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Alla Scala il 'Don Giovanni' toglie ancora il fiato

Alla Scala il 'Don Giovanni' toglie ancora il fiato
La recensione / Nello spettacolo diretto da Pablo Heras-Casado brilla Alex Esposito nel ruolo di Leporello
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Con Don Giovanni di Mozart il direttore Pablo Heras-Casado debuttava alla Scala. Non aveva conoscenza diretta dello spettacolo storico creato nel 2011 da Robert Carsen, ma avendo lavorato più volte con l'autore, sapeva del suo occhio registico. Per formazione e attività esercitata soprattutto nei primi anni di professione con gruppi strumentali e repertori "antichi", il direttore spagnolo ha così letto Don Giovanni in prospettiva classica; quanto Daniel Barenboim, dieci anni fa, fece con sensibilità romantica. Trovando nell'inesausta vitalità di prospettive sceniche e sottolineature gestuali della regia una sorta di secondo spartito con cui dialogare. Quindi sonorità secche e decise, dettagliate sulla trama armonica e strumentale. Recitativi ricercati nell'accompagnamento e scorrevoli nella fraseologia teatrale. Colori essenziali e licenziosa articolazione interna delle scene-arie. La lettura manca forse un po' di nobiltà e continuità narrativa e non sempre i tempi vividi aiutano l'assieme palcoscenico-orchestra. Ma il suo carattere guascone eppure sofisticato ha molte buone ragioni per coinvolgere.

Non solo per il memorabile avvio (Don Giovanni sale di corsa in palco dalla platea e tira letteralmente giù il sipario dietro cui un enorme parete lucida e tremolante riflette sala e pubblico), lo spettacolo toglie ancora il fiato. Anche perché Carsen è tornato a rimodellarlo su questi interpreti. Peccato che, almeno per il reparto femminile (Hanna-Elisabeth Müller, Andrea Carroll, Emily D'Angelo), le qualità recitative fossero migliori di quelle vocali. Sono piaciuti Günther Groissböck, Bernard Richter e Fabio Capitanucci. Difficile, anche per l'intelligente e sicuro Christopher Maltmann, protagonista, uguagliare l'estro e la presenza del Leporello di Alex Esposito.

 

Giudizio: 3 stelle e 1/2