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Le confessioni di Luchè: “A 9 anni ho visto il primo omicidio, a 18 stavano per spararmi in testa”

Le confessioni di Luchè: “A 9 anni ho visto il primo omicidio, a 18 stavano per spararmi in testa”

Ospite del podcast ‘One More Time’ di Luca Casadei ha raccontato una serie di episodi di vita, compreso il diverbio con il collega Salmo

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«Il mio primo omicidio l’ho visto a 9 anni. C’era questa folla enorme intorno a questo bare questa lunga striscia di sangue che andava da dietro il bancone della cassa fino al marciapiede».

A parlare è il rapper Luchè, che ospite del podcast One More Time condotto da Luca Casadei (disponibile su One Podcast e su tutte le piattaforme di streaming audio) ha mostrato la sua anima tormentata segnata da un’infanzia vissuta nei difficili quartieri di Napoli. Il rapper, vero nome Luca Imprudente, ha parlato del suo amore per la musica e in particolare per il rap, dagli inizi con il gruppo Co’Sang fino alla carriera da solista commentando anche il discusso dissing avuto con Salmo che ha animato e incattivito il web e le fanbase. E ancora il faticoso rapporto con la gestione dell’ansia, con le donne e la paura della solitudine, difficoltà che condizionano spesso le sue scelte.

Nel corso della chiacchierata, Luchè ha raccontato alcune esperienze della sua adolescenza complicata: «Avevo 18 anni. Questo ragazzo mi caricò la pistola in testa, però non sparò. Litigammo per una cosa futile. Non andammo via, ero in macchina con degli amici e poi loro tornarono, erano andati a prendere evidentemente la pistola, quando ci vide ci tagliò la strada e noi fummo costretti a frenare. Noi provammo a scendere ma con dei calci ci chiusero di nuovo in macchina e con il manico della pistola mi ruppe tutto il vetro addosso, avevo pezzi di vetro ovunque e mi caricò la pistola in testa, però non mi sparò.

Da lì sono diventato più cattivo, perché una settimana dopo lo andammo a prendere con dei ragazzi che erano armati, eravamo sotto al portone suo e lui in maniera furba salì sul terrazzo e scese dall’altra parte del complesso e quindi ci prese da dietro e fortunatamente per lui, dopo una discussione accesa la cosa finì là. La cosa che mi colpì è che una delle persone che era venuta con noi lo guardò e gli disse “la prossima volta spara”».

Sul diverbio con Salmo ha dichiarato: «Queste faide fanno male, sono sicuro che non sia stata una cosa piacevole neanche per lui. Certo danno una botta di visibilità e promozione, però portano tantissima negatività. Quindi cosa resta? Resta l’offesa, lo sfottò. Oggi gli stringerei la mano, senza affrontare il discorso, perché per me c’è poco da dire. Comunque quello che è stato detto resta, ognuno rimane della propria idea. Non sarei pronto ad avere un rapporto di amicizia con una persona che si è permessa di dire delle cose su di me, come io di lui, ma la lezione per me è stata che si è trattato solo di intrattenimento per il pubblico, una situazione che non ha fatto altro che dividere le masse».

Sull’amore e le sue difficoltà nel rapportarsi con le donne: «Per me la donna è la definizione di bellezza in tutte le sue sfumature. Ha un ruolo molto importante nella mia vita, poi da là a gestirlo è tutta un’altra cosa. Il rapporto con le donne è sempre stato conflittuale, perché mi sono sempre innamorato di persone che avevano lo stesso disagio, gli stessi traumi, le stesse ferite che ho io e credevo che quello fosse il mio habitat. Ho sempre creduto che tutto fosse più intenso se difficile o fosse più vero se difficile. Con il tempo ho capito che non è così, che io merito serenità e stabilità e che l’amore può essere anche quello».

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