Capelli lunghi turchesi, le belle gambe in mostra – mini d’ordinanza - Loredana Bertè, a 73 anni, al Festival di Sanremo si conferma una primadonna rock. Prima nella classifica della votazione della Sala Stampa con Pazza, in cui racconta di sé.
Cosa vuol dire per lei partecipare a questa edizione del Festival?
“Son voluta tornare perché Amadeus ha fatto un gran lavoro, oggi il Festival è anche una vetrina internazionale. Pazza è la canzone giusta per l'Ariston, volevo che arrivasse al pubblico è già nella prima sera è successo tutto questo. Realizzo anche un mio sogno, quello di cantare su quel palco Ragazzo mio di Luigi Tenco con l'arrangiamento di Fossati, una bomba, sentirete”.
Il suo rapporto con Amadeus com’è?
“Si è visto dall'abbraccio, lo ripeto: a un suo Festival volevo proprio esserci, sono tornata per la dodicesima volta”.
E’ stato un trionfo: prima nella classifica della Sala stampa. Se lo aspettava?
“Sono più abituata a essere ultima che prima, ma è successo e ringrazio tutti, mi avete spettinato”.
Il fatto che la canzone sia così autobiografica è significativo: sentiva il bisogno di raccontarsi?
“Volevo chiudere la guerra con me stessa, Pazza è la mia Guernica, autobiografica e nello stesso universale, dedicata a tutti i folli liberi di essere se stessi”.
Oggi c’è la tendenza a svelarsi, quali sono le sue fragilità?
“Non le ho mai nascoste, sono stata sempre sincera e il mio pubblico non mi ha mai abbandonato, anche nei momenti peggiori l'ho sentito vicino e mi dato sempre la forza di tornare”.
Cosa, invece, la rende forte?
“Ho fatto la scelta di essere sempre me stessa e questo mi ha reso forte e fragile nello stesso tempo”.
Marco Mengoni, molto emozionato, l’ha definita “un monumento”: come si è sentita?
“Sì me l'hanno detto, addirittura monumento, Marco è un grande artista, mi piace quello che fa”.
Chi le piace tra i cantanti in gara?
“Ci sono tante belle canzoni e mi trovo bene con tutti gli artisti che incontro, i mie amici Ricchi e Poveri, i giovani sono un po' tutti figli miei, quando ci incontriamo facciamo foto e video, si parla e si scherza”.
Pensa che il rapporto col pubblico si sia cementato o è cambiato anche grazie al ruolo del giudice a “The voice senior”?
“Il rapporto con il pubblico si è alimentato e rinnovato, fare il giudice in tv mi fa entrare nelle case delle persone un'esperienza che mi ha dato tanto e che voglio continuare a fare”.
Chi è il primo che le ha fatto i complimenti dopo l'esibizione?
“Ero molto emozionata, su quel palco è sempre come la prima volta, quando sono uscita e sono arrivati i complimenti di tutti, lì ho capito che la canzone era arrivata ed era quello che mi interessava”.
Cosa significa essere rock?
“Essere rock è proprio uno stile di vita, non un'accozzaglia di suoni. Significa andare in direzione ostinata e contraria scardinando le regole che ci vengono imposte”.
Oggi “Non sono una signora” è quasi un inno. Cosa prova all’idea che sia stato adottato dalle femministe?
“E' diventato un inno per tutte le donne, significa: potete essere tutto ciò che volete al di fuori delle aspettative sociali e familiari. Con la musica, ma anche con i miei abiti, ho sostenuto l'immagine di una donna libera, indipendente e combattiva. Non sono una signora è un inno al coraggio e alla determinazione delle donne”.
Esiste il girl power?
“Certo che esiste, abbiamo una marcia in più. Non ce n'è”.
Che rapporto ha con l’età?
"La mia vita è stato un viaggio sulle montagne russe, essere arrivata qui è già un gran traguardo".