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Lelio Luttazzi, portatore sano di fascino

Multischermo \ Su Rai Play "Souvenir d'Italie", il documentario di Giorgio Verdelli dedicato al protagonista della tv italiana
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Talmente grande e di fascino sovrumano da stare sì dentro un docufilm e costellarlo di tutto quello che c’è da sapere: ma in realtà alla fine sono solo gli hilights di una vita tanto clamorosa quanto nascosta, o riluttante. E il punto è che su ogni passaggio si sarebbe potuto creare una relativa appendice, approfondendo ogni aspetto o sequenza (come fu davvero quella volta che di fronte a qualche decina di milioni di italiani divise il pianoforte con Lionel Hampton e lui, Lelio, aveva un’espressione di vita artistica compiuta e godimento personale senza pari?). Bello, con naturalezza, il doc dedicato a Lelio Luttazzi per il centenario dalla nascita: passato su Rai3 venerdì sera, ora pezzo da collezione su RaiPlay con la firma dello specialista Giorgio Verdelli, tra devozione al personaggio ed entusiasmo in proprio nell’inseguirne vita e carriera.

"Souvenir d'Italie", così Fiorello racconta Lelio Luttazzi

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Talmente grande e di fascino sovrumano da stare sì dentro un docufilm e costellarlo di tutto quello che c’è da sapere: ma in realtà alla fine sono solo gli hilights di una vita tanto clamorosa quanto nascosta, o riluttante. E il punto è che su ogni passaggio si sarebbe potuto creare una relativa appendice, approfondendo ogni aspetto o sequenza (come fu davvero quella volta che di fronte a qualche decina di milioni di italiani divise il pianoforte con Lionel Hampton e lui, Lelio, aveva un’espressione di vita artistica compiuta e godimento personale senza pari?). Bello, con naturalezza, il doc dedicato a Lelio Luttazzi per il centenario dalla nascita: passato su Rai3 venerdì sera, ora pezzo da collezione su RaiPlay con la firma dello specialista Giorgio Verdelli, tra devozione al personaggio ed entusiasmo in proprio nell’inseguirne vita e carriera.

"Souvenir d'Italie", così Fiorello racconta Lelio Luttazzi

Con Francesco Montanari e un elegante leggio, pari quasi allo smoking obbligato (“Portatore sano di smoking” fu la definizione di Luttazzi scolpita per sempre da Enrico Vaime) a coordinare i passaggi, un numero impressionante soprattutto per qualità di altrettanto devoti testimoni, colleghi e compagni d’avventura, a iniziare da Fiorello al quale si deve il ritorno in scena del Maestro. In mezzo, centrale come è giusto che sia visto che ne condizionò l’intera esistenza, il racconto di quella che è quasi offensivo ricordare come “disavventura giudiziaria”: l’arresto per droga, insieme a un Walter Chiari che non si riuscì mai a decifrare, anno 1970, qualcosa di pazzesco per le cronache di allora. Fu un assurdo snodo che andava oltre Kafka e segnò un’esistenza che aveva vissuto di successi ultrapopolari – il venerdì alle 13 c’era Hit Parade alla radio, il sabato c’era Studio Uno in tv – e di tutto l’understatement del personaggio, in una fusione che aveva della perfezione. Ma appunto, si sarebbe potuti andare a rievocare per intere giornate, cercando di afferrare il più possibile da una storia così.
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“E basta! Siete completamente egoriferiti!” (Alfonso Signorini stavolta si è indignato davvero con i concorrenti del Grande Fratello Vip, Canale 5).