Roberto Benigni torna sul palco dell'Ariston. "Apriremo la prima serata del Festival questa sera, con l'omaggio al presidente Sergio Mattarella e subito l'intervento di Roberto Benigni dedicato alla Costituzione", ha annunciato Amadeus.
"Avere con noi il presidente della Repubblica è anche e soprattutto l'occasione per celebrare il 75mo anniversario della Costituzione italiana e non c'era modo migliore di farlo che invitare un personaggio unico nella cultura italiana, Roberto Benigni", ha aggiunto il direttore artistico e conduttore del Festival: "Per me sarà un immenso piacere riabbracciare Roberto. Un evento che, insieme alla presenza del presidente Mattarella, segna un valore etico e civile al festival di Sanremo, che è la più grande manifestazione di cultura popolare italiana".
Ma Roberto Benigni non è nuovo all'Ariston: l'artista a Sanremo ha lasciato ogni volta il segno. Le sue apparizioni sono state sempre molto attese spesso temute, precedute ma sopratutto circondate dal mistero. Ma comunque sempre tavolgenti e con record di ascolti.
Tutte le volte al Festival di Sanremo
Nel 2020
Nel 2020 arriva al Festival, per i 70 anni della kermesse musicale più amata in Italia, e spiazza tutti: "La canzone più bella del mondo? domandò dal palco il premio Oscar per poi aggiungere: "Il Cantico dei Cantici che sta nella Bibbia, la prima canzone che è stata scritta nella storia dell'umanità". Quella volta rinunciò alla comicità.
Nel 2011
Questa volta con lui c'è Gianni Morandi. Benigni entra in scena all'Ariston in sella a un cavallo bianco, srotola il tricolore, rende omaggio ai 150 anni dell'Unità d'Italia. Poi per due volte grida "viva l'Italia". E arriva la prima battuta: "Avevo un po' di dubbi a entrare a cavallo perché di questi tempi ai cavalieri non va tanto bene. La nostra nazione ha 150 anni. È una bambina, una minorenne. Mameli quando scrisse l'inno aveva vent'anni, quindi era minorenne, perché la maggiore età si raggiungeva a ventuno. Comunque con 'sta storia delle minorenne non se ne può più e la cosa è nata proprio a Sanremo, con la Cinquetti che cantava Non ho l'età e si spacciava per la nipote di Claudio Villa". Alla fine pronuncia il nome di Ruby Rubacuori. "Vabbè, l'abbiamo detto". Cinquanta minuti di vera bellezza, share che sale al 60%, poi quel saluto commovente: "Siate felici, e se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non scordatevi della felicità".
Nel 2009
Quell'anno a condurre la kermesse è Paolo Bonolis. E quella volta il premio Oscar non ha risparmiato nessuno: Veltroni, Berlusconi, ma neanche Mina e Iva Zanicchi. Poi cambia registro e conclude con l'invito a rispettare gli omosessuali e fa un appello per la difesa dei diritti, contro a violenza: legge una lettera di Oscar Wilde. E dice: "E' una storia incredibile che va avanti da millenni. Gli omosessuali non sono fuori dal piano di Dio. Di peccati c'è solo la stupidità".