'Samusà', memorie di una giostraia: la commedia umana di Virginia Raffaele
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniBisogna dire subito che Virginia Raffaele deve avere una vena di follia importante per scegliere, nel pieno successo televisivo, la via del teatro. Anche perché Samusà non ha il carattere antologico del precedente Performance, con le sue più popolari maschere/imitazioni, ma è uno spettacolo vero e proteiforme (in tour fino a maggio) che ha il carattere peculiare e la sapienza artigianale di un regista come Federico Tiezzi, le scene astratte di Marco Rossi, i costumi strepitosi di Giovanna Buzzi.
E soprattutto ha una storia, che è la “madeleine” proustiana di Virginia Raffaele: il LunEur, il luna park romano dove è nata e cresciuta negli anni Ottanta, figlia dei giostrai del tiro a segno, con il gergo giostraio (smorfite, slampeggiare, narvali…), l’ubriacone alla visita del Papa, il pubblico del sabato, la zingara “sono Giorgia, sono una madre”…
Bisogna dire subito che Virginia Raffaele deve avere una vena di follia importante per scegliere, nel pieno successo televisivo, la via del teatro. Anche perché Samusà non ha il carattere antologico del precedente Performance, con le sue più popolari maschere/imitazioni, ma è uno spettacolo vero e proteiforme (in tour fino a maggio) che ha il carattere peculiare e la sapienza artigianale di un regista come Federico Tiezzi, le scene astratte di Marco Rossi, i costumi strepitosi di Giovanna Buzzi.
E soprattutto ha una storia, che è la “madeleine” proustiana di Virginia Raffaele: il LunEur, il luna park romano dove è nata e cresciuta negli anni Ottanta, figlia dei giostrai del tiro a segno, con il gergo giostraio (smorfite, slampeggiare, narvali…), l’ubriacone alla visita del Papa, il pubblico del sabato, la zingara “sono Giorgia, sono una madre”…
Le memorie si confondono con la fantasia visionaria di Virginia Raffaele, l’allucinata Patty Pravo, la pazza che non crede alla scienza (alla faccia dei No Vax in platea), il soprano che non sa la Carmen e, molto più notevoli, Giorgia Maura la piccola nichilista e Donata l’anziana al telefono, omaggio evidente a Franca Valeri, ognuna intervallate dalle gag dei tre acrobati.
Su tutto emerge la qualità della performer, la disciplina nel linguaggio del corpo, nell’uso della voce, l’artista padrona di sé. Della Virginia popolare restano Vanoni, Ferilli, Fracci, Belén, che ironicamente alla fine tornano per reclamare vita, come i personaggi pirandelliani, accanto alle altre, un posto in questa piccola commedia umana che sfida la coscienza più della risata. E qui sta il divertimento.
VOTO: 3 STELLE SU 5