Max Giusti: Io e il Boss (in incognito). Ma non solo
di Giovanni Gagliardi , di Giovanni GagliardiTv, teatro, cinema, doppiaggio. C'è solo l'imbarazzo della scelta per l'argomento con cui iniziare l'intervista a Max Giusti che dal 31 maggio è su Rai 2 in prima serata con Boss in incognito. Poi sarà al Sistina con il Marchese del Grillo, al Taormina film festival con i "suoi" Minions. Tutto questo mentre sta girando un film e porta in tournée il suo spettacolo Va tutto bene. Ma, come prima cosa, viene spontaneo chiedere a lui, romano e romanista, un commento al trofeo europeo, la Conference League, che i giallorossi hanno portato casa lo scorso 25 maggio: "Io non parlo mai di calcio e non vado nelle trasmissioni sportive e di fare l'ospite che esprime il suo parere. Stavolta però mi ha colpito vedere la gioia che c'è in città, nella gente. E il fatto che finalmente ci si sia riuniti, si sta uno attaccato all'altro. E la gioia per una coppa che non c'era da così tanti anni ha fatto…
Tv, teatro, cinema, doppiaggio. C'è solo l'imbarazzo della scelta per l'argomento con cui iniziare l'intervista a Max Giusti che dal 31 maggio è su Rai 2 in prima serata con Boss in incognito. Poi sarà al Sistina con il Marchese del Grillo, al Taormina film festival con i "suoi" Minions. Tutto questo mentre sta girando un film e porta in tournée il suo spettacolo Va tutto bene. Ma, come prima cosa, viene spontaneo chiedere a lui, romano e romanista, un commento al trofeo europeo, la Conference League, che i giallorossi hanno portato casa lo scorso 25 maggio: "Io non parlo mai di calcio e non vado nelle trasmissioni sportive e di fare l'ospite che esprime il suo parere. Stavolta però mi ha colpito vedere la gioia che c'è in città, nella gente. E il fatto che finalmente ci si sia riuniti, si sta uno attaccato all'altro. E la gioia per una coppa che non c'era da così tanti anni ha fatto la differenza".
Una bella sensazione.
"Le emozioni che ho provato vedendo allo stadio Roma-Feyenoord non le provavo dalla partita contro il Parma nel 2001 che ha portato la Roma allo scudetto. La proporzione non esiste, però il coinvolgimento, lo stadio pieno, i tifosi che cantano tutti insieme dall'inizio alla fine. Credo che da un decennio i nostri ragazzini non sapessero così bene a memoria le canzoni della Roma. C'è un aspetto sociale che mi ha colpito, oltre ovviamente alla soddisfazione come romanista. I mondiali sono due edizioni che li saltiamo, e adesso c'è questa belle festa in città. È questa la cosa che mi piace di più: rivedere le persone insieme, ritrovare il gusto di festeggiare".
"Se me lo avessero detto due mesi fa che sarei stato in prima serata su Rai 2 avrei detto che non era possibile. La telefonata mi è arrivata all'improvviso: 'Facciamo una nuova edizione di Boss in incognito e rivogliamo te', mi hanno detto. Mi sono preso 72 ore di tempo per rispondere. Io l'avevo già fatto due anni fa e mi era rimasto addosso, l'avevo sentito molto mio. E ho accettato: sarò di nuovo in missione accanto al boss: entrerò anch'io in azienda, sotto mentite spoglie".
Nella scorsa edizione, nel 2020, era Giancarlo dalle Marche, adesso chi diventerà?
"Sarò il toscano Giovanni da Pontremoli. Avrò un accento della Maremma. Ho imitato un amico che vive da quelle parti. E avrò anche dei denti e delle labbra spettacolari, grazie al lavoro dei grandissimi professionisti che mi trasformano ogni volta".
"È stato il grande cambiamento introdotto da noi italiani con il mio arrivo nel programma. Ci permette di entrare ancora di più nei reparti e di creare un racconto più dinamico. E poi lo abbiamo fatto perché quando il boss lavora a stretto contatto con i dipendenti, è troppo riconoscibile. Io con il mio travestimento posso andare da un vicepresidente o da un operaio che è il braccio destro del boss e lo riconoscerebbero. E faccio i lavori più diversi: in una puntata ero un pizzaiolo".
E come avete fatto per le riprese?
"Entravamo con pulmini e telecamere con un logo inventato di un programma che si chiama 'Best to work' e diciamo che realizziamo un programma per Raiplay, ma non è vero. Gli operai sono convinti di fare da tutor a persone che cercano di ricollocarsi nel mondo del lavoro, senza sapere che quelle persone sono o il boss oppure sono io. E loro non sanno nulla fino all'ultimo giorno in cui vengono convocati e sono in ansia, anche per il tono della convocazione. Magari vengono anche redarguiti, poi scoprono la verità".
"Sono tante quelle che mi hanno colpito e mi hanno fatto rivalutare la mia scala di valori. Ho conosciuto persone che hanno preso grossi schiaffi dalla vita e invece di andare a piangersi addosso, al contrario, affrontano tutti i giorni con grande dignità. E poi lavori veramente molto tosti come la catena di montaggio. Certo, alla fine tutto si fa nella vita, ma a oggi non sarei in grado di sostenerla. Me ne vergogno un po' ma è la verità".
Dal prossimo autunno, al Teatro Sistina di Roma, lei vestirà i panni del Marchese del Grillo, con un nuovo adattamento scritto da Massimo Romeo Piparo e Gianni Clementi. Anche quello è un racconto che mostra due facce: da una parte i ricchi, il potere e dall'altra i poveri, come 'Gasperino er carbonaro'.
"Certo, che ci siano due velocità nel nostro Paese è inutile negarlo. La cosa importante, per me, è cercare di avere coesione tra chi lavora e chi guida l'azienda. Quando abbiamo fatto la scorsa edizione di Boss eravamo in piena pandemia. C'erano tantissime incertezze e ho notato come poi in realtà per un imprenditore fosse duro cercare di mantenere aperta la porta dell'azienda, non farla chiudere, non farla fallire. E poi alla fine reinvestire nel lavoro vuol dire anche proteggere posti di lavoro. E, naturalmente, ci sono i lavoratori che magari hanno fatto dei sacrifici in più per far arrivare l'azienda al giusto fatturato o al giusto livello di produttività".
"Conoscere da vicino le storie delle persone con le quali ho lavorato. Quello che mi raccontano alle volte è molto duro e toccante. E per me è stato impegnativo non potermi togliere la parrucca e abbracciarle, ma dover aspettare l'ultimo giorno delle riprese per svelarmi. Penso di essere stato bravo nel non mettere distanza fra me e loro. Forse mi ha aiutato il fatto di essere figlio di una commessa e di un metalmeccanico e poi essere una persona che fa una vita, per quanto assurda, ma molto vicino alla verità, alla realtà".
Lei è in giro con lo spettacolo Va tutto bene. Poi ci sarà il Marchese del Grillo. Dal punto di vista del mestiere dell'attore è più difficile uscire ed entrare da un personaggio, teatrale o cinematografico o dai personaggi di Boss in incognito?
"Per Boss, la prima parte era di concentrazione e di entusiasmo perché era una sfida già dal mattino iniziare a parlare con un accento diverso. Non volevo che fosse una cialtronata quello che andavo a fare di fronte a loro. Ho fatto veramente un lavoro da attore che diventa un'altra persona. E quando mi trovavo con loro, dovevo avere rispetto di quello che mi dicevano. In una puntata, quella di Reggio Emilia, dopo il racconto di un ragazzo, più piccolo di me, che mi ha parlato della sua vita e della sua situazione familiare sono uscito fuori e ho avuto una grossa crisi. Ma un prezzo lo devi pagare e io volevo che lui raccontasse quanto è forte, quanto è in gamba e quante cose ha fatto nella sua vita. E quindi l'ho accompagnato in un percorso di racconto. E dentro di me, invece, volevo dirgli 'sono Max' e volevo abbracciarlo. Invece ho dovuto aspettare tre giorni per svelarmi. Questo mi ha fatto veramente soffrire. Però come attore è stata la cosa più difficile, almeno a livello di anima, perché poi devi fare i conti con te stesso".
Un'ultima cosa, lei in questo momento sta girando un film, si può dire qualcosa?
"Non si può dire altro. È il secondo film che faccio, sono anche sceneggiatore insieme ad altri. È bello, a 50 anni 'switchare' sul cinema. È il mio sogno. Sa, fare il primo film sono bravi tutti, è il secondo che è difficile. E a proposito di sogni devo aggiungere una cosa, della quale vado molto fiero...".
Prego...
"Quest'estate farò una cosa molto vip: sarò al Taormina film fest con Minions 2 dove doppio di nuovo Gru. È la prima volta che vado a un festival cinematografico, cazzarola... Un festival cinematografico, con il tappeto e tutto il resto. Io poi Taormina, la parte alta con il Teatro Antico, nemmeno l'ho mai vista...".