Angelo Guglielmi, che si è spento a Roma a 93 anni, ha rivoluzionato la televisione con la "tv realtà". Entrò in Rai grazie a un concorso. "Mia madre ascoltando alla radio Il motivo in maschera condotto da Mike Bongiorno viene a conoscenza che la Rai ha bandito un concorso per autori e programmisti in vista dell'inaugurazione (prevista per quel maggio) della televisione italiana", ha raccontato nel suo libro Sfido a riconoscermi - Racconti sparsi (edito da La Nave di Teseo). Un racconto fitto di incontri letterari e personali: da Gadda ad Arbasino, da Calvino a Eco, da Moravia a Pasolini dal Neorealismo ai reality in tv.
"Io non ho mai scritto di me - spiegava nel libro - ho in odio l'autobiografia, ritenendola il male degli ultimi trent'anni della narrativa italiana, ma sento il bisogno di esternare alcuni ricordi della mia vita di bambino e di adolescente. Giacché molte cose non tornano nella mia vita, e ciò che pare certo diventa pericolante né impedisce esiti finali indesiderati. Forse il contenuto di quei ricordi ci fornisce qualche luce di chiarimento".
Quarant'anni a viale Mazzini: da politica e attualità
Il giovane laureato in Lettere all'Università di Bologna fece il concorso a Roma con i fratelli "Giuseppe, il più creativo e brillante" e "Guido il più intelligente e il più colto". Vinse Angelo. Quarant'anni a viale Mazzini, sei nel cinema come presidente dell'Istituto Luce e cinque da assessore alla cultura del Comune di Bologna quando era sindaco Sergio Cofferati. Il critico letterario del Gruppo 63 lascia un'impronta fortissima nel servizio pubblico. Curioso, ironico, tagliente, Guglielmi porta la politica - Samarcanda - e fa diventare il pubblico protagonista con i programmi della "tv realtà": Mi manda Lubrano (che sarebbe diventato Mi manda RaTre), Telefono giallo, Chi l'ha visto?. Oltre ai programmi di Gad Lerner da Profondo nord a Milano, Italia che fotogravano il paese che stava cambiando.
Il periodo della sperimentazione da Chiambretti a Baricco
Nella storia della televisione pubblica il nome di Guglielmi resta legato a un periodo glorioso, in cui si sperimentava. Il portalettere con Piero Chiambretti è un altro successo, definiva il conduttore "una sorta di Ariel della Tempesta di Shakespeare, un piccolo folletto le cui arti di leggerezza e di magia è costretto a metterle al servizio di coloro di cui è a servizio". Nella Rai 3 di Guglielmi la satira è protagonista con La tv delle ragazze, Tunnel, Blob resta un titolo storico. Con Corrado Augias e Alessandro Baricco portò i libri in televisione. Rivoluzionario con un'anima pop, grande intellettuale, è sempre stato in sintonia con il pubblico, capendo i gusti e anticipando le mode. L'anno scorso spiegava che non guardava più la tv: "Si è tornati ai palinsesti prevedibili. Noi a Rai 3 creavamo un programma al giorno, andavamo incontro alle richieste del pubblico: 'inventare e mai assomigliare' era il motto".
Quando fece il varietà con Parietti e venne criticato
Era sicuro che Chi l'ha visto?, ispirato a una rubrica della Domenica del corriere, sarebbe rimasto. "Era un grande romanzo popolare che recava più registri al suo interno, concentrava tutte le forme linguistiche della televisione: racconto, fiction, inchiesta". Linea rovente metteva sotto i riflettori un politico che aveva fatto discutere; le polemiche non mancavano. Ma l'allora direttore generale della Rai Biagio Agnes lasciò sempre mano libera, "la massima libertà editoriale". Stimava Sandro Curzi "il più grande direttore di tg" e Michele Santoro. Nel 1991 decise che si poteva fare anche varietà, e chiamò Alba Parietti per la Piscina, show ambientato in uno studio trasformato in attico con, appunto, una piscina. Non c'entrava nulla con Rai 3, Gugliemi fu criticato ma una cosa è certa: la Rai in quegli anni non chiudeva per ferie, continuava a produrre.
Da Fabio Fazio a Enrico Letta: le reazioni
Della tv negli ultimi tempi si era disamorato, ma era rimasto allergico a qualsiasi censura - lo aveva detto a proposito di Cartabianca - e aveva confessato che seguiva Corrado Formigli, cresciuto con Santoro. "Angelo Guglielmi ha cambiato la tv rendendola contemporanea e imponendo una rigorosa linea narrativa alle cose che faceva: la tv come racconto della realtà. Gli devo moltissimo. 'La cultura non è una cosa ma un modo di fare le cose'. Questa la sua lezione più importante". Così in un tweet Fabio Fazio ricorda Guglielmi. Per il segretario del Pd, Enrico Letta "Con Angelo Guglielmi ci lascia un grande italiano. Un uomo che è riuscito a unire cultura e televisione e ha lasciato una traccia profonda e tutta positiva nel sistema mediatico italiano".