Fiorella Mannoia: “A Sanremo nel nome delle donne. Combattiamo gli stereotipi a partire dalla scuola. E sarò sempre libera anche se scontento qualcuno”
di Carlo MorettiFiorella Mannoia si avvicina a un importante compleanno: “Ho gli anni della Rai”, suggerisce la cantante romana riferendosi all’appuntamento con l’età a cifra tonda. Una delle voci più importanti della canzone italiana, Mannoia arriva in gara al Festival con Mariposa, un brano manifesto sulle donne, un elenco di figure femminili le più diverse tutte però con lo stesso orgoglio e con la stessa dignità. Il suo è un ritorno a Sanremo a sette anni dalla sua ultima partecipazione con Che sia benedetta, seconda classificata dietro Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani. Il cantautore toscano si inginocchiò sul palco in segno di rispetto davanti alla grande artista romana, e quest’anno quel momento verrà ricordato quando i due riproporranno i rispettivi pezzi nella serata dei duetti.
“Si parte sempre dalla canzone, per decidere di partecipare al Festival. Ci vai se hai un brano adatto e in cui credi, è la canzone che ti porta”, spiega la Mannoia. “Mariposa mi è subito sembrata una canzone …
Fiorella Mannoia si avvicina a un importante compleanno: “Ho gli anni della Rai”, suggerisce la cantante romana riferendosi all’appuntamento con l’età a cifra tonda. Una delle voci più importanti della canzone italiana, Mannoia arriva in gara al Festival con Mariposa, un brano manifesto sulle donne, un elenco di figure femminili le più diverse tutte però con lo stesso orgoglio e con la stessa dignità. Il suo è un ritorno a Sanremo a sette anni dalla sua ultima partecipazione con Che sia benedetta, seconda classificata dietro Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani. Il cantautore toscano si inginocchiò sul palco in segno di rispetto davanti alla grande artista romana, e quest’anno quel momento verrà ricordato quando i due riproporranno i rispettivi pezzi nella serata dei duetti.
“Si parte sempre dalla canzone, per decidere di partecipare al Festival. Ci vai se hai un brano adatto e in cui credi, è la canzone che ti porta”, spiega la Mannoia. “Mariposa mi è subito sembrata una canzone forte, con un contenuto importante e al femminile: la vedo come un manifesto, sottolinea l’orgoglio di essere donne, racconta di come siamo, di come siamo state e saremo, è arrivata al momento giusto, per me”. Scritta dalla stessa Mannoia con Cheope e Carlo Di Francesco, che ha firmato anche le musiche insieme a Federica Abbate e Mattia Cerri, Mariposa canta di donne molto diverse tra loro, le donne sottomesse e le donne protagoniste del tempo si uniscono tra i versi di Mariposa e gridano insieme l’identità eterna e inviolabile di ognuna di loro.
“Mariposa può essere vista come una rivisitazione di quello che le donne non dicono dopo 36 anni. E’ stata ispirata dalla visione di una serie tv”, spiega la cantante “si intitola: Il grido delle farfalle e racconta delle sorelle dominicane Mirabal, che venivano chiamate le farfalle, bellissime, che si battevano contro la dittatura del generale Leonidas Trujillo, e vennero infine trucidate e precipitate in un dirupo. Il loro assassinio indusse però il dittatore a dimettersi. Il 25 novembre, il giorno in cui si combatte la violenza sulle donne, è intitolata alle sorelle Mirabal. Mio marito ha buttato giù il testo, poi con Federica Abbate e Cheope abbiamo costruito la canzone che ha un ritmo gioioso ma un contenuto importante”. “Noi donne siamo tutto questo, la strega in cima al rogo e le tante donne eroiche come le sorelle Mirabal, insieme siamo terribili, uno specchio rotto per sette anni di disgrazia, è il racconto di come siamo nel bene e nel male, per quanto si possa e si riesca a fare in una canzone”.
La cantante è anche presidente onorario dell’associazione Una, nessuna, centomila, il 4 e 5 maggio appuntamento rinnovato con il concerto all’Arena di Verona di raccolta fondi: “Necessario perché dobbiamo cambiare una mentalità che ci attanaglia, sia uomini che donne, partendo dalle scuole, perché siamo tutti vittime degli stereotipi: le donne crocerossine, gli uomini che non accettano l’emancipazione delle donne. Noi abbiamo aperto una porta e dobbiamo lavorare su questo, sull’idea dell’emancipazione”.
Mannoia è la prima tra quelli che definisce “gli affermati” ad essersi rimessa in gioco al Festival, con Che sia benedetta: “Gli affermati non andavano, mi telefonavano: ‘Sei matta’. Quella porta l’ho aperta io, poi sono tornati in tanti”. Del resto alle donne spetta anche questo ruolo, quello di pioniere restando però sempre nell’ombra: “Ne parlo anche in questa canzone, citando il palcoscenico: le donne stanno sempre nelle quinte, davanti ci stanno solo gli uomini, magari noi abbiamo contribuito a quel successo, anche il loro, ma come donne ci tocca restare sempre dietro le quinte”.
Ma le donne, le ragazze, oggi, come sono cambiate? “Nei rapporti le dinamiche sono sempre le stesse, le ragazze scambiano la gelosia per amore, si sentono gratificate, ma non distinguono quando l’amore diventa ossessione. Sono dinamiche che portano a questi epiloghi violenti raccontati dalla cronaca, per questo è importante saperle riconoscere in fretta. Poi, certo”, conclude la Mannoia, “rispetto alle nostre madri sono cambiate tante cose, ma tanto c’è ancora da fare”.
Si sente una donna libera: “Sì, sono libera, ma non è stato sempre facile, qualche compromesso lo fai con la vita, ma ho cercato di mantenere dritta la barra, e quando ho sbagliato, come capita a tutti, ho pagato, mi sono rialzata e ho continuato per la mia strada. Quando poi dici quello che pensi, qualcuno lo scontenti, e io ho sempre cercato di dire ciò che penso”.
Ad aprile compirà 70 anni, che anno sarà? “E’ una data che non lascia indifferenti ma me la vivo bene, cerco di non pensarci, ora c’è Sanremo poi l’evento all’Arena di Verona, ma è una data importante, voglio anch’io fare un concerto per celebrarlo”.