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La Fenice, gli orchestrali in sciopero contro Venezi: la prima rischia di saltare

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La mobilitazione, fissata per il 17 ottobre, mette in dubbio il Wozzeck. I sindacati: “Il pubblico è dalla nostra parte”. E oggi il maestro Muti dirige i giovani
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La protesta inascoltata sfonda un altro muro. Resiste la nomina di Beatrice Venezi, ma salta la prima del Wozzeck. La Fenice nel caos dopo il lungo e teso confronto di ieri, con sovrintendente Colabianchi e sindaco Brugnaro da un lato a difendere la ragioni di quella scelta, e i sindacati dall’altro a chiederne la revoca, unica mossa che sarebbe in grado di far ripartire il dialogo. Istanza che cade nel vuoto. Il maestro Venezi, neo direttore musicale, non si tocca. E finisce con i rappresentanti dei lavoratori del lirico che annunciano lo sciopero per il 17 ottobre, il venerdì in cui doveva alzarsi il sipario. «È un vostro diritto, ma vi ricordo che colpisce il pubblico», punge il sindaco di Venezia, Brugnaro. E i sindacati: «Ma il pubblico ha mostrato di essere dalla nostra parte, è bene ricordare anche questo».

Unica oasi, il ritorno di Riccardo Muti, questa sera, quando il maestro napoletano dirigerà l’Orchestra giovanile Luigi Cherubini in un concerto straordinario per la Fenice,…

La protesta inascoltata sfonda un altro muro. Resiste la nomina di Beatrice Venezi, ma salta la prima del Wozzeck. La Fenice nel caos dopo il lungo e teso confronto di ieri, con sovrintendente Colabianchi e sindaco Brugnaro da un lato a difendere la ragioni di quella scelta, e i sindacati dall’altro a chiederne la revoca, unica mossa che sarebbe in grado di far ripartire il dialogo. Istanza che cade nel vuoto. Il maestro Venezi, neo direttore musicale, non si tocca. E finisce con i rappresentanti dei lavoratori del lirico che annunciano lo sciopero per il 17 ottobre, il venerdì in cui doveva alzarsi il sipario. «È un vostro diritto, ma vi ricordo che colpisce il pubblico», punge il sindaco di Venezia, Brugnaro. E i sindacati: «Ma il pubblico ha mostrato di essere dalla nostra parte, è bene ricordare anche questo».

Unica oasi, il ritorno di Riccardo Muti, questa sera, quando il maestro napoletano dirigerà l’Orchestra giovanile Luigi Cherubini in un concerto straordinario per la Fenice, teatro cui è legatissimo da anni. E che troverà immerso in un clima di certo inedito. Compresa quella petizione di almeno 140 abbonati che, nome e cognome, scrivono alla sovrintendenza: «Se Venezi rimarrà, non rinnoviamo».

Sovrintendente e sindaco sono ora alle prese con «il danno» che non avevano messo in conto. Invece del titolo-simbolo del teatro espressionista, l’opera di Alban Berg che dispiega il Novecento tra alienazioni e violenza, la prossima settimana andrà in scena l’incubo di una Fenice spinta alla battaglia, orchestrali e maestranze in serrata agitazione dopo le proteste cominciate due settimane fa: perché alla stessa ora ci sarà spazio per un’assemblea pubblica, «aperta ai colleghi delle altre istituzioni culturali che hanno espresso solidarietà alla Fenice e ai cittadini».

Nicola Colabianchi, il sovrintendente, allarga le braccia, torna a riconoscere «un problema di comunicazione», ma smentisce atti irregolari nei confronti del Consiglio di indirizzo, «avevo sentito tutti i consiglieri singolarmente e mi avevano dato il loro consenso». Né ammette ingerenze romane nella scelta della maestra dalla carriera fulminea. Resta la contraddizione col sindaco, che invece aveva svelato pressioni della politica e che ieri va anche oltre: «Ma c’è sempre stato e ci sarà sempre il peso della politica, per fortuna. Io sarei per lo spoils system, manderei via tutti quando c’è uno nuovo».

Insomma, non un passo indietro. «Io ritengo fermamente che la nomina di Venezi possa portare benefici alla Fenice». Così cade la mediazione di Brugnaro che aveva proposto - scrivono la Rsu e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Fials – di «avviare un percorso conoscitivo con il nuovo direttore designato». I sindacati dicono sì a una condizione: prima si revochi la nomina. Irricevibile, per Colabianchi e anche per il primo cittadino. Che spiega. «Ci ho parlato con la maestra Venezi. Se ha pensato a dimettersi? Ma perché dovrebbe farlo?».

Colabianchi insiste: «Come direttore, Venezi ha diretto decine di opere, ha un curriculum solido e una forte capacità comunicativa. L’innovazione è importante, anche poter contare su volti nuovi. Serve chi sa raccontare l’opera ai giovani». Ed è una fortuna, per lui, «il curriculum» della designata, «ha già diretto 50-60 titoli d’opera e ha solo 35 anni».

Tesi appoggiata da Brugnaro. «Lo scontro non porta a niente, non fa bene alla Fenice», rimarca il sindaco cercando il filo di una ricomposizione, che all’orizzonte proprio non s’intravede. «Capisco dubbi e resistenze, ma serve un confronto rispettoso, non un muro contro muro. Non possiamo giudicare una professionista prima ancora che inizi. La critica personale è stata eccessiva». Sull’aspetto della gogna calca la mano Colabianchi: «Giudizi pesanti, denigrazione sui social. Mi occupo di altro, ma su questo aspetto si è superato il limite, mi auguro si possa tornare a posizioni più ragionevoli».

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