✕

Leopoldo Mastelloni: “Sempre bullizzato, dopo la bestemmia in tv mi aiutarono Maurizio Costanzo e Raffaella Carrà. Mi manca il teatro”

Ascolta l'audio

L’attore, 78 anni, ha scritto un libro di memorie: “Spero di trovare un editore”
4 minuti di lettura

“Ogni immagine darebbe adito a un articolo” dice Leopoldo Mastelloni. Le bozze del suo libro, in copertina il bellissimo primo piano con gli orecchini luccicanti, racconta un mondo. L’uomo che ha anticipato le mode, che è entrato nella storia del costume, l’artista che incantava il pubblico in teatro (con i registi Gennaro Vitiello, Giancarlo Cobelli, Giuseppe Patroni Griffi), re del varietà televisivo con Antonello Falqui (Bambole non c’è una lira), spiritoso, imprevedibile, indomabile, a 78 anni ha raccolto la sua vita in 295 pagine. Il disegno di Dario Fo con la dedica: “A Mastelloni, meraviglioso teatrante”, le foto con gli amici, le immagini del Pierrot napoletano, scandaloso e malinconico, quelle en travesti, in cui mostra le gambe come una diva, le recensioni dei critici, l’abbraccio con Rita Pavone che gli dedica il disco Niente (Resilienza 74). “A Leopoldo, amico da una vita e resiliente come me”. “Mi chiedevano tutti: ‘Perché non fai un libro’?” racconta l’attore “Il libro o…

“Ogni immagine darebbe adito a un articolo” dice Leopoldo Mastelloni. Le bozze del suo libro, in copertina il bellissimo primo piano con gli orecchini luccicanti, racconta un mondo. L’uomo che ha anticipato le mode, che è entrato nella storia del costume, l’artista che incantava il pubblico in teatro (con i registi Gennaro Vitiello, Giancarlo Cobelli, Giuseppe Patroni Griffi), re del varietà televisivo con Antonello Falqui (Bambole non c’è una lira), spiritoso, imprevedibile, indomabile, a 78 anni ha raccolto la sua vita in 295 pagine. Il disegno di Dario Fo con la dedica: “A Mastelloni, meraviglioso teatrante”, le foto con gli amici, le immagini del Pierrot napoletano, scandaloso e malinconico, quelle en travesti, in cui mostra le gambe come una diva, le recensioni dei critici, l’abbraccio con Rita Pavone che gli dedica il disco Niente (Resilienza 74). “A Leopoldo, amico da una vita e resiliente come me”. “Mi chiedevano tutti: ‘Perché non fai un libro’?” racconta l’attore “Il libro oggi è soprattutto l’immagine. Ho messo insieme le cose a cui tenevo, ora mi piacerebbe trovare un editore”. Una bestemmia nel 1984 in tv, a Blitz, interrompe la sua carriera. Si chiudono tutte le porte, ma fu assolto fino al terzo grado di giudizio.


Napoletano, marchese di Capograssi e duca di Castelvetere, famiglia di giuristi. Nonno magistrato, strada seguita da suo fratello Carlo. Lei artista?
“Fin da piccolo. Ho vissuto un’infanzia senza nessun tipo di privilegio, con la fame degli altri. I miei genitori non hanno mai ostentato un eventuale benessere, ci hanno cresciuto come la gente poco abbiente. A scuola arrivava il calderone con una brodaglia che mangiavamo nella gavetta, un pezzo di cotognata era come il Mont Blanc. Tutti col grembiule, chi aveva il pullover di cachemire non lo ostentava, ti insegnavano a fare il letto, a obbedire. L’arte mi ha scelto”.

Suo fratello è stato un importante magistrato, che rapporti avete?
“Lui ha fatto la sua vita, io la mia. Con rispetto reciproco”.

Che faceva da bambino?
“Sono cresciuto con i romanzi. Leggevo Topolino e la storia di Sarah Bernhardt, i Tre moschettieri, La primula rossa, Via col vento. La lettura mi comunicava riflessioni e sentimenti, forse pensavano: ‘Poverello, crescendo si rifarà’. C’era in me una malinconia, me la sono portata dentro tutta la vita. Da artista la trasformi attraverso la conoscenza e gli altri si spaventano meno di vivere la propria”.

Si è sentito bullizzato?
“Sempre. Per come ero, per la sessualità. A un certo punto te ne freghi. Va combattuta l’ignoranza. Per me il libro resta il dio della vita, della conoscenza, fa esercitare il cervello. Vediamo le conseguenze quando questo esercizio manca: i genitori si inca**ano con i professori perché dicono che il figlio è un asino”.

Cosa la colpisce?
“Che le persone leggano solo i titoli, bisogna leggere l’articolo per farsi un’opinione. Con TikTok sono diventati tutti filosofi, pensano tutti di essere Oriana Fallaci. Vedo personaggi senza valore che diventano influencer, a cui danno importanza solo perché fanno i clic, ma bisogna vedere cosa dicono. E’ il disgregamento totale dell’animo umano: più pecore siamo, più il pastore ci porta dove vuole”.

Ha raccontato dei guai per la pensione.
“Per 30, 40 anni, ho riempito ogni sera teatri che avevano mille o duemila posti, l’Eliseo era pieno, come il Teatro Stabile di Genova, il Nuovo a Milano, il Biondo a Palermo. Ho mangiato col mio lavoro e ho fatto beneficenza. Uno si domanda: perché ho una pensione bassissima? Ho quasi 80 anni, ho lavorato tanto ma all’Inps non interessa. Non so come facciano i calcoli, parli di queste cose e il pubblico non gradisce, pensa che sei un privilegiato, c’è un pregiudizio nei confronti della gente dello spettacolo che non vincerai mai. Non voglio che lo Stato mi tolga la dignità. Lasci perdere che sono un’anima felice, ma mi chiedo perché a 78 anni sono costretto a lavorare per pagare la pigione. Mi dicono: ‘Ti dovevi comprare una casa’. Ma io spendevo per l’allestimento degli spettacoli, per la mise en scène. Ho creduto nella cultura”.

Che faceva?
“Due volte all’anno andavo a Broadway per capire quali fossero gli spettacoli di successo, giravo le librerie per comprare i testi. La stessa cosa facevano Rossella Falk, Antonello Falqui. Negli anni ho fatto incontri bellissimi, da Franca Valeri a Raffaella Carrà, ho un epistolario con Mina”.


Un incontro indimenticabile a New York?
“Vado a Broadway a vedere Will Rogers follies. Nell’intervallo sento una mano sulle guance che mi fa il ganascino: ‘Beautiful face’. Era Lauren Bacall. Un altro si sarebbe inorgoglito, io manco me ne ero accorto. Mi sono chiesto: ‘Chi è questa pazza scatenata con la pelliccia?’”.

Lo sa anche lei che ha una faccia bellissima.
“Mah, ci penso adesso, anche se all'epoca scrivevano: ‘Sguardo di fuoco’. Prendevo tutto con ironia, mi corteggiavano e mi dicevo: ‘Tutti i pazzi li incontro io’. Però se mi guardo indietro, ho parlato con le persone più incredibili. Kofi Annan ha chiacchierato con me tutta una notte in una casa al Cairo”.

Bei ricordi. Ma pensa di aver sbagliato qualcosa nella sua vita?
“Sì a non comprare una casa. Sto in affitto e ho vissuto in albergo”.

Oggi cosa le manca?
“Il mio lavoro. Da quattro anni non faccio teatro e non c’è soluzione, se vieni interpellato è per un venerdì, un sabato e la domenica. Ma io devo pagare il fonico l’elettricista, la compagnia - per quanto piccola - il datore luce, devo avere macchinisti buoni se no è tutto scadente. Non sono mai stato scadente io, di scadente al pubblico non ho mai portato niente. Piuttosto non vado in scena. La mia napoletanità è il napoletano scritto: il mio maestro è Patroni Griffi. Il 16 agosto è andata in onda una puntata di Techetechetè tutta su di me, di solito succede quando uno è andato, no? Insomma, quando muori”.

Ma non è vero, è un omaggio. Lei fa parte della storia della televisione.
“Grazie a Falqui, e mi fa piacere. Ma è come se dicessero: ‘Ha fatto tutto questo e adesso aspetta la morte’. Invece ogni giorno è un’avventura... Non ho la responsabilità di una famiglia, il mio grande amore è solo per il pubblico. Mi manca il teatro, l’Eliseo è chiuso, sui teatri non si investe. Ma mi manca anche la televisione, come spettatore e come lavoratore. Oggi è un girotondo di personaggi che passano da una rete all’altra, dieci canali e tutti parlano dello stesso delitto, con lo stesso perbenismo o disperazione che non porta a niente. Nessuno si mette contro l’autorità costituita, ma se sei più severo sei fascista”.

Fu fatto fuori per la bestemmia a “Blitz”. Poi chi la aiutò?
“Raffaella Carrà. Ricordo che mentre ero in attesa a Pronto Raffaella?, parlava al telefono. Evidentemente qualcuno era preoccupato per la mia presenza. Tenne il punto: ‘No Mastelloni c’è, mi prendo io la responsabilità’. Andai in scena, ho una gratitudine pazzesca nei confronti di Raffaella. Poi c’è stata Loretta Goggi con cui ho fatto Via Teulada 66”.

Il rapporto con Maurizio Costanzo?
“Maurizio mi ha aiutato tanto, poi ci fu un voltafaccia ma non l’ho sofferto. Mi stimava. Mi volle come ospite fisso al Maurizio Costanzo show, nella seconda parte della sua vita non mi ha rivolto più l’attenzione, forse giustamente. Diceva: Mastelloni non riesce a essere ipocrita. Non siamo usciti mai a compagnielli, ma quando faceva le diete mi invitava a cena con Marta Flavi a vedere i film con Totò, il preferito: Totò e Peppino divisi a Berlino”.

Nella sua lunga carriera ha anche partecipato al reality “La fattoria”.
“Ne ho un bel ricordo. Avevano fatto un cast perfetto, non gente buttata lì. Io, Aldo Montano, Katia Ricciarelli, Selvaggia Lucarelli, tutti concorrenti con grande personalità. Ho conosciuto persone che non avrei mai incontrato. Per me è stata una conferma di come penso che la società possa civilmente convivere, anche con le discussioni del caso. Jennipher Rodriguez, che era stata Miss Venezuela, mi chiese: ‘Mi insegni in spagnolo l’inno di Mameli?’. La gente pensa solo se deve tenere il capezzolo più alto o più basso, la curiosità per il prossimo ti colpisce. Io sono razzista con gli ignoranti”.

Era considerato scandaloso: com’è davvero?
“In scena sfacciato, ma dentro dignitoso”.

Leggi i commenti