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Luisa Ranieri da Antonioni a Sorrentino, la lunga carriera di ‘Lolita Lobosco’

Gli inizi con l’indimenticabile spot “Anto’, fa caldo”, poi le commedie, i maestri del cinema, la tv con Celentano fino alla consacrazione con il regista premio Oscar. L’attrice torna nei panni della vicequestore, in prima serata su Rai 1
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Ha compiuto cinquant’anni il 16 dicembre ed è come, se negli anni, Luisa Ranieri sia stata sempre più consapevole della sua sensualità e della sua bellezza. Napoletana, sposata con Luca Zingaretti, due figlie, è stata lanciata da uno spot indimenticabile: “Anto’ fa caldo”. Ma la ragazza timidissima che sognava di diventare magistrata e da piccola pensava di farsi suora, ha sempre avuto le idee chiare. L’amore per lo spettacolo ha vinto su tutto, e ruolo dopo ruolo d è diventata una protagonista. Una delle prime apparizioni è stata nella commedia di Leonardo Pieraccioni, Il principe e il pirata.

La ragazza bruna con gli occhi verdi non passa inosservata, di ruolo in ruolo arriva su set di Michelangelo Antonioni, Eros. La vuole Ferzan Ozpetek con cui, dopo Napoli velata, ha girato Nuovo Olimpo, ma prima c’è il varietà con Adriano Celentano, Rockpolitik, è Maria Callas nella fiction di Giorgio Capitani, si trasforma per interpretare Luisa Spagnoli, una grande pioniera. La serie Lolita Lobosco, in onda dal 4 marzo su Rai1, la riporta al grande pubblico dopo il cinema d’autore, E’ stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino la porta a Hollywood e il regista napoletano la richiama in Partenope.

La bambina timida è diventata una delle attrici più richieste. Amore e carriera prima parallele ora sempre più intrecciate, visto che è stato proprio Luca Zingaretti a segnalarle i libri di Gabriella Genisi che ispirano Lolita Lobosco: capisce che Luisa sarebbe l’interprete ideale. Acquista i diritti e coproduce la serie con Angelo Barbagallo. Col protagonista del Commissario Montalbano si incontrano sul set di Cefalonia, la miniserie diretta da Riccardo Milani. La scintilla non scatta subito, perché lei diffida delle relazioni nate sui set. Ma è amore. E lavorano insieme nel Giudice Meschino e lui la dirige a teatro nello spettacolo The deep blue sea.

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La sfida è sempre con sé stessa: “Da cinque anni. I tanti no detti e le attese hanno portato frutti. Sono stata ferma per aspettare il ruolo giusto. È un lusso, lo so bene. Ho potuto farlo grazie a Luca, non c’era l’esigenza di andare a lavorare per portare la pagnotta a casa. Se fai solo la bellona, la moglie”, spiegava in un’intervista a Repubblica “non puoi aggiungere bravura, non c’è un quid in più. Fino a un certo punto pareva che non ci fossero ruoli. Per i cliché, perché c’è poca fantasia. Se hai una certa fisicità è più facile incasellarti. Non è così. In Cefalonia ero la mamma di Jasmine Trinca, in Veleno, ambientato nella terra dei fuochi, non ero curata, ne La vita promessa ero ingrassatella. Mi sono invecchiata per fare Luisa Spagnoli. Non ho problemi a trasformarmi se il ruolo lo richiede, è più il regista che ha paura. Sta lì a chiedersi: ‘Come faccio ad abbassare questa fisicità?’. Ho sempre pensato che puoi esaltare o mortificare, puoi fare tutto”.

Ha stregato Johnny Deep che le ha offerto un ruolo nel film di Modigliani, senza provino. Le è bastato vederla nel film di Sorrentino. Solare, ama la moda e colleziona scarpe, gelosamente conservate. Per le figlie Emma (nata nel 2011) e Bianca (classe 2015) si augura che faranno “quello che vorranno. Non sarò io a indirizzarle; l’importante è che abbiano sogni, interessi”. Oggi, a 50 anni, è più sicura e serena, ha imparato a vedere il bicchiere mezzo pieno, è la mia indole. Un po’ si impara e un po’ è carattere, alla fine sono un cuor contento. Ma ci ho lavorato su”.

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