Eduardo è Napoli e Napoli è Eduardo. Ma proprio per questo le sue commedie sono diventate universali. Perché ha trasformato la sua città in un luogo dell’anima. In una grande metafora della condizione umana. Lo ha detto John Turturro in un’intervista apparsa qualche giorno fa sulla Domenica di Repubblica.
Guarda i 12 video dell'Istituto Luce
E adesso la sua Napoli, amata e odiata, si prepara a celebrare la memoria del più grande drammaturgo italiano del Novecento. Lo fa con un convegno intitolato “L’antropologia di Eduardo”, che si svolge all’Università Suor Orsola Benincasa il 31 ottobre, trentesimo anniversario della sua scomparsa. Avvenuta a Roma il 31 ottobre del 1984, all’età di ottantaquattro anni. L’appuntamento napoletano, che potrà essere seguito in diretta streaming sul canale www.youtube.com/unisobna, ci rivela un De Filippo inedito, in presa diretta con quelle questioni politiche e sociali di solito nascoste nel backstage della sua poetica, come un suggeritore nella buca. Anche se, a ben vedere, la scena eduardiana politica lo è sempre e comunque. Perché le sue opere rappresentano la trasformazione della società italiana, vista attraverso quel doppio concentrato d’Italia che è Napoli. Il sogno, il colloquio con i fantasmi, la presenza dell’aldilà in questo mondo, l’incontro-scontro tra modernizzazione e tradizione, il tramonto della festa, il culto della famiglia che diventa malattia, la rottura del legame comunitario, l’individualismo consumistico incipiente, la passione per la tavola. Sono altrettanti temi della mutazione antropologica nazionale, colta profeticamente da Eduardo, in commedie come Natale in casa Cupiello e Napoli milionaria con notevole anticipo su Pasolini.
Guarda i film Monologo e Sogno e realtà
I personaggi di De Filippo, proprio come in un teatro delle ombre, non sono altro che proiezioni fantastiche di questo sottofondo antropologico e sociale che, illuminate dalle luci della ribalta, assumono parvenze di donne e uomini fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
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Proprio all’esplorazione di questo sottofondo di umanità è dedicata la celebrazione napoletana, che conclude il progetto “I giorni e le notti”, a cura di Roberto De Gaetano e Bruno Roberti, nato dalla collaborazione tra le università della Calabria, Suor Orsola Benincasa, La Sapienza di Roma, Messina, Salerno e il Centro Sperimentale di Cinematografia e Cineteca di Stato, con il Centro Teatro Ateneo di Roma e la Fondazione Eduardo De Filippo. Che per l’occasione presenterà un annullo filatelico in ricordo del grande uomo di teatro che avrà il suo sportello proprio al Suor Orsola.
Un convegno fatto di parole e di immagini. Con proiezioni di filmati rarissimi, in buona parte riscoperti e restaurati solo in tempi molto recenti. È il caso di “Sogno e realtà”, realizzato in occasione delle elezioni del 1948 per invitare gli Italiani ad andare a votare. Il corto è stato restaurato in digitale dal Centro Sperimentale di Cinematografia, che lo ha ricevuto in dono dalla famiglia di Guido Gonella, segretario della Democrazia Cristiana dal 1950 al 1953. Una testimonianza di eccezionale valore, con Eduardo che discute della necessità del voto per ricostruire l’Italia dalle ceneri della guerra. Ma non trova la scheda elettorale e comincia a rovesciare i cassetti invocando l’aiuto di San Gennaro. Perché “anche un solo voto può decidere il bel tempo o la pioggia”. Insomma anche in questo caso ci troviamo di fronte a uno dei celebri risvegli eduardiani, come quello del protagonista di Natale in casa Cupiello, in cui il sogno si confonde con la realtà. Altrettanto politico è “Monologo”. Dieci minuti di spot sul Piano Marshall, realizzati fra il 1948 e il 1950, e mai proiettati in pubblico. Forse proprio per i dubbi circa le vere ragioni del Piano. Che il grande attore, affacciato al balcone come Pasquale Lojacono, il protagonista di Questi fantasmi!, illustra al suo dirimpettaio immaginario, come nella celebre scena del caffè. L’effetto sugli spettatori di oggi è destabilizzante sul piano storico e su quello teatrale. Perché trasforma il Piano Marshall nel fantasma di una dipendenza politica, di una cessione di sovranità in cambio di una apparente generosità.
In questi due documentari ritrovati c’è in sintesi tutto il suo teatro. Soprattutto quella straordinaria abilità di costruire personaggi e situazioni che ci mostrano la nostra immagine di oggi riflessa in quella di ieri. E questa capacità di guardarsi, tagliente come una lama di rasoio, è la grande eredità lasciata da Eduardo a questo paese. Che arriva sempre in affanno alle prove generali della storia. E per il quale gli esami non finiscono mai.
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E adesso la sua Napoli, amata e odiata, si prepara a celebrare la memoria del più grande drammaturgo italiano del Novecento. Lo fa con un convegno intitolato “L’antropologia di Eduardo”, che si svolge all’Università Suor Orsola Benincasa il 31 ottobre, trentesimo anniversario della sua scomparsa. Avvenuta a Roma il 31 ottobre del 1984, all’età di ottantaquattro anni. L’appuntamento napoletano, che potrà essere seguito in diretta streaming sul canale www.youtube.com/unisobna, ci rivela un De Filippo inedito, in presa diretta con quelle questioni politiche e sociali di solito nascoste nel backstage della sua poetica, come un suggeritore nella buca. Anche se, a ben vedere, la scena eduardiana politica lo è sempre e comunque. Perché le sue opere rappresentano la trasformazione della società italiana, vista attraverso quel doppio concentrato d’Italia che è Napoli. Il sogno, il colloquio con i fantasmi, la presenza dell’aldilà in questo mondo, l’incontro-scontro tra modernizzazione e tradizione, il tramonto della festa, il culto della famiglia che diventa malattia, la rottura del legame comunitario, l’individualismo consumistico incipiente, la passione per la tavola. Sono altrettanti temi della mutazione antropologica nazionale, colta profeticamente da Eduardo, in commedie come Natale in casa Cupiello e Napoli milionaria con notevole anticipo su Pasolini.
Guarda i film Monologo e Sogno e realtà
I personaggi di De Filippo, proprio come in un teatro delle ombre, non sono altro che proiezioni fantastiche di questo sottofondo antropologico e sociale che, illuminate dalle luci della ribalta, assumono parvenze di donne e uomini fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
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Proprio all’esplorazione di questo sottofondo di umanità è dedicata la celebrazione napoletana, che conclude il progetto “I giorni e le notti”, a cura di Roberto De Gaetano e Bruno Roberti, nato dalla collaborazione tra le università della Calabria, Suor Orsola Benincasa, La Sapienza di Roma, Messina, Salerno e il Centro Sperimentale di Cinematografia e Cineteca di Stato, con il Centro Teatro Ateneo di Roma e la Fondazione Eduardo De Filippo. Che per l’occasione presenterà un annullo filatelico in ricordo del grande uomo di teatro che avrà il suo sportello proprio al Suor Orsola.
Un convegno fatto di parole e di immagini. Con proiezioni di filmati rarissimi, in buona parte riscoperti e restaurati solo in tempi molto recenti. È il caso di “Sogno e realtà”, realizzato in occasione delle elezioni del 1948 per invitare gli Italiani ad andare a votare. Il corto è stato restaurato in digitale dal Centro Sperimentale di Cinematografia, che lo ha ricevuto in dono dalla famiglia di Guido Gonella, segretario della Democrazia Cristiana dal 1950 al 1953. Una testimonianza di eccezionale valore, con Eduardo che discute della necessità del voto per ricostruire l’Italia dalle ceneri della guerra. Ma non trova la scheda elettorale e comincia a rovesciare i cassetti invocando l’aiuto di San Gennaro. Perché “anche un solo voto può decidere il bel tempo o la pioggia”. Insomma anche in questo caso ci troviamo di fronte a uno dei celebri risvegli eduardiani, come quello del protagonista di Natale in casa Cupiello, in cui il sogno si confonde con la realtà. Altrettanto politico è “Monologo”. Dieci minuti di spot sul Piano Marshall, realizzati fra il 1948 e il 1950, e mai proiettati in pubblico. Forse proprio per i dubbi circa le vere ragioni del Piano. Che il grande attore, affacciato al balcone come Pasquale Lojacono, il protagonista di Questi fantasmi!, illustra al suo dirimpettaio immaginario, come nella celebre scena del caffè. L’effetto sugli spettatori di oggi è destabilizzante sul piano storico e su quello teatrale. Perché trasforma il Piano Marshall nel fantasma di una dipendenza politica, di una cessione di sovranità in cambio di una apparente generosità.
In questi due documentari ritrovati c’è in sintesi tutto il suo teatro. Soprattutto quella straordinaria abilità di costruire personaggi e situazioni che ci mostrano la nostra immagine di oggi riflessa in quella di ieri. E questa capacità di guardarsi, tagliente come una lama di rasoio, è la grande eredità lasciata da Eduardo a questo paese. Che arriva sempre in affanno alle prove generali della storia. E per il quale gli esami non finiscono mai.