Anne Teresa De Keersmaeker: "La mia danza minimalista che somiglia al rock'n'roll"
di Leonetta Bentivoglio , di Leonetta BentivoglioÈ un'artista vigorosa, raffinata e intensamente comunicativa la fiamminga Anne Teresa De Keersmaeker, idolo dei cultori della più nobile danza novecentesca. Negli anni Ottanta il suo gruppo "Rosas" lanciò un'estetica determinante per l'immaginario di fine secolo, non solo nelle arti ma anche nella moda, nella pubblicità e nei videclip (Beyoncé, per il suo Countdown, fu accusata di plagio da De Keersmaeker). Oggi Anne Teresa, nata nel '60, è l'esponente più "consacrata" della coreografia europea. Dai vortici delle sue danze astratte affiorano "storie" scandite da prese, rincorse, reiterazioni e sfide. Azioni che paiono riflettere l'urgenza del contatto e altri messaggi sullo spirito di questo nostro tempo labirintico e veloce.
In autunno Anne Teresa torna in Italia, dove ha un pubblico devoto. Per il festival Romaeuropa presenta il 13 e 14 settembre, nella Cavea dell'Auditorium …
È un'artista vigorosa, raffinata e intensamente comunicativa la fiamminga Anne Teresa De Keersmaeker, idolo dei cultori della più nobile danza novecentesca. Negli anni Ottanta il suo gruppo "Rosas" lanciò un'estetica determinante per l'immaginario di fine secolo, non solo nelle arti ma anche nella moda, nella pubblicità e nei videclip (Beyoncé, per il suo Countdown, fu accusata di plagio da De Keersmaeker). Oggi Anne Teresa, nata nel '60, è l'esponente più "consacrata" della coreografia europea. Dai vortici delle sue danze astratte affiorano "storie" scandite da prese, rincorse, reiterazioni e sfide. Azioni che paiono riflettere l'urgenza del contatto e altri messaggi sullo spirito di questo nostro tempo labirintico e veloce.
In autunno Anne Teresa torna in Italia, dove ha un pubblico devoto. Per il festival Romaeuropa presenta il 13 e 14 settembre, nella Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, il riallestimento di un suo pezzo del '98, Drumming, consistente in un'onda di corpi pulsanti sulla omonima composizione di Steve Reich. Un must della musica minimalista, fondata su ciclicità e accumulazione: certi frammenti procedono in un continuum che avanza tra ripetizioni e variazioni minime. A Roma l'ensemble belga Ictus, tutti percussionisti, suonerà Drumming dal vivo accompagnando dodici ballerini. Nella coreografia un'unica frase è la base di un ventaglio enorme di mutamenti. Il motivo si dipana in un mix di trame musicali e dinamiche con effetto ora ipnotico ora travolgente.
Come altri eventi di danza proposti da Romaeuropa, questo spettacolo fa parte di "Dance Reflections by Van Cleef & Arpels", progetto con cui la celebre maison promuove la danza contemporanea nel mondo. Anne Teresa ci parla in esclusiva via Zoom. Ha un volto pallido e struccato, di purezza accecante.
Come riassumere l'evoluzione del suo lavoro nei decenni?
"All'inizio "Rosas" si dedicava alla riduzione del vocabolario e al prosciugarsi della spettacolarità in un'implicita ottica politica. Ma c'erano emozioni forti nel movimento, sospeso tra il pericolo e il controllo. Ora mi concentro soprattutto sulla musica, da Monteverdi e Bach fino a Bartòk e a Schönberg e ai viventi. L'analisi delle partiture è la chiave delle mie creazioni".
La sua danza fu etichettata come "femminista".
"In principio vi dominava l'opzione minimalista, che mi spingeva a scegliere soltanto donne. Se si opera sulla ripetizione, la differenza conta all'interno dell'unità, e il movimento maschile è l'alterità. Tuttavia ho cominciato presto a lavorare anche con danzatori uomini".
Il suo "Drumming" è definito da una totale astrazione ed esige di solcare un tappeto segnato da percorsi geometrici. Eppure l'esito è fluido, appassionato, sensuale.
"All'epoca del debutto mi affascinava il potenziale coreografico del brano di Reich, caratterizzato da quattro movimenti che scorrono l'uno dentro l'altro. Vi si usano tre tipi di percussioni: bonghi, marimbe e campane. Reich lo creò dopo un viaggio in Ghana. Uno schema uniforme riempie la sua durata e i cambiamenti si verificano quasi senza che l'ascoltatore li percepisca. Quando entrano le marimbe, la danza si tinge di colori africani e i performer sembrano presi da una trance. Le frasi s'incastrano in movimenti che vanno avanti e indietro e loro sono costretti ad avvicinarsi e toccarsi. Talvolta hanno bisogno di appoggiarsi l'uno all'altro o di cadersi addosso... Come in un rock'n'roll! Questo imprime calore e vitalità".
Spiccano le accelerazioni e i rallentamenti.
"Dipendono dalla mia ossessione di quegli anni per la spirale. La frase basilare del pezzo è divisa in otto motivi della stessa lunghezza, ma gli interpreti devono eseguirli in uno spazio sempre più grande seguendo una spirale che si apre. Così Drumming acquista una qualità estroversa. Ha otto porte spalancate verso il fuori".
Con quale atteggiamento ha vissuto la crisi della pandemia?
"Siamo stati tutti destabilizzati e ognuno ha dovuto riformulare la propria realtà. Io mi sono chiesta: perché danzare? Dove e come farlo? Il termine coreografia unisce le parole greche coro e scrittura. Il coreografo scrive lo spazio tra la gente. Organizza moltitudini. Con tale visione in testa ho pensato al Covid come a una coreografia uscita dalla sala prove ed entrata nella sfera pubblica. Quanto abbiamo visto durante la pandemia è una coreografia condizionata da provvedimenti sanitari, misure di distanza fra i corpi, rituali, screening e costumi: le mascherine".