Spettacoli

'Trust', in onda la puntata diretta da Crialese: "Poi torno al cinema, la mia vera passione"

Il 16 maggio su Sky Atlantic 'In the name of the father', ottavo appuntamento con la serie che racconta il rapimento Getty. Il regista italiano: "Grandi ambizioni e poco budget, ma grazie a un grande team ce l'abbiamo fatta"

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Il New York Times l'ha definito "il miglior episodio visto finora", ne sarà fiero Emanuele Crialese (Respiro, Nuovomondo) visto che è il suo debutto sul piccolo schermo: il regista ha diretto l'ottavo episodio della serie Trust sul rapimento Getty, in onda su Sky Atlantic, la puntata di Crialese va in onda domani 16 maggio in prima serata, titolo In the name of the father.

'Trust', la miniserie tv di Danny Boyle. Il trailer


La puntata si concentra sui banditi della ndrangheta che hanno rapito John Paul Getty III (l'attore Harris Dickinson) e che vengono raccontati nella loro dimensione privata, familiare oltre che in quella mafiosa, in uno dei momenti cruciali del sequestro dell'erede del tycoon (Donald Sutherland), cioè il taglio dell'orecchio. "Abbiamo lavorato molto su questo episodio - racconta Crialese - con Simon Beaufoy ma sul set il vero problema è stato il budget ridotto. Dodici giorni di riprese per una puntata da cinquanta minuti. Non è stato facile, ma grazie alla passione di tutti, dal cast alla troupe, ci siamo riusciti".
Emanuele Crialese 
Evitare una visione in stile Padrino, valorizzare il ruolo delle figure femminili: questi alcuni degli elementi che più stavano a cuore al regista. Oltre all'orgoglio di aver scelto, con successo, alcuni attori italiani, da Luca Marinelli a Donatella Finocchiaro ad alcuni meno popolari "ma che sono andato a cercarmi uno a uno, non volevo quelle stesse facce che si vedono sempre in giro, ho trovato bravissimi interpreti come Francesco Colella, Giovanni D'Aleo, Nicola Rignanese, Niccolò Senni".
Donald Sutherland nella serie 'Trust' 
Dopo l'esperienza tv, Crialese è pronto per il ritorno al cinema, "sto lavorando su più idee - spiega - perché non voglio fare lunghe pause e, realizzata una, voglio subito passare alla successiva". Un allontanamento dal cinema che definisce "salutare", "ho vissuto, guardato, imparato ma adesso sento il bisogno di tornare alla mia passione". E ha già pronta una sceneggiatura: "Dopo aver raccontato chi parte, la migrazione, sento la necessità di uscire dal sociale ed entrare di più nell'anima, esplorando l'intimità e l'identità".