Con 'Un'ultima cosa' Concita De Gregorio dà voce alle storie di donne contro
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di Giammarco"Ma quando uno muore, muore per tutta la vita?" domandano con legittimo stupore i bambini, e dopo che, nel mondo degli adulti, a sostenere la vitalità dei defunti ci si mise James Joyce col racconto conclusivo The Dead in Gente di Dublino, dopo le reviviscenze ne La piccola città di Thornton Wilder, dopo la più moderna parola data agli estinti nei drammi dei norvegesi Jon Fosse e Arne Lygre, e le recenti Cartoline dai morti di Franco Arminio e i Piccoli funerali di Maurizio Crippa, ecco affermarsi ora la drammaturgia impellente e compensatoria di Un'ultima cosa di e con Concita De Gregorio, testo-invettiva a base di onoranze, elogi e orazioni che rendono giustizia a cinque donne. È nel cortile della Reggia di Capodimonte, il 19 giugno, nel Campania Teatro Festival, che prende corpo questo spettacolo di cui l'autrice, già tematicamente espressasi anni fa nel libro Così è la vita - Imparare a dirsi addio, è motore…
"Ma quando uno muore, muore per tutta la vita?" domandano con legittimo stupore i bambini, e dopo che, nel mondo degli adulti, a sostenere la vitalità dei defunti ci si mise James Joyce col racconto conclusivo The Dead in Gente di Dublino, dopo le reviviscenze ne La piccola città di Thornton Wilder, dopo la più moderna parola data agli estinti nei drammi dei norvegesi Jon Fosse e Arne Lygre, e le recenti Cartoline dai morti di Franco Arminio e i Piccoli funerali di Maurizio Crippa, ecco affermarsi ora la drammaturgia impellente e compensatoria di Un'ultima cosa di e con Concita De Gregorio, testo-invettiva a base di onoranze, elogi e orazioni che rendono giustizia a cinque donne. È nel cortile della Reggia di Capodimonte, il 19 giugno, nel Campania Teatro Festival, che prende corpo questo spettacolo di cui l'autrice, già tematicamente espressasi anni fa nel libro Così è la vita - Imparare a dirsi addio, è motore e narratrice, è sostegno etico e sociale, è voce ripagante e spesso poetica di un genere femminile cui il Novecento ha riservato uno scacco, un'ombra, una periferia, un male.
Il lavoro non è un recital malgrado i cinque capitoli monografici che informano la struttura del testo teatrale, per il semplice fatto che entriamo nella dimensione riflessiva, ordinatrice e rispecchiante sempre i nessi, le attitudini letterarie, culturali e umane di Concita De Gregorio, attenta a restituire in scena il proprio sentire, dando spessore a figure che l'hanno educata, direi in specie all'anticonformismo. E, come già nel volume citato, suggerito dalla scomparsa del padre, e come in altre circostanze di relazioni professionali di cronaca, la sua spinta è incline a colmare i vuoti del non detto, qui prodigandosi a redigere discorsi di commiato, traendo materia da dichiarazioni di quattro donne scomparse (o da intimi pareri su di loro) che sono Dora Maar, Amelia Rosselli, Carol Rama e Maria Lai, e condividendo un saluto all'esistenza col quinto personaggio femminile prescelto, Lisetta Carmi, che l'ha accolta in casa.
Va detto che la performance dei racconti-ritratti procede su un doppio binario, in sintonia con l'idea di un controcanto, e talora di brevi frammenti recitativi in forma binaria, competenze della cantautrice Erica Mou e dei suoi timbri arcaici. L'introduzione della protagonista evoca la questione odierna dei necrologi distratti, convenzionali, poi l'iniziale primo piano è di Dora Maar, fotografa impegnata che dopo Ray, Bataille e Breton diventa pittrice e conosce Picasso, ricavandone un rapporto devastante, con ferite reali e della psiche, fino al manicomio. Anche nella narrazione di commiato alla poetessa Amelia Rosselli gli accenti metrici e tonici devono convivere coi crampi al cervello, con la testa altrove, per un destino che termina al cimitero acattolico.
Poi è il turno d'una donna senza uomini, Carol Rama, amica di Sanguineti, col sesso presente negli acquerelli (censurati da Mussolini), astratta, anche materica, dotata di notorietà tardiva. E c'è la barbaricina Maria Lai, la tessitrice di paesi e fiabe che crea musei a cielo aperto, delicata, silenziosa. E ricorre infine Lisetta Carmi che è viva e vegeta, che pensa al funerale come a una festa, che ha ritratto e fotografato nomi di spicco e odissee di coraggio. Un'opera complessa e leggera, con Concita De Gregorio attrice inedita, sicura, sbirciante solo a tratti un quaderno delle dignità, associata di continuo alla cantoria di Erica Mou, nel concept di una regia affabulatoria e intima di Teresa Ludovico, che fa leva su lineare spazio scenico e luci di Vincent Longuemare. Per una produzione di Teatri di Bari e Rodrigo, con repliche annunciate il 4-5 dicembre a Monopoli, e il 7-12 a Bari. Un'impresa che rende tributi alle vite coinvolgendo i vivi, e che parla di donne parlando a spettatori di ogni genere.