Caso Fenice, Gianna Fratta: “Finale brutto e prevedibile. Venezi vittimista, ha sbagliato tutto”
di Gregorio MoppiGianna Fratta, direttrice d'orchestra dalla carriera lunga, continuativa, rilevante (pure con laurea in giurisprudenza) è tra i pochi musicisti italiani a non essersi mai sottratta a domande sul caso Venezi-Fenice.
Maestra Fratta, brutto finale per una storia cominciata storta? «Brutto, sì. Ma non poteva che andare così. Venezi doveva seguire il consiglio che a suo tempo le avevo dato dalle pagine dei giornali».
Cosa le aveva suggerito? «C'era una sola cosa seria da fare per non uscirne da signora, non con le ossa rotte. Avrebbe dovuto dire qualcosa del genere: “se l'orchestra della Fenice non mi ritiene adatta all'incarico, faccio un passo indietro. Casomai potremo collaborare insieme in futuro, e se troveremo un feeling, chissà che non pos…
Gianna Fratta, direttrice d'orchestra dalla carriera lunga, continuativa, rilevante (pure con laurea in giurisprudenza) è tra i pochi musicisti italiani a non essersi mai sottratta a domande sul caso Venezi-Fenice.
Maestra Fratta, brutto finale per una storia cominciata storta? «Brutto, sì. Ma non poteva che andare così. Venezi doveva seguire il consiglio che a suo tempo le avevo dato dalle pagine dei giornali».
Cosa le aveva suggerito? «C'era una sola cosa seria da fare per non uscirne da signora, non con le ossa rotte. Avrebbe dovuto dire qualcosa del genere: “se l'orchestra della Fenice non mi ritiene adatta all'incarico, faccio un passo indietro. Casomai potremo collaborare insieme in futuro, e se troveremo un feeling, chissà che non possa nascere qualcosa di duraturo più avanti”».
Forzare le mano e voler salire in tutti i modi su quel podio si è rivelato un boomerang.
«Non si può arrivare a diventare direttore musicale di un'orchestra, di un teatro, senza un rapporto di fiducia con le masse artistiche».
Un allontanamento tardivo, dopo tanti mesi di tensione?
«Non tardivo, precoce. Perché non si è giunti al cuore della questione, ossia fare musica. Come è accaduto a Palermo con la Sinfonica siciliana, quando alcuni orchestrali ebbero da ridire sulle sue capacità direttoriali».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso - la dichiarazione che "i posti nell'orchestra della Fenice si tramandano di padre in figlio” - non crede possa essere stata una exit strategy predeterminata a tavolino di Venezi per cavar le gambe da una situazione non più gestibile?
«Fosse così, sarebbe stata una maniera molto maldestra per uscirne. Perché l'unica a venirne fuori malconcia è lei. Come ricostruire, adesso, un qualche rapporto con la Fenice e, direi di più, con le altre orchestre italiane? Con che faccia si presenterebbe di fronte a musicisti che ha accusato di essere anarchici e ingestibili a causa dei sindacati, di avere ottenuto il posto per raccomandazione (mentre i concorsi per orchestra sono tra i più difficili che esistano) e di non aver nessun titolo di studio se non il battesimo? Questa, è vero, non è una frase sua, tuttavia ha lasciato che venisse pronunciata pubblicamente, lei presente, senza ribattere».
Troppa sicumera?
«Ogni osservatore esterno avrebbe potuto scommettere che lei non sarebbe mai arrivata sul quel podio».
Quale indizi lo facevano presagire?
«Un direttore musicale designato non può essere escluso da un grande evento mediatico quale il concerto di Capodanno, né mancare dal podio per l'opera che inaugura la stagione. E il suo nome non era previsto né per l'uno né per l'altra. Per giunta senza che, per quelle date, risultino impegni presi in precedenza con altre istituzioni».
Il sovrintendente Colabianchi, che l'ha nominata con un atto d'imperio, riesce così a salvarsi il posto che, a seguito delle reiterate proteste del pubblico, pareva a rischio?
«Un colpo di fortuna che Venezi, con le sue esternazioni, lo abbia spinta a licenziarla. Ma lei lascia dietro di sè un bel po' di cocci, perché persone di valore sono state costrette, per questa situazione, a uscir di scena malamente: il manager Domenico Muti, figlio di Riccardo, e Alessandro Tortato, consigliere d'indirizzo del teatro che è un bel musicista e di moralità specchiata».
Insomma, Venezi non è stata bullizzata dall'orchestra come lei ha dichiarato l'altro ieri?
«I musicisti della Fenice hanno semplicemente discusso le modalità della nomina e lo scarso peso del suo curriculum. Quello di Venezi è vittimismo».