Spettacoli

Vincenzo Salemme torna in scena con Ogni promessa è debito: “Mi ha ispirato il teatro di Eduardo”

Vincenzo Salemme torna in scena con Ogni promessa è debito: “Mi ha ispirato il teatro di Eduardo”

Il Teatro Sistina di Roma ospita fino al 13 aprile la commedia: “L'avevo scritta prima del Covid. Poi quando l'ho ripresa in mano non mi convinceva più e l'ho riscritta tantissime volte”

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Il Teatro Sistina di Roma ospita fino al 13 aprile Ogni promessa è debito di Vincenzo Salemme. L'ultima commedia dell'autore, regista e attore di Bacoli che registra il sold out in tutta Italia, ruota attorno alla vicenda di un voto religioso, la promessa di donare una cifra cospicua in danaro alla Santa protettrice del proprio paese, fatto in stato di sonnambulismo da un uomo, tale Benedetto Croce (che per Napoli non è proprio un omonimia qualunque). A questi verrà chiesto conto del voto sia dalla comunità che dalla famiglia.

Salemme racconta la genesi di quest'opera e racconta di dovere molto alla drammaturgia di Eduardo De Filippo. "È stato molto faticoso scrivere questa commedia - spiega l’attore e regista - io l'avevo scritta prima del Covid. Poi quando l'ho ripresa in mano non mi convinceva più e l'ho riscritta tantissime volte. È una commedia sfiziosa, leggera, divertente e mi sembra che il pubblico la gradisca molto. Parla di un voto involontario. Nella commedia sono proprietario di una pizzeria e ho due figli. Durante una gita in barca abbiamo un incidente, io prendo una botta in testa e da sonnambulo mi sveglio e prendo la radio di bordo e faccio un voto, prometto di donare una cifra molto importante a Sant'Anna, che è nella realtà è la santa protettrice del mio paese, di Bacoli. E quindi, tutti dopo vengono a chiedermi conto di questo voto".

La carriera

Salemme, che nel 2026 festeggerà 50 anni di carriera, ha al suo attivo - tra commedie e atti unici - una trentina di opere tutte messe in scena con grande successo nelle quali è stato anche regista e attore. In Ogni promessa è debito c'è una novità, un cambiamento rispetto al passato.

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"È una commedia molto particolare, nuova nella struttura - spiega - qui non è proprio possibile fare l'intervallo perché c'è un'unità di azione e di tempo, anche se poi, come luci, sembra passare una giornata".

Salemme ha iniziato a lavorare proprio col grande drammaturgo napoletano (è rimasto poi nella compagnia con il figlio Luca fino alla morte di Eduardo avvenuta nel 1984). Eppure ammette di aver incontrato forse per la prima volta solo adesso l'essenza drammaturgica di De Filippo. Dopo avere preso in mano e portato in scena al teatro Diana di Napoli e poi in tv sulla Rai Natale in casa Cupiello a fine 2024. Un'operazione che ha avuto un grandissimo successo (3 milioni di telespettatori) in cui Salemme ha fatto sua un'opera che nell'immaginario comune è inscindibile dalla figura di Eduardo attore.

"Quella di Eduardo è una drammaturgia molto più sorprendente di quando non la si faccia - spiega Salemme - bisogna uscire dall'attore Eduardo una volta per tutte e prendere i testi come fosse Molière. Lui è stato grandioso come attore, ma ora bisogna prendere i testi e dimenticare Eduardo. Natale in casa Cupiello è un mondo enorme e io me ci sono perduto dentro. Perché, nella sua semplicità, ogni parola è costruita dall'esperienza di palcoscenico, dalla maestria, dalla scuola, dalla tradizione, dall'intelligenza. È molto più ricco il repertorio eduardiano di quanto non dicano e teorizzino alcuni accademici - aggiunge - perciò bisogna lasciare da parte la teoria e rappresentarlo. E devono farlo i giovani che devono prendere Eduardo e portarlo in scena spudoratamente, sfacciatamente, con coraggio e passione. Ed è questo che mi ha regalato l'esperienza di Natale in casa Cupiello, mi ha insegnato tanto, per cui anche questo spettacolo mio l'ho affrontato in modo totalmente diverso e l'ho riscritto decine e decine di volte finché non ho trovato quello che a me sembra la giusta quadra".

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