Spettacoli

Il ritorno del Terzo Segreto di Satira: "La politica fa più ridere della comicità"

Il ritorno del Terzo Segreto di Satira: "La politica fa più ridere della comicità"
Il collettivo lancia sui suoi canali il nuovo video 'Domino, una serie di storie serie': "Restiamo indipendenti, il nostro obiettivo è sperimentare"
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Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Davide Rossi, Andrea Fadenti e Andrea Mazzarella sono i cinque fondatori del Terzo Segreto di Satira, il collettivo di videomaker, scrittori e registi. Lavorano insieme da dieci anni. Hanno cominciato sul web, autoproducendosi. Poi si sono spostati in televisione, collaborando con alcune trasmissioni, e al cinema con Si muore tutti democristiani.

Il 24 marzo, sui loro canali, lanceranno un nuovo video, Domino, una serie di storie serie. "Abbiamo deciso di girarlo per tanti motivi", spiegano. "Volevamo fare qualcosa di nuovo per noi, per il nostro pubblico e anche - nel nostro piccolo - per la comicità. Domino è un vero e proprio viaggio satirico nella politica e nell'attualità di questi ultimi due anni. È difficile da definire perché ci sono tanti elementi diversi. Il titolo suggerisce l'intreccio tra le varie sequenze".

Tutto, dicono, nasce dal desiderio di essere indipendenti. "E di fare qualcosa di nostro senza il filtro di un editore. L'obiettivo è sempre lo stesso: sperimentare, andare oltre, provare ad alzare l'asticella della qualità. Stiamo cercando di replicare la stessa, identica passione che ci ha mosso dieci anni fa".

Ma non è come fare un passo indietro? "Lavorare con un editore fa parte della crescita artistica, certo. Ma anche essere capaci di autogestire le nostre risorse è una dimostrazione di professionalità. Forse, a questo prodotto seguirà qualcos'altro. Noi ci speriamo". In Italia, spiegano, speciali comici con una visione e profondamente satirici sono diventati piuttosto rari. "E per diverse ragioni. Prima di tutto per il contenuto: parlare di qualunque argomento, senza porsi grandi limiti, può rappresentare un ostacolo per un distributore o per un produttore. Poi c'è l'aspetto economico. Domino è un ibrido di tante cose. Ma non ha molte necessità come, invece, succede nella televisione generalista".

Il protagonista è un giornalista: non ha un contratto e per riuscire ad andare avanti ha bisogno dell'aiuto dei suoi genitori. È lui che, mentre racconta la sua storia, mette insieme tutto quello che è successo negli ultimi mesi, ed è lui che, in un certo senso, fa da collante con la narrazione. "La politica e un certo tipo di giornalismo fanno ridere più della stessa satira, e per noi, per chi fa questo lavoro, è diventato un problema".

In Domino ci sono tantissime citazioni, come SanPa, la docu-serie di Netflix su San Patrignano. "Abbiamo provato ad avvicinarci alle esigenze del mercato", ammettono i ragazzi del Terzo Segreto di Satira. "Ma non era quello che volevamo. Non facciamo questo lavoro per accontentarci. I produttori vogliono avere certezze. Non solo un riferimento preciso, attenzione: ma un riferimento vincente. E anche per questo abbiamo deciso di fare da soli: c'è una certa miopia nel rivoler fare sempre la stessa cosa".

La satira, insomma, non è più la stessa. "In questi anni la consapevolezza delle persone è cambiata e spesso è cambiata in meglio. Siamo più attenti. Anche l'ironia si è adattata. Se una battuta è fatta bene, si può ridere di qualsiasi cosa. Non ci sono limiti. Con Internet e con i social ci si offende facilmente perché tutto è più veloce e amplificato. A volte però basterebbe riflettere sulle parole, provare a capirle e prendersi un po' di tempo".

Nei loro video e nelle loro produzioni, i creativi del Terzo Segreto di Satira prendono in giro la politica italiana e, in particolare, il Partito Democratico. "Siamo molto vicini alla galassia sinistra", ammettono, "e tendenzialmente, da quando votiamo, abbiamo sempre perso. Non ci aspettavamo la decisione di Zingaretti di lasciare la segreteria. Avevamo fatto anche uno sketch. Poi, due settimane prima dell'uscita di Domino, si è dimesso e ha fatto un tweet su Barbara D'Urso. A quel punto siamo stati costretti a tagliare la parte su di lui".