"Gomorra 2", la resa dei conti diventa guerra
VIDEOINTERVISTE I protagonisti
"I figli sono lacrime e sangue" si dice a un certo punto della saga diretta da Stefano Sollima - anche showrunner -, Claudio Cupellini, Francesca Comencini e Claudio Giovannesi, tratta dal libro di Roberto Saviano. Una storia di uomini che combattono per il potere e il territorio, e di donne che si prendono la scena: la commessa Patrizia (Cristiana Dell’Anna) e la temibile Scianel (Cristina Donadio) iena spacciatrice. "Noi raccontiamo un sistema, dei meccanismi che coinvolgono tutti e tutte - spiega Comencini - le donne non sono migliori in questo sistema. Ogni mondo è composto da uomini e da donne. È un'evidenza dirlo, ma non nella narrazione e nell'immaginario. Anche le donne sono coinvolte, schiacciate e cambiate nel loro modo di essere. Ma non si può parlare di donne portatrici di valori migliori". "Lo spettatore è attratto anche dallo sguardo femminile sulla camorra. La donna arriva prima alla meta che si è prefissata". "I ruoli delle donne nella criminalità sono sottovalutati - aggiunge Cerlino - interpretando Pietro Savastano ho capito quanto è importante avere accanto una Donna Imma". Nel cast Marco Palvetti, Fabio De Caro, Antonio Folletto, Carmine Monaco, Giovanni Buselli, Pina Turco.
"Gomorra 2", arriva la resa dei conti fra vecchie conoscenze e new entry
Le nuove alleanze, e il tutti-contro-tutti. E' il momento della resa dei conti, "Gomorra 2" torna dal 10 maggio in prima serata su Sky Atlantic HD, seconda stagione della serie tratta dal libro di Roberto Saviano. Insieme a protagonisti che il pubblico già conosce (Fortunato Cerlino, Marco D'Amore e Salvatore Esposito) arrivano alcune new entry, come Cristina Donadio e Cristiana Dell'Anna, ovvero Scianel e Patrizia. A dirigere la serie sono Stefano Sollima, Francesco Comenicini, Claudio Cupellini e Claudio Giovannesi / LEGGI L'ARTICOLO
(foto di Emanuela Scarpa)
Alla presentazione all’Opera di Roma, la scena se la prende Saviano, che più volte ha ribadito come il Sud sia stato abbandonato. "Le norme attuali per la lotta alle mafie non bastano, lo dimostrano le ultime inchieste. La politica è profondamente sguarnita nella lotta al crimine - ha ribadito lo scrittore - l Sud è un tema diventato marginale, anche per responsabilità europee e non solo del governo". Saviano ha insistito su un punto che gli sta a cuore: Gomorra racconta e non giudica. "Non si danno giudizi etici, la serie entra nel meccanismo della lotta di potere. Come nella prima serie avevamo spiegato il meccanismo della 'scheda ballerina', adesso la serie entra nel meccanismo degli appalti, spiega come la camorra prenda il potere, come agisce. Non mi spaventa essere definito nichilista o malinconico: non lo sono. Puntare una contraddizione non significa patteggiare per quella contraddizione. Spesso si fa questo errore: prendersela con chi racconta il male e non con il male stesso. Lo raccontava già Giacomo Leopardi nello Zibaldone quando scrive che gli italiani odiano chi nomina il male, non il male stesso" dice Saviano rispondendo al presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone che in un’intervista su Libero lo ha definito nichilista. "Il problema è un altro - spiega lo scrittore - con il governo Berlusconi l'antimafia e i temi mafiosi erano strumenti per mettere in crisi la situazione politica nazionale, oggi quando si parla di mafia si diffama il Paese. Penso non sia vero. C'è molto da fare e si può fare molto: non è tutto perduto, ci sono moltissime risorse. Raccontare è una di queste risorse. Mi spiace molto - ha aggiunto Saviano - che si stia tornando a questa sorta di silenziosa omertà cioè che non parlarne sia sufficiente per risolvere il problema.Non credo che l'arte, in questo caso una serie, debba avere un obiettivo pedagogico, però ha la capacità antropologica di raccontare mondi e meccanismi.Chi ha paura di raccontare queste storie, parlo dei giornali ma anche della politica, teme ingiustamente di dare un'immagine sporca o contraddittoria del paese. Il rischio più grande che si sta correndo in queste ore è di tornare a dieci anni fa, quando qualcuno disse che avrebbe strozzato chi raccontava queste storie Io non credo che non si possa dire che in Gomorra ci sia bellezza. E’ la contraddizione di due binari paralleli".
La serie - prodotta sa Sky Atlantic, Cattleya, Fandango con Beta Film - è stata venduta in 130 paesi. "Quando si è pensato di fare Gomorra la nostra paura era di rischiare di far sembrare tutto come relegato in una nicchia esigua di interesse" dice Saviano "Lo stesso si rischia sui temi mafiosi: si lasciano alla cronaca nera, si lasciano al dibattito locale, si lasciano al margine, non capendo che studiare questi meccanismi, farli emergere, è l'ipotesi iniziale per poterli fermare, spezzarli. Mantenere il silenzio su questo è l'errore, anche sul piano scientifico, più grande che si possa fare".