l'anima".

Per questo ha voluto dedicare "Spirito d'Armenia" a sua moglie Montserrat Figueras, grande soprano catalano scomparsa di recente?
"Montserrat ammirava i nostri amici musicisti armeni, ed era attratta dalle profonde qualità poetiche del loro repertorio. Dopo la sua morte, io stesso ho trovato consolazione nell'ascolto dei magici lamenti a due eseguiti dal duduk, strumento ad ancia doppia, appartenente quindi alla famiglia degli oboi (ma il suo suono è più scuro e rammenta il clarinetto o il sassofono), e del kamancha, antenato del violino dalla sonorità delicata e cantabile, con cassa armonica tondeggiante e un numero variabile di corde - da due a cinque - suonate con un arco. Creano atmosfere e melodie così intense e commoventi che ho chiesto ai musicisti armeni di partecipare alle cerimonie organizzate per l'addio a Montserrat. I loro interventi sono stati di una beltà sconvolgente. Da lì è iniziata una collaborazione che ha portato a un disco e al concerto che stiamo presentando in giro per il mondo. Hèsperion XXI viaggia molto: facciamo circa centocinquanta concerti l'anno".

Può parlare della sua casa discografica e della sua attività di editore?
"Alia Vox è nata nel '98 e non è affatto un'impresa commerciale. Facciamo solo quel che ci piace, da Bach a un tributo alla musica siriana o a progetti votati alle musiche dei Balcani: serbe, rumene, greche, sefardite... Abbiamo la libertà di scegliere, senza condizionamenti. Ogni anno usciamo con circa sei dischi e ne abbiamo venduti più di tre milioni. Negli ultimi tempi al disco si accompagna un libro. L'ultimo, dedicato appunto alla cultura balcanica, è un volume che pesa un chilo con testi in dodici lingue, e la prima edizione ha già venduto trentamila copie".

Realizza di frequente progetti interculturali collaborando con altri ensemble e artisti?
"Sì. Ho costruito un omaggio alla musica afgana, ho esplorato la cultura musicale turca... Spesso le musiche sono consegnate soprattutto al ricordo di chi coltiva ancora quelle tradizioni, come la musica in Andalusia al tempo degli arabi o a Istanbul nell'epoca dell'Impero ottomano. E' arricchente al massimo questo scambio con musicisti ricchi di antiche sapienze che per noi sono nuove".